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IL PERSONAGGIO

Motocross, Bregalanti campione italiano a 61 anni

Nella vita di tutti i giorni è avvocato, ma fuori dal tribunale si trasforma e ottiene risultati esaltanti

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

22 Ottobre 2021 - 08:56

Motocross, Bregalanti campione italiano a 61 anni

Paolo Bregalanti

CREMONA - Lui è un po’ come Clark Joseph Kent e Superman. Nella vita di tutti i giorni è un 61enne impeccabile avvocato cremonese, ma quando esce dal tribunale, Paolo Bregalanti si trasforma. Di cabine telefoniche in giro non ce ne sono praticamente più, ma poco importa. L’importante è volare appena si può, a cavallo della sua moto, con cui ha vinto quest’anno il titolo di campione italiano motocross 2021. Con una giornata di anticipo per altro, sulla fine del campionato. «Eh sì, sono soddisfazioni — ride Bregalanti —. Soprattutto perché ancora riesco a lasciarmi alle spalle ragazzi che hanno letteralmente la metà dei miei anni».

Lo dicevamo che era Superman. Ma qual è il segreto?
«Credo di base, senza peccare di presunzione, il talento. Poi certo, anche pratica e una discreta tecnica. Io mi diverto molto, è una passione davvero totalizzante la mia, che è nata quando ero piccolissimo. Sulla prima moto sono salito a 5 anni. Dai 14 ai 18 ci sono andato seriamente. Poi ho smesso totalmente per anni e anni».

Certi amori però — come canta Venditti — non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano. E così nel 2009 succede che...
«Succede che per il mio compleanno mi regalano una moto. E per me si è azzerato tutto il tempo in cui non ci ho corso. Sono rimontato in sella per non scendere più. Mi fa felice, mi diverte e poi vinco. Nonostante non sia più un ragazzino all’anagrafe».

Bregalanti

Come si fa a conciliare una vita professionale impegnativa come quella di un avvocato e il motocross a certi livelli?
«Con fatica. Ma volere è potere. Io non riesco ad allenarmi durante la settimana, è quasi impossibile. Vado in moto il sabato e la domenica e poi vado alle gare. Non è facile perché quelle per cui corro io, sono frequentate dal gotha di questo sport. Campioni del mondo, o gente che è stata magari campione d’Europa anche 15 volte. Ma io tengo botta. Almeno per il momento».

Tener botta è un eufemismo considerando il fresco titolo italiano a cui è seguito un 2° posto ancora più prestigioso.
«Eh sì. Perché la conquista del titolo italiano, mi è valsa la convocazione con la nazionale per il campionato Europeo ad Arco di Trento. E lì abbiamo perso il titolo di Campioni d’Europa per due soli punti. Hanno vinto gli olandesi che si sono classificati primi davanti a noi. Terzi gli svedesi. A parte il piccolo rammarico per essere arrivati ad un passo dal titolo però, siamo molto contenti. C’erano grandi piloti e noi siamo stati bravi. Un grazie particolare lo voglio dire a chi con tanta cura e professionalità mi prepara la moto e senza cui non potrei fare quello che faccio. Si tratta di Marco Moioli di Bergamo, che per 25 anni ha lavorato nel reparto corso della Polini. È il vero mago che si prende cura della mia moto».

Campione italiano, vice campione europeo e ora impegnato nella sei giorni dell’Isola D’Elba.
«Sì, è una competizione bellissima con centinaia di piloti da tutto il mondo. Tra l’altro la federazione motociclistica internazionale per l’edizione di quest’anno ha deciso di far sfilare in corteo tutte le squadre. Questa gara è l’equivalente di un campionato del mondo. Sono 6 giorni di gara per l’enduro, 4 per chi, come noi, corre su moto ‘vecchioline’. Io gareggio su una Ancillotti 125 hiro del 1976, mentre nel cross su una Tgm 50 del 1977, una moto che è stata molto famosa».

Giorni interi di gare tra Enduro e Cross. Ci vuole un fisico bestiale per continuare con le citazioni musicali…
«Non mi alleno durante la settimana, ma faccio due sedute di ginnastica posturale. La schiena diciamo che lo richiede».

Torniamo all’Elba. E una gara a squadre. Lei con chi corre?
«Con Casotto, che è stato pilota ufficiale della Aim e Giulio Gambarini, un manager di Bergamo che ha alle spalle 7/8 titoli italiani. Insomma una gruppetto niente male. Anche perché la gara dell’Elba è tra le più prestigiose. Le iscrizioni si sono chiuse oltre due mesi fa. 250 partenti, squadre di livello altissimo e che tra circo delle corse ed entourage, hanno portato sull’isola quasi 2000 persone».


Bregalanti dà l’idea di non volersi fermare più. Per la stagione prossima che obbiettivo si dà?
«La voglia è sempre tanta, ma devo anche fare i conti con gli anni che passano. Visto che sognare non costa nulla diciamo che il massimo sarebbe riconfermarsi campione italiano e poi, perché no, dopo il secondo posto di quest’anno sarebbe fantastico salire sul gradino più alto in Europa. I campionati sono in Svezia… chissà». Che ci vuole quando sei Clark Kent.

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