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Il lungo viaggio di Simias, un Dante ante litteram

Adriano Tango, medico scrittore, racconta la caduta di Sibari attraverso un'avventura ambientata nel «periodo più fervido della civiltà umana»

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

23 Marzo 2022 - 05:25

CREMA - «La scelta del V secolo a. c. in cui ambientare il mio romanzo viene dal fatto che quel tempo è stato uno dei momenti più fervidi della civiltà umana. Nel V secolo hanno origine la democrazia, il monoteismo, nasce perfino  quasi la nostra tecnologia: pensate che si facevano le ‘navi Ikea’: si costruivano  in un posto, se ne contrassegnavano tutte le parti che poi, dopo essere state smontate, si mandavano dall’altra parte del mondo per essere riassemblate». Ecco perché Adriano Tango, medico-scrittore (è stato primario Ortopedico al maggiore dal 1999 al 2012) con la passione per la ricerca storica, napoletano di origini e cremasco di adozione, ha puntato la sua attenzione proprio lì. Lo ha fatto con «Simias», il romanzo che presente nella videorubrica «Tre minuti un libro» curata da Paolo Gualandris online da oggi suol sito www.laprovinciacr.it. 

Per lui è un ritorno al passato in tutti i sensi: si riparte da Sibari, teatro di un precedente romanzo in cui una coppia di giovani ricercatori voleva svelare un mistero architettonico e nel quale compare Simias, il capo delle guardie di palazzo. «Era una città con 300 mila abitanti, tanto ricca da fare invidia, della quale si narrano cose mirabolanti, forse esagerate, come fontane che buttavano vino. Ma è stata distrutta dai crotonesi dopo 72 giorni di assedio. In effetti questo personaggio era piaciuto ai lettori, che hanno preteso di conoscerne l’epopea», spiega Tango. Per un caso, Simias era in missione diplomatica mentre Sibari veniva distrutta, «lascio supporre per un tradimento - spiega l’autore - come spesso succedeva. Torna, rimane impietrito e inorridito davanti alla distruzione della sua città e e non trova Leda, la sua donna, che però gli ha lasciato un messaggio misterico: ‘Mi troverai dove splende  la luce vera’. E allora lui giura alla sua nutrice moribonda e col giuramento del soldato, tratto da documenti d’epoca, che non troverà più pace finché non l’avrà trovata: la sua missione della vita è questa». La caduta di Sibari, spiega ancora, ha un significato simbolico di spartiacque fra due ere, fra un mondo con fedi religiose classiche e regimi rigidi e quello cosmopolita della globalizzazione mediterranea.


Dunque il rude Simias, credente negli antichi Dei dell’Olimpo, come una sorta di Dante ante litteram, comincia il suo lungo viaggio alla ricerca di Leda, un viaggio che è allo stesso tempo fisico e spirituale. Un percorso  antropologico-religioso verso un monoteismo spirituale che potrebbe portarlo a riabbracciare la sua amata. «Ed effettivamente in quel periodo i culti nel Mediterraneo erano ferventi e di tutti i tipi e la scelta del V secolo in cui ambientare la vicenda viene e proprio dal fatto che, come detto, quel tempo è stato uno dei momenti più fervidi della civiltà umana. Quindi lui con questo artificio che è la ricerca del suo grande amore entra nell’orrore di quel secolo di meraviglie ma anche di riti truci di cospirazioni e compie  un giro del Mediterraneo».

Ispirato da documenti dell’epoca, il medico-scrittore descrive con efficacia riti e costumi, anche sessuali, che il soldato incontra sulla sua strada. «Mi dicono: non sei mai stato così incisivo nel descrivere l’orrore e anche il libertinaggio. Ma così era quell’epoca, un’epoca che contrasta con la purezza d’animo di Simias che armato della sua daga, senza paura perché ormai ha perso tutto, inizia questa avventura, questa tribolazione: cammina, va in nave, viaggia con tutti i mezzi dell’epoca. Incontra personaggi che effettivamente hanno fatto la storia di quel secolo e riesce a portare negli occhi del lettore uno spaccato di un’epoca fervente. Adottato dai fenici, gente che costruiva case con otto piani e che aveva fatto già il giro dell’Africa, rinasce e trova nuova linfa per portare a termine la sua missione».

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