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L'ONORIFICENZA: IL VIDEO

Giuseppe Soldi, leggenda vivente dello sport cremonese

Consegnato il Collare d'oro del Coni all'80enne grandissimo talento del nostro ciclismo

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

12 Ottobre 2021 - 16:18

CREMONA - "È stata una giornata bellissima. Mai avrei pensato che dopo tanti anni mi avrebbero insignito del riconoscimento più importante del Coni". Giuseppe Soldi, oggi 80enne, è stato un grandissimo talento del ciclismo cremonese. Una carriera corta la sua, che ad alto livello ha corso solo 5 anni a causa di brutti infortuni, ma che lo ha visto vincere anche un titolo mondiale nella crono a squadre del 1965. Titolo che gli è valso il Collare d’oro del Coni, assegnatogli ieri in una bella cerimonia all’auditorium La Verdi di Milano. "Io quasi non sapevo neanche dell’esistenza di questo premio che invece ho scoperto essere tanto importante, la massima onorificenza sportiva", racconta Soldi. 

"Mi hanno telefonato dalla segreteria del Comitato Olimpico: è il signor Giuseppe? Perché il Coni la vorrebbe premiare. Mi ha colto di sorpresa dopo tanti anni, ma la segretaria del Coni mi ha spiegato che fino ad oggi, si erano proprio dimenticati del ciclismo. Non avevano mai premiato nessuno del mio sport. Oggi, non mi sembrava vero. Sono stato premiato accanto a campioni incredibili come Adorni, Moser, Saronni, Basso. Davvero una grande emozione".

Prosegue Soldi: "Io ho corso seriamente solo 5 anni perché sono incorso in due o tre cadute davvero pesanti. Una di queste

Restai lontano da casa per 40 giorni. Ma fu un anno vincente a 360 gradi perché oltre al titolo Mondiale, nel 1965 collezionai 7 vittorie, arrivai 14 volte secondo e 8 volte terzo. Ero il dilettante numero 1 in Italia

mi è costata addirittura 23 giorni di ospedale e mi ha fatto saltare un’intera stagione. Poi un altro anno l’ho perso per il servizio militare. L’anno migliore della mia carriera però è arrivato proprio dopo quello della Naja. Era il 1965. E fu l’anno in cui, con la crono a squadre, conquistammo il campionato del mondo. Eravamo in due cremonesi nel quartetto. Io e Denti di Soncino. Non potrò mai dimenticare quell’esperienza a  San Sebastian in Spagna. Restai lontano da casa per 40 giorni. Ma fu un anno vincente a 360 gradi perché oltre al titolo Mondiale, nel 1965 collezionai 7 vittorie, arrivai 14 volte secondo e 8 volte terzo. Ero il dilettante numero 1 in Italia. I risultati  mi portarono a fare il passaggio a  professionista. Mi prese la squadra  della Bianchi.Un grande team, ma che quell’anno stava iniziando ad andar male. Al punto che nel giro di un anno è anche fallito. Il budget era davvero risicato. Infatti riuscii a fare solo 3 corse. Io venivo dalla campagna e anche se ero campione del mondo non mi consideravano. È stata una delusione perché ero partito con l’idea che il professionismo fosse il paradiso dei corridori invece  era un brutto ambiente e pieno di raccomandati. Poi quell’anno era stato un disastro. In un clima evidentemente da smantellamento, avevano messo come direttore sportivo il meccanico che non aveva comprensibilmente le capacità per sostenere quel ruolo". 

Denti, Soldi, Dalla Bona e Guerra in maglia iridata nel 1965

E così la carriera di Soldi finisce. "Non ho avuto rimpianti comunque. Ho sempre corso a pane acqua  come mi piace raccontare, nonostante ci fosse chi avrebbe ingoiato il tritolo pur di vincere e guadagnare soldi. Ma io venivo da un paese ed ero cresciuto all’oratorio, dove c’era e mi avevano insegnato, valori ed etica del lavoro. A fronte di un ambiente in cui erano disposti a tutto per mantenersi a certi livelli. Non c’erano neanche i controlli allora, figurarsi. Il giorno che abbiamo vinto il mondiale, in quel periodo guadagnavamo 1.100 lire al giorno di diaria, ho indossato la maglia da campione del mondo fino a quando siamo tornati in camera nella villa dove ci ospitavano. L’ho messa su una sedia davanti al letto e l’ho fissata per un tempo interminabile. Continuavo a ripetermi: ma proprio io l’ho vinta? E quello spirito lì, del ragazzino semplice di campagna, incredulo davanti alle sue stesse imprese, mi è sempre rimasto. Fino ad oggi".

 

Pietro Guerra, Luciano Dalla Bona, Giuseppe Soldi, Mino Denti nella redazione de La Provincia nel 2015, 50 anni dopo la conquista del titolo iridato

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