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Stefano Allegri: impresa e politica, con Buzzella e Bonomi più opportunità di essere ascoltati

Intervista del direttore Marco Bencivenga al presidente di Confindustria Cremona

Andrea Gandolfi

Email:

agandolfi@laprovinciacr.it

14 Settembre 2021 - 21:25

CREMONA - Stefano Allegri, da giugno presidente di Confindustria Cremona, è stato il protagonista del forum tenuto ieri presso la redazione del quotidiano La Provincia. Un’occasione speciale per fare il punto sulle priorità del suo mandato quadriennale e sulle ‘ricette’ per lo sviluppo del territorio. Tanti i temi trattati dal presidente Allegri, sollecitato dal direttore Marco Bencivenga.

LO SPIRITO IMPRENDITORIALE. «Nel mio mandato mi guida uno spirito autenticamente imprenditoriale: quindi consapevole anche dell’urgenza, perché ci sono cose che vanno fatte in fretta. Ho a disposizione solo quattro anni, e molti progetti da sviluppare e da lanciare, insistendo sulla necessità di lavorare su ciò che unisce un territorio non di rado troppo diviso. Il mondo produttivo sta attraversando un periodo certamente complicato; e una certa ‘euforia’ dei mercati va interpretata alla luce dei dati oggettivi: ricordando - ad esempio - che il trend del 2021 non ha ancora recuperato del tutto le posizioni del 2019, che vanno raggiunte e superate nel segno di una prospettiva strutturale di sviluppo».

IL DOPPIO COLPO. «In termini di rappresentatività e ‘potere contrattuale’, Cremona sconta certamente un grosso problema di posizionamento, a livello regionale e di conseguenza nazionale. Tra poco, però, con Francesco Buzzella e Carlo Bonomi il territorio si troverà ad esprimere contemporaneamente sia il presidente regionale che quello nazionale di Confindustria; e questo può rappresentare un’opportunità importante per essere più facilmente ascoltati soprattutto a livello politico regionale. Il nostro auspicio è che la prossima giunta regionale riconosca concretamente una ‘voce’ anche alla provincia di Cremona; che deve imparare a presentarsi unita, agendo di conseguenza».

LA POLITICA NAZIONALE. «Non siamo per natura filo governativi. Confindustria si occupa di politica economica, e di sicuro cerca collaborazione anziché lo scontro con i vari governi per conseguire gli obiettivi che ritiene più adeguati. Con la convinzione della centralità del ruolo dell’impresa: un Paese con più imprese - specie private - messe in grado di funzionare bene, è senza dubbio più ricco. In questa fase ci sono tensioni tra noi e la politica; ma riguardano temi che adesso devono assolutamente trovare una soluzione: penso a lavoro, ammortizzatori sociali, burocrazia, giustizia. Draghi ci piace? Il tema non è quello. Piuttosto, va detto che è una persona competente, qualificata e riconosciuta. Questo lo apprezziamo. Il governo si sta muovendo, imprimendo su molti aspetti una giusta accelerazione. Speriamo che non perda l’occasione di intervenire anche su questioni cruciali come quelle già accennate».

LA POLITICA LOCALE. «Abbiamo incontrato i vertici di tutti i partiti rappresentati sul territorio; affrontando i problemi che ci sono e sottolineando il tema di un’urgenza che deve essere compresa e trattata come tale. Con le altre associazioni di categoria stiamo ragionando di un modello di unione finalizzato a proposte di politica economica per i decisori. Il colore della giunta comunale o provinciale non ci interessa. Ci interessa invece che quelle nostre proposte vegano raccolte ed analizzate prima dell’appuntamento elettorale. Così, dopo l’esito delle urne tutti insieme potremo valutare quanto l’azione politica tenga effettivamente conto dei nostri suggerimenti. Certamente, in occasione delle prossime elezioni ci impegneremo a dare visibilità ai diversi programmi di politica economica

I FONDI IN ARRIVO DALLA UE. «Vanno impiegati al meglio, generando valore e sviluppo. Altrimenti sarebbero solo un debito enorme che imponiamo alle generazioni future».

LE GRANDI IMPRESE. «Nel nostro territorio ci sono anche aziende molto grandi, che sono comunque all’interno del sistema di Confindustria. E che hanno, come ogni impresa, esigenze specifiche. Il nostro lavoro si concentra da un lato sulla rappresentanza sindacale e dall’altro sull’erogazione di servizi di interesse comune: dalla formazione, al personale, al Green pass... E su tutti questi fronti noi ci siamo».

IL FUTURO DELLA FIERA. «È un tema molto complesso, che stiamo affrontando in modo franco e diretto. Abbiamo incontrato i vertici di CremonaFiere e - come soci - apprezziamo l’impegno che viene profuso in una situazione congiunturale certamente difficile per il comparto, non solo a Cremona. Ma dobbiamo guardare le cose per quello che sono. Serve un progetto più completo in termini di posizionamento, identità, quindi di consapevolezza di ciò che esattamente si è e si vuole fare. Chiediamo quindi alla Fiera di lavorare a fondo per definire un’identità che oggi fatichiamo a vedere. Ma tutto, a partire dal modello di sviluppo e di crescita, deve partire da lì. Decidendo se si intende puntare su manifestazioni del territorio o proporsi come struttura di attrazione e presentazione per altre proposte. Servirebbe un’idea commerciale, un progetto in grado di individuare i possibili sviluppi futuri. Bisogna lavorare su questo. In ogni caso, quello di CremonaFiere non è un ‘cerino’ che intendo passare a chi verrà dopo di me. Occorre una decisione comune. È necessario capire quale direzione prendere: galleggiare non serve».

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