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Martedì 18 Giugno 2019

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Casalmaggiore

Pagata, ma finta infortunata. Condannata dalla Corte dei Conti

Una 56enne è riuscita a risultare assente per infortunio sul lavoro ‘correggendo’ con l’aiuto di una collega di lavoro i certificati dell’Inail

Pagata, ma finta infortunata. Condannata dalla Corte dei Conti

CASALMAGGIORE — Ha 56 anni. Ha lavorato per il Comune di Trieste: o meglio, dal Comune ha ricevuto lo stipendio pur standosene a casa. Perché è riuscita a risultare assente per infortunio sul lavoro ‘correggendo’ con l’aiuto di una collega di lavoro i certificati dell’Inail. Perché ci interessa? Perché la signora a un certo punto si è trasferita a Casalmaggiore, dove si è svolta una parte della storia. E torniamo ai fatti.

La Corte dei Conti ha condannato S.P. a risarcire il Comune friulano, che aveva continuato a corrisponderle i ratei di stipendio. Dovrà pagare 40.500 euro oltre agli interessi e alle spese di giudizio. La vicenda è cominciata il 23 agosto 2006, quando la signora ha denunciato di avere avuto un infortunio sul lavoro. Solo nel luglio del 2009 — dopo tre anni di assenza — l’amministrazione comunale ha chiesto informazioni all’Inail di Trieste scoprendo così che la pratica della dipendente pubblica era stata chiusa già il 26 gennaio 2007. E che, da quella data S.P., aveva continuato a prendere la paga senza però lavorare. 

La dipendente, infatti, aveva regolarmente spedito al Comune i certificati dell’Inail relativi alla prosecuzione dell’infortunio. Certificati ovviamente falsi. Si era rivolta a un medico di Cremona — si era temporaneamente trasferita a Casalmaggiore — che le aveva riconosciuto il suo stato di malattia sulla parola, certificando l’inabilità al lavoro sulla modulistica dell’Inail in dotazione in quanto sanitario di base. Per farla breve, la donna si era ‘dimenticata’ di riferire al medico che la pratica di infortunio era stata chiusa e liquidata. Così il medico di Cremona non ha esitato a rilasciare a S.P. i certificati che poi lei regolarmente ha spedito al Comune di Trieste. Il quale, a sua volta, ha pagato gli stipendi.

Ma c’è di più. Gli investigatori hanno scoperto che i certificati del medico di Cremona — redatti in buona fede — venivano poi ufficializzati con l’apposita ‘timbratura amministrativa’ da parte dell’Inail di Trieste. Solo che quei timbri in realtà erano falsi. Erano stati ottenuti grazie alla collaborazione di una collega di lavoro di Trieste. La quale, così emerge nella sentenza, «pur a conoscenza dell’avvenuta definizione dell’infortunio, ricevuti periodicamente dalla Pieretti i certificati del medico di Cremona, li recapitava di volta in volta all’Inail e, acquisita la copia degli stessi timbrata per accettazione, li rispediva poi a Casalmaggiore», dove la finta infortunata si era sistemata. Da aggiungere che la collega, nel corso del procedimento disciplinare a suo carico, ha dichiarato di essere stata lei stessa ingannata da S.P. e di aver creduto che il medico di base di Cremona in realtà fosse un dipendente dell’Inail. In questo modo Sonia Pieretti ha continuato a ricevere lo stipendio dal Comune di Trieste per oltre due anni. Una sorta di rendita vitalizia.

Ma il paradosso in questa vicenda di truffa e assenteismo è che quando l’Inail di Trieste ha chiuso la pratica dell’infortunio ha anche respinto la richiesta di continuazione avanzata dalla donna. Nessuno degli impiegati se n’è però ricordato. Tant’è che hanno continuato a timbrare i certificati che arrivavano tramite la collega di lavoro. Ma ora è arrivato il conto.

24 Ottobre 2013