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Giovedì 04 Giugno 2020

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3 aprile 1963

Una cremonese servì Gabriele D'Annunzio

Fulvia Tenchini, di Volongo, fu domestica al Vittoriale dal 1933 al 1938

Una cremonese servì Gabriele D'Annunzio

Ricordi e testimonianze del "Lanciere bianco"

Fulvia Tenchini dal 1933 al 1938 servì fedelmente d'Annunzio e quella tragica sera del 1° marzo vestì il corpo ormai inanimato del Poeta. Ella è una delle testimonianze viventi, purtroppo ormai rare, degli ultimi anni del Poeta.

"Nel 1933 da quando fui assunta passarono quindici giorni prima che riuscissi a vedere il Comandante. Egli riceveva la posta, dava gli ordini agli autisti, regolava la sua vita senza uscire dal proprio appartamento, servendosi della cameriera privata e non avrebbe mai tollerato una qualsiasi intrusione di altre persone. Durante la giornata mangiava raramente e soltanto frutta. Il suo pasto lo compiva verso mezzanotte. Chiamava allora la cameriera privata che provvedeva... ma non tutte le notti il Comandante pranzava. A volte passavano persino 48 ore prima che toccasse cibo.

Certo, noi avvertivamo continuamente la sua presenza. Non tanto perchè egli la rivelasse con una luce accesa e con uno squillio di campanella, quanto perchè la si sentiva nell'aria. Ancora oggi non so spiegarmi come riuscisse a riempire così interamente la villa della sua presenza... O meglio, ancor oggi non riesco a capire da dove promanasse una sensazione così violenta di genio e di personalità... Vede, io sono una donna che ha conosciuto molti ambienti e persone importanti, ma una sensazione di eroico quale ebbi di fronte a d'Annunzio non l'ho mai più provata.

.... Nella villa eravamo tutti soggiogati dalla sua presenza. Ricordo che nei primi giorni, io fui tremendamente colpita da un fatto. Mi accompagnarono in visita alla Villa e mi condussero nella Camera Ardente del poeta. Il comandante aveva fatto predisporre una vasta sala a lutto. Al centro era situato un cofano mortuario molto semplice, scoperchiato. Nel cofano una maschera del Comandante. Drappi neri coprivano interamente le pareti, candelieri erano posti ovunque. Di fronte al sarcofago, il Comandante aveva fatto sistemare una statua di S. Sebastiano che aveva acquistato a Lisbona.

D'Annunzio ebbe il culto della giovinezza. Odiò la vecchiaia; amava i cartoni animati e le donne.

L'incontro di Fulvia con Gabriele d'Annunzio fu estremamente semplice. Un giorno il Comandante uscì dal suo appartamento m compagnia del fido architetto Carlo Moroni. Le si avvicinò e le disse semplicemente: «Certo tu non sai quante belle cose ci sono nel Duomo di Cremona.... Non aggiunse altro, sorrise. «...Ed io — commenta oggi Fulvia Tendimi — rimasi senza parole e senza fiato».
Non era facile parlare con il Comandante, a volte se ne stava rinserrato nella sua stanza e non riceveva nessuno. Nessuno poteva parlagli o disturbarlo. Ricordo che un giorno venne un frate. Chiese d'esser ricevuto perchè desiderava "convertire d'Annunzio". Fui io stessa ad annunciarlo al Comandante. D'Annunzio sorrise: poi mi consegnò un libro sul quale aveva posto una dedica non proprio adatta alla meditazione mistica... e mi pregò di congedarlo. Il frate sorrise quando gli consegnai il libro e promise che sarebbe ritornato. Si fece vedere altre volte, infatti, al Vittoriane, ma non fu mai ricevuto».
Poi arrivò la tragica sera del 1° marzo 1938. Da Milano vennero degli specialisti incaricati di prendere il calco del viso del poeta. I funerali furono grandiosi: intervenne Mussolini. Fulvia Tenchini custodisce religiosamente conservate, trentatre lettere (o appunti, o disposizioni) assolutamente ignote di Annunzio...

27 Marzo 2020