il network

Mercoledì 13 Novembre 2019

Altre notizie da questa sezione


San Martino dall'Argine

Morì per l'uranio: 'Vittima del dovere'

Il Tribunale di Mantova risarcisce la famiglia di Marco Riccardi, sergente degli Alpini, deceduto a soli ventisette anni per una rara forma di tumore, contratta dopo un periodo di sei mesi trascorsi in Bosnia, dal settembre 1997 al marzo 1998

Morì per l'uranio: 'Vittima del dovere'

Marco Riccardi

SAN MARTINO DALL'ARGINE - “Vittima del dovere”. Questo lo status che il giudice Simona Gerola del Tribunale di Mantova ha riconosciuto a Marco Riccardi di San Martino dall’Argine, sergente degli Alpini deceduto a soli ventisette anni per una rara forma di tumore, contratta dopo un periodo di sei mesi trascorsi in Bosnia, dal settembre 1997 al marzo 1998. 

La decisione del magistrato, che ha accolto il ricorso presentato dalla famiglia contro il provvedimento avverso del Ministero della Difesa, è inappellabile e stabilisce che la famiglia del militare ha diritto a un cospicuo risarcimento, a un vitalizio e ai farmaci gratuiti. Il giudice ha preso in esame, nella sua decisione, una relazione della scienziata Antonella Gatti presentata alla Commissione d’inchiesta del Senato. Nel documento la ricercatrice ha spiegato che gli artificieri in Bosnia sono entrati in contatto con metalli pesanti le cui nanoparticelle si sono legate al Dna, causando devastanti malattie.

Marco iniziò a manifestare problemi di salute nel 1999. Il primo sintomo fu un gonfiore all'inguine. La diagnosi fu di rabdomiosarcoma alveolare. Fu operato, ma il giovane militare morì nell'ottobre di quello stesso anno. Riccardi, tra il 1993 e il 1994, aveva partecipato, come aiuto artificiere, anche alla missione Ibis in Somalia. La sua unità si occupava, in collaborazione con il contingente tedesco, di far brillare gli ordigni inesplosi confiscati alle fazioni somale. Due anni dopo venne inviato a Sarajevo in Bosnia, come armiere, e lì rimase sei mesi. Poi il tumore e il triste epilogo. 

I familiari si convinsero che il tumore era connesso al periodo trascorso dal figlio in Bosnia, e così, dieci anni dopo, presentarono una prima richiesta di risarcimento alla Difesa. Il ministero avviò l'istruttoria e il 28 maggio 2010 l'ospedale militare di Milano confermò la diagnosi, ma il Comitato di verifica per le cause di servizio diede parere negativo ed escluse il nesso di casualità tra la morte e il lavoro svolto. I genitori non si arresero e presentarono un'istanza di riesame della pratica. Nel 2011 il ministero chiese un nuovo parere al Comitato di verifica. 

Nel frattempo mamma e papà, che avevano potuto accedere agli atti, scoprirono il rapporto informativo del Sesto reggimento trasporti. Rapporto che confermava l'esposizione alle emissioni nocive quando gli automezzi militari attraversavano zone colpite da ordigni. Il Terzo Reggimento Alpini, la Brigata Taurinense, per il quale Riccardi aveva operato in Bosnia, rispose però in modo evasivo, restituendo un rapporto in bianco. Sulla base di quel rapporto, il Comitato di verifica si espresse ancora in modo negativo. Da qui la decisione del pool di legali di presentare ricorso al giudice civile di Mantova che ha dato ragione alla famiglia che dovrà essere risarcita di oltre 200mila euro, con diritto a spese mediche e assistenziali gratuite e a un vitalizio. 

28 Ottobre 2013