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Giovedì 14 Novembre 2019

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Casalmaggiore

'Riportiamo a casa i nostri marò!', striscione esposto all'Eridano Adventure

A margine della competizione off-road un richiamo all'attualità e alla vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

'Riportiamo a casa i nostri marò!', striscione esposto all'Eridano Adventure

I due concorrenti mostrano lo striscione all'arrivo (foto Osti)

CASALMAGGIORE - 'Riportiamo a casa i nostri marò!'. Così c'era scritto su uno striscione che all'arrivo hanno mostrato due concorrenti di Eridano Adventure, la corsa competitiva (e non) off-road organizzata domenica scorsa tra Colorno, Martignana Po e Casalmaggiore.

Il riferimento è alla vicenda, attualissima, di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due fucilieri di Marina detenuti in India con l'accusa di aver ucciso, il 15 febbraio 2012, due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala. 

Di questo episodio esistono due versioni discordanti. Secondo la versione ufficiale italiana, nel corso di un'operazione di scorta volta a contrastare atti di pirateria, alcuni membri del Nucleo Militare di Protezione (NMP) della Marina Militare italiana presenti a bordo della petroliera Aframax Enrica Lexie ed appartenenti al corpo dei marò sarebbero stati costretti ad usare graduali misure di dissuasione contro un'imbarcazione da pesca con a bordo 5 persone armate che avrebbero mostrato evidenti intenzioni di attacco, arrivando ad usare le armi in dotazione con tre serie di colpi d'avvertimento.

Secondo la versione indiana l'incidente avrebbe causato la morte di Ajesh Pink e Valentine, altrimenti detto Gelastine, nativi rispettivamente del Tamil Nadu e del Kerala, imbarcati su un peschereccio impiegato in normali operazioni di pesca.

Girone e Latorre si trovano in una situazione delicata perché le autorità indiane hanno proposto a loro carico l'imputazione di terroristi. Una posizione considerata inaccettabile dall'Italia.

“Il capo d’imputazione presentato in India dall’Attorney General, che prevede di giudicare il caso dei due fucilieri di marina italiani sulla base della legge antipirateria (SUA) - sottolinea Palazzo Chigi - è assolutamente sproporzionato e incomprensibile: assimila l’incidente a un atto di terrorismo. L’Italia non è un Paese terrorista. Qualora fosse convalidata dalla Corte Suprema, questa tesi sarebbe assolutamente inaccettabile. Si tratterebbe di una decisione lesiva della dignità dell’Italia quale Stato sovrano, di cui i due Fucilieri della Marina sono organi impegnati nel contrasto alla pirateria conformemente alla legislazione italiana, al diritto internazionale e alle decisioni rilevanti del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Si tratterebbe di un esito di estrema gravita’, sconcertante e contradditorio. Esso comporterebbe conseguenze negative nelle relazioni con l’Italia e con l’Unione Europea, con ripercussioni altrettanto negative anche sulla lotta globale contro la pirateria”.

Quindi, il Governo Letta “chiede che la Corte Suprema, nella propria seduta del 18 febbraio prossimo, decida di portare il caso nella sua corretta dimensione, in ottemperanza con la sentenza del 18 gennaio 2013 della stessa Corte che ha escluso la SUA tra le normative di riferimento ammesse per questo giudizio. Alla luce della decisione della Corte Suprema, il Governo si riserva di assumere ogni iniziativa. Dopo due anni senza un capo d’accusa, non intendiamo recedere dal nostro obiettivo di riportare quanto prima a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre e di vedere riconosciuti la loro dignità e i loro diritti”.

13 Febbraio 2014