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Martedì 18 Giugno 2019

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Viadana

Senza lavoro, famiglia in strada

Padre, madre e tre figli con lo sfratto esecutivo. Mobilitate mamme e suore di San Pietro. "Quanta ipocrisia in chi potrebbe aiutare"

Senza lavoro, famiglia in strada

Attesa ad una mensa per indigenti

VIADANA — «Noi qui a Viadana non siamo propriamente una terra di confine, non abbiamo attorno a noi il mare infinito che ci consegna barche di disperati, non abbiamo valichi attraversati da camion nei cui anfratti si nascondono altre disperazioni, da noi arrivano dopo aver percorso chilometri e a volte sono stati chilometri di miseria». 

È un appello quasi disperato quello giunto in redazione da parte di Patrizia Pezzali, viadanese che insieme alle suore di San Pietro, ad altre mamme e ad altre persone ha aiutato per anni una famiglia macedone che ora, però, sta per essere sfrattata.

«Albert l’abbiamo trovato davanti all’asilo — racconta la signora —. Prima di cedere alla disperazione si era fermato dalle suore, aveva chiesto qualcosa da mangiare per i suoi tre figli, per se' e la moglie. Subito abbiamo organizzato una ‘cordata’ da amiche cui si sono aggiunte nel tempo altre persone con altri sostegni. Serve cibo, ecco il cibo; servono coperte, ecco le coperte; serve un letto, ecco il letto. Ma poi la corda si allenta: quante cose servono? Il gasolio per scaldare e per fare un bagno, il gas per cucinare, l’elettricità per illuminare e queste non sono ‘cose’ una tantum, servono sempre e se uno non ha un lavoro, prima o poi resta senza».

Le mamme e le suore hanno allestito due recite per raggranellare qualche soldo con cui è stata acquistata una stufa e poi un frigorifero. Il lavoro, pur se sempre precario, Albert (oggi 40enne, ndr) l’ha pure trovato in questi anni. Mai un guaio con la giustizia, sempre tanta povertà ma nella dignità. «Ora le aziende non tengono più i precari e a metà novembre avrà lo sfratto esecutivo con due dei tre figli ancora minorenni e nati in Italia. Ho bussato a tante porte ma qualcuno mi ha anche preso in giro, con finti colloqui o proponendo cose assurde. La moglie ha fatto la badante ma poi la signora che assisteva è morta. Altra cordata: i servizi sociali. Chiamati, avvisati, allertati… certo anche loro sono allo stremo… si muovono con cautela, con lentezza, con parsimonia ma qualcosa si muove… e quel lieve movimento fa sperare per questa famiglia non una vita di lusso, ma che dico, di lusso? Albert e la sua famiglia si accontentano della povertà, quella povertà che ti fa contare i soldi tutti i giorni per vedere se arrivi a fine mese, magari non ci arrivi e per qualche giorno resti a secco, quella povertà che mette in conto il ricorso alla Caritas per integrare un magro stipendio ma un magro stipendio sarebbe tanto per Albert e la sua famiglia. Meglio di uno stipendio cadavere, morto da anni. Per un po’, per intercessione dei servizi sociali, un magro stipendio c’è stato ma poi è morto, un altro cadavere».

Ciò che manca, dunque è un lavoro, un caso come tantissimi in questo periodo, per evitare che una famiglia finisca per strada nonostante la mobilitazione di una scuola e di tante persone generose. «Albert è ancora lì, davanti all’asilo di mio figlio piccolo che ora è tra i grandi dell’asilo, ancora lì a chiedere un filo di speranza per se, per sua moglie e per i suoi tre figli perché, come dice lui, ‘la tentazione di buttarsi sotto il treno a volte è forte’. Già i benpensanti, i sicuri sempre di tutto diranno ‘chi lo dice non lo fa’. Può darsi, ma chi lo dice sicuramente non è felice e se poi lo fa? Che nessuno osi chiedere ‘Ma non si poteva evitare? Prevenire? Possibile che nessuno sapesse? Perchè qui, tanti sanno e troppi dei tanti fanno finta di non sapere».

Non resta che un appello finale. «Chi avesse la possibilità di aiutare questa famiglia può rivolgersi — conclude Patrizia — alle suore di San Pietro». 

23 Ottobre 2013