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Sabato 07 Dicembre 2019

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Casalmaggiore

Sos: "Ridatemi il mio lavoro"

Ex addetta di una coop di pulizie disperata: a febbraio stop all'assegno di disoccupazione

Sos: "Ridatemi il mio lavoro"

CASALMAGGIORE — «Ridatemi il mio lavoro. Non voglio assistenza, non voglio altro che poter tornare al mio impiego». E’ l’appello disperato di una donna di Casalmaggiore, divorziata con due figli a carico, finita in un meccanismo infernale che potremmo definire ‘medico-burocratico’ che rischia di schiacciarla. Sul finire della scorsa primavera la signora è stata licenziata dalla cooperativa di pulizie in cui era impiegata, a causa delle certificazione di un medico del lavoro, rilasciata all’inizio di maggio, che ne attestava l’inidoneità alle mansioni  fin lì ricoperte.Vista l’assenza di mansioni alternative compatibili con lo stato di salute certificato — una serie di problematiche derivanti in gran parte da un incidente stradale patito nel 2003, come cefalee croniche post-traumatiche, mal di schiena, epilessia e crisi convulsive in trattamento farmacologico — la cooperativa è stata costretta, per non incorrere in pesanti responsabilità legali, a interrompere il rapporto di lavoro a partire dal 31 maggio scorso. 

«Ai miei datori di lavoro — spiega l’ex addetta  — non posso imputare nulla. Hanno fatto di tutto per tenermi, ma di fronte a certe responsabilità non potevano far altro che lasciarmi a casa. In sede di commissione di conciliazione (direzione territoriale del lavoro di Cremona, ndr), dove è stata tenuta buona la certificazione del medico del lavoro, la cooperativa ha anche dichiarato che, qualora dovessero rendersi disponibili mansioni compatibili, me le proporranno prima di procedere con nuove assunzioni. Ma fino a ora non è stato possibile. A febbraio mi scadrà la disoccupazione: attualmente con gli assegni familiari introito 850 euro al mese e devo pagare un affitto di 450 euro, ho con me un figlio di 11 anni e un altro di 24 anni disoccupato, reduce da un grave incidente d’auto, che fatica a trovare un impiego. Tra pochi mesi non avrò più niente: ma non chiedo assistenza, chiedo soltanto di riavere il mio lavoro. Quel licenziamento lo vivo proprio come un’ingiustizia».

Nonostante i postumi dell’incidente, la donna non si è mai fermata, anzi — ci viene detto — è la classica gran lavoratrice che non esitava a darsi da fare, ad accettare ore: «Certo, non salivo sulle scale, ma ho sempre fatto il mio dovere, mi sono sempre presentata. Mi sono fatta visitare anche da uno specialista per i problemi alla schiena e al rachide cervicale, ma purtroppo è emerso che un’operazione non avrebbe garantito un miglioramento della sintomatologia dolorosa». Ad aprile 2013, prima dell’incontro con il medico del lavoro, la signora era stata visitata anche dalla commissione medica dell’Asl per l’accertamento dell’invalidità: «Nel 2009 mi avevano dato una percentuale di invalidità del 46% , che con l’ultima visita è arrivata al 50%. Ma con il 50 per cento si lavora. E invece io non posso. Adesso chiedo risposte. Ho interessato il sindacato e anche il sindaco che, mi è stato assicurato, si muoveranno affinchè io possa ottenere una revisione della mia situazione. Ripeto, non voglio altro, solo il mio lavoro».

26 Novembre 2013