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Domenica 31 Maggio 2020

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#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti del concerto dell'Orchestra di Lucerna

#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti del concerto dell'Orchestra di Lucerna

CREMONA - Ecco le recensioni del concerto dell'Orchestra di Lucerna degli studenti che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a sabato 7 marzo.

COLUCCI FEDERICA Il teatro Amilcare Ponchielli regala al pubblico cremonese un inizio di settimana vivo e intenso grazie al concerto delle 20:30 dello scorso lunedì 10 febbraio. Questo quarto appuntamento della stagione concertistica 2019/2020 ha visto protagonisti gli archi del Festival Strings Lucerne, assieme a Daniel Dodds (violino concertatore), Ian Bostridge (tenore) e Stefan Dohr (corno). Il Divertimento per archi n. 1 in re maggiore, K136 di W.A. Mozart, il Notturno per archi in si maggiore, op. 40 di A. Dvořák e la Serenata in mi minore per orchestra d’archi, op. 20 di E. Elgar hanno costituito il corpus della prima parte del concerto, predisponendo il pubblico all’ascolto della Serenata per tenore, corno e orchestra d’archi, op. 31 di Benjamin Britten, fulcro attorno al quale ruotava il ricco e raffinato programma proposto. A seguito del corposo brano, nonché a conclusione della serata, un secondo brano del compositore ceco A. Dvořák, la Serenata per archi in mi minore, op. 22. La presenza in sala ha disilluso le legittime aspettative per la serata, ma la reazione e l’apprezzamento pubblico sono stati più che fedeli all’eccellente esecuzione proposta, testimoni i momenti di puro silenzio contemplativo che hanno succeduto il Notturno di Dvořák e, ancor di più, la Serenata di B. Britten, nonché gli scrosciosi applausi dedicati agli altri brani. Magistrale, coinvolgente e trascinante le esecuzioni proposte dall’orchestra d’archi svizzera. Il loro ininterrotto gioco di sguardi ha evidenziato la professionalità di questi musicisti nel suonare insieme come un unico corpo, rendendo quindi l’intero concerto un’unica arcata di emozioni. L’intesa e la concentrazione dell’intera orchestra non sono stati interrotti neanche dai fin troppo frequenti disturbi provenienti dalla sala. Estremamente espressiva e interessante l’interpretazione dell’op. 31 di B. Britten ad opera dei due solisti Stefan Dohr e Ian Bostridge. Quest’ultimo, in particolare, decide di salire sul palco nonostante fosse reduce da una lieve indisposizione, cosa che ha suscitato i ringraziamenti del teatro Ponchielli nonché del pubblico in sala, il quale ha applaudito l’annuncio precedente l’entrata in scena del tenore. Per concludere la serata il Festival Strings Lucerne ha concesso in bis “ancora un po' di Mozart”, o per meglio citare l’espressione inglese utilizzata da Daniel Dodds:  “some more Mozart”.

MONICO ANNA Lunedì 10 febbraio il teatro Amilcare Ponchielli ha ospitato alle 20:30 il concerto dell'orchestra Festival Strings di Lucerne, uno dei migliori complessi da camera attualmente esistenti, diretta dal primo violino Daniel Dodds, dotato di una straordinaria tecnica. Il programma ha spaziato da pezzi del XVIII secolo fino al XX secolo, principalmente incentrato sulle serenate. Come primo brano è stato eseguito il Divertimento per archi in re maggiore (1772), composto da Wolfgang Amadeus Mozart, caratterizzato dalla leggerezza e dall'allegria di molte composizioni del suo tempo, messe ancora di più in risalto dai crescendo e i diminuendo suonati con estrema bravura e attenzione per i dettagli. Il notturno per archi in si minore op. 40 (1875) del ceco Antonin Dvoràk e la serenata in mi minore per orchestra d'archi, op.20 (1892) dell'inglese Edward Elgar in cui ogni strumento si è unito all'altro in una melodia armoniosa e dolce, hanno completato il primo periodo musicale. Particolarmente apprezzata dal pubblico è stata la serenata per tenore, corno e orchestra d'archi, op. 31 (1943) del compositore britannico Benjamin Britten. Il cantante, Ian Bostridge, i cui dischi hanno ricevuto vari premi tra cui l'ultimo un Grammy Award, nonostante fosse reduce da un lieve periodo di indisposizione, ha eseguito egregiamente il brano con il cornista Stephan Dohr, uno dei più grandi al mondo, che ha lavorato in varie orchestre di fama internazionale. Per ultime si è potuto ascoltare la Serenata in mi minore, op. 22 (1875) di Dvorak e una variante del divertimento per archi di Mozart precedentemente suonato, ma in un'altra tonalità. La serata è proceduta senza intoppi (tranne la dimenticanza di uno spartito da parte di un violinista) e il pubblico sembra aver apprezzato l'esibizione, nonostante il teatro non fosse gremito di spettatori.

ROMANINI GIADA Lunedì sera 10 febbraio al Teatro Ponchielli si è respirata l’imminente festa degli innamorati: la Festival Strings Lucerne, con direttore artistico e primo violino Daniel Dodds, si è esibita con un programma articolato sul tema della “Serenata”. L’orchestra è stata fondata nel 1956 e organizza regolarmente tournée in tutta Europa e nel 2015 è stata nominata per il prestigioso Gramophone Award. Daniel Dodds è nato nel 1971 in Australia e ha iniziato a esibirsi in pubblico all’età di cinque anni e a diciassette si è trasferito in Svizzera per studiare presso il Conservatorio di Lucerna. Suona un violino Stradivari “ex Baumgartner” del 1717. Abbiamo ascoltato una delle più brillanti orchestre di archi attualmente esistente al mondo, con sede in Lucerna, proveniente da un’importante tradizione esecutiva della scuola viennese. A coinvolgere il numeroso pubblico presente in sala, non è stato solo il suono unico degli antichi strumenti creati dai più grandi liutai cremonesi Amati, Guarneri e Stradivari, ma l’empatia istantanea con gli spettatori presenti che le sole note hanno saputo creare. I musicisti hanno inaugurato la scaletta del concerto con il Divertimento per archi n.1 in re maggiore, K136 di Mozart costituita da movimenti luminosi e virtuosistici, seguito dal Notturno per archi in si maggiore, op. 40 del ceco Antonin Dvorak. Hanno poi proseguito con la Serenata in mi minore per orchestra d’archi, op.20 di Edward Elgar. Un breve intervallo l’ha separato da una Serenata per tenore, corno e orchestra d’archi op.31 di Benjamin Britten, in cui si è esibito il tenore inglese conosciuto e stimato dal pubblico cremonese per precedenti esibizioni, Ian Bostridge, che malgrado una lieve indisposizione è riuscito a interpretare il protagonista del brano in tutta la sua bucolicità con una parte dell’esibizione del corno (Stefan Dohr) schierato dietro le quinte a indicare un senso di lontananza. L’ultimo brano eseguito è stata la Serenata per archi in mi minore, op.22 di Antonin Dvorak. A concludere la serata la replica del primo brano. Sono stati molti gli applausi e il pubblico ha salutato con grande approvazione.

RUSSO LUDOVICO EMANUELE RUSSO Lunedì 10 febbraio 2020 torna sul palco dell’Amilcare Ponchielli una delle migliori orchestre da camera a livello europeo, i Festival Springs Lucerne, già apprezzati in passato dal pubblico cremonese. Alta qualità, entusiasmo e l’inconfondibile “suono d’ oro” caratterizzano le esecuzioni di questa serata. Accanto ai più celebri brani di Dvorak e di Mozart, l’orchestra FSL propone due serenate degli autori inglesi Britten e Elgar. La voce del tenore Ian Bostridge, accarezzata dal corno di Stefan Dohr, presta un tocco di umana melanconia all‘opera di Benjamin Britten. Interessante il collegamento fra l’introduzione solistica del corno e il primo brano cantato con scioltezza, nonostante la voce del tenore non fosse al pieno delle proprie potenzialità. Di particolare rilievo è parsa la progressiva introduzione delle voci nel Dirge: contrabbassi e poi violoncelli, per poi finire con l’ultima esposizione del tema da parte del corno. Poco evidente è parso il grownd, consegnato al tenore, che dovrebbe contraddistinguere questa forma musicale, ma che, in realtà, ha poco fatto sentire la sua presenza. A dominare la serata, la serenata per archi in mi minore opera 22 di Antonin Dvorak: lo stretto gioco strumentale, intessuto tra i secondi violini e violoncelli, lascia riapparire lo slancio dei violini primi che inondano il teatro di un’atmosfera boema. Nei tre movimenti successivi il pubblico viene piroettato nella visione aerea di un paesaggio incantato; ma è solo una momentanea visione perché il volo musicale prosegue, nel brillantissimo scherzo, che fa atterrare gli spettatori in una festa paesana, in un gioioso vociare. Nel larghetto viene a concentrarsi la completa attenzione dell’intera serenata per chi ascolta è un concentrato di emozioni a “pelle viva”. Sul finire “l’allegro spirito del popolo boemo” si rimpossessa del teatro e, con i veloci staccati dei violini a canone con l’orchestra, i musicisti regalano al pubblico della città di Stradivari una compiaciuta conclusione di questo viaggio musicale. Un “piccolo Mozart”, sulle corde del violino concertatore Daniel Dodds, firma questa serata sicuramente interessante sia per la proposta dei brani, sia per la loro esecuzione. Si attende sicuramente di riascoltare a Cremona un Ian Bostridge in migliori condizioni vocali.

28 Febbraio 2020