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"Delitto Diplomatico", chi voleva Attanasio morto?

Toni Capuozzo introduce la prima inchiesta sull'omicidio dell'ambasciatore in Congo a un anno di distanza da quel giorno. Sarà ospite assieme al padre del diplomatico al teatro San Domenico di Crema venerdì 25

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

23 Febbraio 2022 - 05:15

CREMONA - Un anno fa il 22 febbraio 2021, l’ambasciatore in Congo Luca Attanasio, il carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci e il loro autista Mustapha Milambo venivano assassinati con un agguato lungo una delle strade più pericolose della Repubblica Democratica del Congo. Chi li ha uccisi? E perché? Paesi Edizioni manda in libreria proprio in questi giorni «Delitto Diplomatico», la prima inchiesta giornalistica completa sui fatti misteriosi che ancora avvolgono quella giornata.

«Attanasio era un diplomatico molto accorto, molto scrupoloso e abituato a operare in scenari difficili, non è possibile che sia andato alla sbaraglio. Non era un giovane arrivato dai corridoi della Farnesina o da qualche comoda sede europea, ma aveva molta esperienza di Africa, era esperto di quei luoghi. Evidentemente per muoversi lungo quella strada aveva ricevuto delle garanzie. A organizzare in maniera disastrosa il convoglio era il Pam, quello che conosciamo anche come World Food Program, una grande Agenzia delle Nazioni Unite: due fuoristrada non blindati, senza scorta armata, senza avvisare le autorità, con una serie di sbagli sul piano della sicurezza che viene da chiedersi se siano stati frutto semplicemente di incapacità organizzativa o di qualcosa di peggio. Come il tentativo di servire su un piatto d’argento l’ambasciatore in bocca a chi voleva tendergli un agguato». A parlare è il giornalista Toni Capuozzo che firma la prefazione del libro. Scrittore, reporter di guerra e conduttore televisivo italiano, è lui il protagonista dell’appuntamento della videorubrica «Tre minuti un libro» curata da Paolo Gulandris on line da oggi sul sito www.laprovinciacr.it.


Il libro inchiesta è firmato da Antonella Napoli, Fausto Biloslavo, Stefano Piazza e Matteo Giusti. Scrive Capuozzo: «Quello che appare chiaro, sino a essere luminoso, a percorrere questi tratti della sua vita, è anche che Luca Attanasio interpretava la diplomazia come una speranza, come un’opportunità per risolvere problemi, come una vocazione a servire: lo Stato, ma anche un’umanità che a quello Stato e a quella diplomazia sarebbe stata grata. Le strettoie dei dubbi appartengono ai momenti finali della vita dell’ambasciatore».


Un anno dopo i sentimenti sono tre: la dolcezza del ricordo Attanasio, l’orrore per quanto successo e la rabbia per la mancanza di chiarezza su quanto avvenuto. «Sono tutti e tre importanti – afferma Capuozzo- nel senso che la figura di Attanasio merita di essere ricordata non solo perché è stato una ambasciatore speciale, con uno stile tutto suo che sembrava quasi più un volontario che non un diplomatico, sempre pronto a darsi da fare per le cause dei più deboli oltre che a rappresentare in modo efficace e nobile la Repubblica Italiana. Quindi il ricordo è importante. La rabbia perché a è un motore importante che spinge verso la ricerca della verità. Tutti noi sappiamo che la magistratura fa il suo lavoro però ha bisogno in qualche modo di essere spinta, sollecitata: se un caso viene dimenticato è facile che si accumuli la polvere sui faldoni. E questo è un caso difficile, perché è un assassinio avvenuto in una zona di confine del Congo, lontana oltre due ore di volo dalla capitale, un’area molto instabile dove ci sono spesso incursioni di banditi e guerriglieri e perché il delitto ha avuto delle caratteristiche che lasciano molti dubbi. È sembrato quasi non un tentativo di sequestro, non un’imboscata al primo che passava ma un’esecuzione mirata. Che interessi aveva toccato l’ambasciatore perché qualcuno ritenesse importante eliminarlo?».

Ci sono ancora troppi lati oscuri e reticenze: «È sicuro - conclude deciso Capuozzo -. C’è da dire che nel Pam fa parte in qualità di direttore lì a Goma un cittadino italiano che finora ha cercato di trincerarsi dietro l’immunità diplomatica per non rispondere alle domande degli inquirenti: lui era in quello stesso convoglio e quindi non può non aver visto quello che è successo e finora si è rifiutato di rispondere. I giudici di recente hanno detto che l’immunità diplomatica vale per lui nei confronti delle autorità del Congo, non nei confronti della magistratura italiana che sta facendo l’inchiesta su questo fatto di sangue. Insomma c’è ancora molta strada da percorrere e ovviamente molte domande in attesa di una risposta».

La cosa più strana è che in un conflitto a fuoco siano state colpite e uccise solo tre persone: Attanasio, Iacovacci e il loro autista. Ti sei dato una risposta sui motivi di questo agguato?
«Io ho una mia idea, ho la certezza che non si sia trattato di vittime casuali e, da quel che so, dall’autopsia sarebbe emerso che i colpi sono stati sparati da vicino e quindi non in una battaglia tra i ranger, cioè le guardie del parco che avevano intercettato questo manipolo di guerriglieri, terroristi o sequestratori che siano. Quindi non una morte casuale ma un’esecuzione. L’ambasciatore era un figura di alta moralità e probabilmente aveva dato fastidio a qualcuno nel controllare la distribuzione di aiuti e attività umanitarie …, sono canali lungo i quali corrono molti denari che non sempre arrivano ai destinatari . E questa secondo me è una pista che va battuta».


Come detto, la Procura di Roma ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per due dipendenti del Programma alimentare mondiale (Pam). I due, organizzatori della missione nel nord del Paese africano, sono accusati di omicidio colposo. Secondo il procuratore Francesco Lo Voi , i due avrebbero «omesso, per negligenza, imprudenza e imperizia, secondo la ricostruzione effettuata allo Stato, che risulta in linea con gli esiti dell’inchiesta interna all’Onu, ogni cautela idonea a tutelare l'integrità fisica dei partecipanti alla missione Pam che percorreva la strada Rn2 sulla quale, negli ultimi anni, vi erano stati almeno una ventina di conflitti a fuoco tra gruppi criminali ed esercito regolare».

ll ricordo dell’uomo, del figlio e — al tempo stesso — della figura di grande diplomatico: Salvatore Attanasio, padre di Luca, ambasciatore italiano nella Repubblica del Congo, ucciso il 22 febbraio scorso, in un agguato vicino a Goma (Nord Kivu) venerdì alle 21, sarà ospite al teatro San Domenico di Crema, insieme a Toni Capuozzo. Moderatore della serata, il vicedirettore del quotidiano La Provincia di Cremona e Crema Paolo Gualandris. Organizzano i Comuni di Ripalta Cremasca e Crema, in collaborazione con la Fondazione San Domenico. L’ingresso al San Domenico è gratuito, ma la prenotazione è obbligatoria. Sono richiesti il Super Green pass e la mascherina Ffp2.

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