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Domenica 17 Novembre 2019

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Casalmaggiore

Santa Chiara: "Nessuna 'classe-ghetto', ma una iniziativa inclusiva"

Il cda e il direttore rispondono con decisione alla lettera di alcuni insegnanti di sostegno. Assente Paola Cirani: "Mi dissocio dall'idea della conferenza stampa perché non si è mai discusso della questione al nostro interno"

Santa Chiara: "Nessuna 'classe-ghetto', ma una iniziativa inclusiva"

Manfredi, Stassano, Dall'Asta, Vezzoni, Concari, Sarzi Amadè

CASALMAGGIORE - "La classe per disabili è una forma educativa e formativa già presente in varie realtà, a Viadana, a Cremona e in altre città e province della Lombardia. Si tratta di una iniziativa per dare una opportunità in più". Così, nella mattinata di martedì, il direttore della Fondazione Santa Chiara Maria Rosa Concari ha introdotto la replica dell'ente alla lettera, siglata da alcuni docenti di sostegno, che aveva stigmatizzato l'operazione bollandola come "classi ghetto". Espressione nettamente respinta da Santa Chiara, per la quale l'iniziativa è "inclusiva" e tesa al bene dei ragazzi con problemi di disabilità. Alla conferenza stampa erano presenti i componenti del consiglio di amministrazione Paolo Vezzoni (presidente), Franco Manfredi (vicepresidente), Cinzia Dall'Asta, Carlo Stassano, oltre al direttore e ad Anna Sarzi Amadè, coordinatrice per le classi degli aspetti legati all'handicap. Assente il consigliere Paola Cirani che ha inviato una nota nella quale scrive che "l’argomento trattato è particolarmente importante e delicato e, certamente, richiede una trattazione specifica e approfondita all’interno del Consiglio di Amministrazione. Dal momento che di questo non si è mai discusso, in nessuna circostanza, mi dissocio da tale iniziativa e non ritengo opportuno presenziare a questa conferenza stampa”.

La professoressa Concari, delegata a parlare dal cda, ha spiegato che "nella scuola primaria alcuni bambini devono essere aiutati ad essere accolti, a fare amicizia con gli altri. Quando questi alunni vanno alle superiori, dovrebbero restare fino all'assolvimento dell'obbligo scolastico, e questo può avvenire anche con il sussidio di attività svolte in laboratorio, che servono a far acquisire competenze professionali. Santa Chiara è coerente con quanto prevede la normativa regionale. Prima di avviare questa iniziativa sono stati sentiti i vari organi competenti, come la neuropsichiatria, l'Asl, i servizi sociali del Comune e le persone preposte delle varie categorie che si occupano di handicap. La risposta è stata entusiastica. La chiave di lettura è di includere, aiutare, non di escludere. Io non ho mai eslcuso nessuno nel mio lavoro. La classe sarà di 12 alunni e prima di avviarla si stenderà un piano di lavoro ed educativo personalizzato".

Sarzi Amadè, che si occupa di handicap per Santa Chiara dal 2008, ha detto di aver seguito tanti ragazzi. "Una classe speciale può richiamare l'idea di esclusione, ma in questo caso non è così. Si tratta, invece, di una opportunità in più. Santa Chiara si è sempre spesa molto per offrire integrazione nelle classi, ma va considerato che questi ragazzi hanno bisogni educativi speciali". La formula scelta, dunque, è basata su momenti di condivisione con gli altri ragazzi e "opportunità laboratoriali diverse", perché "non si può offrire ai disabili un percorso formativo standard. Non è con la negazione delle difficoltà che i problemi scompaiono". L'integrazione "c'è in tanti momenti, come l'intervallo, i laboratori e altro ancora. Qui non è mai esistito un problema di discriminazione dei ragazzi certificati".

Dall'Asta: "Mi è dispiaciuta molto questa uscita, i toni usati". L'espressione 'classe ghetto', insomma, usata, va ricordato, non dalla stampa, ma dagli autori del documento. La docente ha aggiunto di avere avuto inizialmente una perplessità rispetto "all'idea delle classi differenziali". Ma l'utenza a cui si rivolge l'iniziativa "ha bisogno di competenze curricolari e di sostegno" con una loro specificità e con una seria programmazione. Dall'Asta ha aggiunto di non ammettere che si discuta la vocazione democratica e inclusiva di questo consiglio di amministrazione. Prendo le distanze da queste modalità pre-elettorali".

Stassano ha difeso la stampa: "Ha fatto solo il suo lavoro, trasmettendo fedelmente i contenuti della lettera scritta da alcuni insegnanti. La provocazione è nell'espressione usata in quel testo, 'classi ghetto', la cui gravità è immensa". L'ex docente ha rivendicato la propria esperienza con i disabili: "Ho vissuto una vita per loro e con loro. Tutto l'impegno deve essere proteso al loro bene, non ad interessi personali". Stassano ha ricordato che "Santa Chiara assicura il diritto all'istruzione" fornendo risposte "per un pieno sviluppo" dei disabili, "capendo i loro bosogni veri", con il massimo rispetto della loro dignità. "Nessuna classe-ghetto ma totale consapevolezza dei loro bisogni, assoluto rispetto dell'integrazione". Il componente del cda ha citato, oltre ai vari riferimenti normativi che guidano il lavoro del cda, anche la fondatrice della Casa del Sole di Mantova (struttura che ospita disabili gravi), per la quale era da rigettare il termine "inserimento" usato nella missiva dei docenti che hanno attaccato Santa Chiara: "Nessuna persona vorrebbe essere 'inserita' in qualcosa, ma solo aiutata. La Regione ha avuto la capacità illuminata di approfondire i bisogni in un percorso di formazione inclusivo. I disabili sono persone, come tutte le altre, che anzichè avere la febbre hanno altri tipi di patologie". Stassano ha concluso dicendo che "bisogna avere l'onestà e la lealtà del pensiero". No, dunque, al "buonismo" che non vede la realtà per quello che è.

Vezzoni: "Da parte nostra era doverosa una riflessione per chiarire la situazione. Nel cda c'è qualche posizione diversa ed è giusto si esprima".

28 Gennaio 2014