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«Vivi nascosto»: ammutinati in cerca della verità

Fabiano Massimi, vincitore del Premio Giallo con il best seller d'esordio e fondatore letterario del Club Montecristo, ritorna a parlarne in questo romanzo in una storia di amicizia e di riscatto

Paolo Gualandris

Email:

pgualandris@laprovinciacr.it

20 Aprile 2022 - 05:20

CREMONA - «La società non prevede una sistemazione, un’opportunità, una casa, un lavoro per chi esce dal carcere e allora agli ex detenuti non rimane che  aiutarsi tra di loro». È su questo presupposto che Fabiano Massimi, scrittore vincitore del Premio Giallo a Palazzo con il suo best seller d’esordio «L’angelo di Monaco», ha (letterariamente) fondato il Club Montecristo, i cui soci sono gli Ammutinati. «Una società di mutuo soccorso molto emiliana, molto padana, il cui accesso prevede un unico requisito: rigare dritto. E così provano a lavorare e vivere insieme, in amicizia». La seconda indagine di questo club molto particolare è raccontata nel romanzo «Vivi nascosto», protagonista - assieme al suo autore - della videorubrica «Tre minuti un libro» curata da Paolo Gualandris, online da oggi sul sito www.laprovinciacr.it.


Rigare dritto è l’imperativo categorico e i vertici del club sono più rigorosi di giudici e polizia nel fare rispettare questo requisito. Tra l’altro hanno a che fare con un commissario che ha una teoria esattamente contraria alla loro: se uno ci ha dato ci torna a darci. «Esatto - spiega Massimi -. È il commissario Cassini, che loro chiamano in una maniera un pochino più volgare con il cambio di due lettere. Cassini  li odia, ricambiato, e sostiene che ladro una volta ladro per sempre. Ed è in buona compagnia: la società ragiona davvero così con gli ex detenuti. Per questo il club Montecristo si mantiene a parte rispetto alla società». È una società parallela. Purtroppo però capita che alcuni suoi membri vengano accusati di crimini che non hanno commesso e un commissario così non si impegnerà tanto a trovare la verità.

E allora, obtorto collo, gli Ammutinati, si vedono costretti a cedere di fronte alla pressione del caso e a tornare a utilizzare le loro capacità speciali, quelle che hanno giurato di non usare mai più. Però a fin di bene. A nascondersi (questo si può dire senza spoilerare perché lo vediamo già nel prologo), è Bruno Muta, in passato stilista famoso nel mondo. È giovane e e aveva creato un marchio  arrivato perfino sul suo red carpet di Hollywood. Poi però, per via di investimenti e amicizie sbagliate, fallisce, finisce in carcere e ci resta diversi anni. Quando finalmente esce, scompare: nessuno sa dove vive dove sia, c’è chi  dice all’estero con i soldi che ha nascosto. In realtà, viene ritrovato morto, nel garage della villetta dove viveva nascosto da se stesso e dal mondo.


Questo caso non può non scuotere il Club Montecristo, in cui stava per entrare Ares Malerba, a lungo compagno di cella di Muta. Malerba è scomparso, evaso dalla semilibertà nelle stesse ore del delitto, e conoscendo l’accanimento degli inquirenti contro chiunque si sia macchiato in passato di una colpa, il Club teme che Ares finisca in cima alla lista dei sospettati. Urge una contro-indagine al di fuori della legge. A guidare la pattuglia dei detective improbabili, chiamiamoli così, sono due amici: un ex carcerato e un prodigio dell’informatica. «Quello degli Ammutinati è un mondo molto ampio, sono quasi cento i partecipanti e hanno a che fare con una realtà molto complessa alla quale non è facile accedere in carcere e nel dopo carcere. Mi serviva un accesso: due amici, uno che è stato dentro perché l’ha combinata brutta, non si capisce bene che cosa, ma qui in questo libro cominciamo a intuirlo, per cui si è fatto sette anni in carcere e ha smesso di esercitare la sua arte: era un pittore quotatissimo e una volta libero si è si è messo a vivere nascosto anche lui. Ma è dovuto tornare allo scoperto quando gli Ammutinati per indagare hanno avuto bisogno di un hacker: i carcerati non sanno usare l’informatica, viene proibito loro in carcere avere a che fare con il computer e quindi cercano all’esterno. Contattano Lans, così si chiama il pittore, che ha un amico di infanzia carissimo, come un fratello, che ha perso di vista negli anni in cella: Arno, che vive una vita noiosa,  non ha mai lasciato la legalità ma ha sviluppato doti importanti in ambito informatico. Così Arno entra, e noi con lui, in questo mondo segreto, un mondo fantastico, pieno di possibilità di riscatto».

Questo, oltre che è un libro sui diritti dei carcerati una volta fuori, è anche un libro d’amore e amicizia soprattutto fra i due investigatori. «Tra loro, certo - spiega lo scrittore - ma non solo.  Arno fa una  vita molto regolare, ha 35 anni e non ha mai sbagliato nulla, ha un lavoro, una bella casa, una splendida moglie, ha salute e una super auto: tutto quello che chiunque nella nostra società crede di volere. Ma a lungo andare ti rendi conto che non è sufficiente: tutto qui?». Per Arno aiutare gli Ammutinati diventa l’occasione per uscire dai propri limiti, di grande arricchimento, ma anche in grande pericolo. Perché fuori dai binari della vita regolare, incontra personaggi irregolari, anche donne irregolari, straordinarie: il matrimonio dopo qualche anno rischia di perdere un po’ di incanto e trovare sulla tua strada magari una bella ispettrice che ha il tuo stesso gusto per i libri e il tuo stesso gusto per la vita quando tu una vita pensavi di non averla più. Riusciranno i due amici a venire a capo dell’omicidio, e, cosa ancor più difficile, dei loro guai e misteri personali? Leggete «Vivi nascosto» per scoprirlo.

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