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Venerdì 10 Aprile 2020

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#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti di Le signorine

#DIRITTODICRITICA, le recensioni degli studenti di Le signorine

CREMONA - Ecco le recensioni di Le signorine degli studenti che hanno partecipato a ‘Diritto di critica’. Scegli quella che preferisci [VOTA]: le votazioni restano aperte fino a giovedì 5 marzo.

CASELANI SARA Belle, divertenti, spassose, comiche… ma anche tragiche! Lo spettacolo di Gianni Clementi, messo in scena mercoledì scorso, ha richiamato un folto pubblico al teatro Ponchielli. Sul palco le bravissime attrici Isa Danieli e Giuliana De Sio, nei panni rispettivamente di Rosaria e Addolorata, due sorelle che abitano in un appartamento di Napoli, gestiscono una piccola merceria e sono costrette ad una faticosa convivenza a causa dei loro due caratteri opposti e sempre in conflitto. Il primo atto è allegro e coinvolgente, teatro di litigate tra le due sorelle per qualsiasi motivo: la gestione del denaro, il termostato dell’appartamento tenuto basso, l’acquisto di frutta e verdura marcia, l’utilizzo del televisore. Rosaria, esageratamente tirchia, sovrasta la sorella, che vorrebbe spendere per godersi un po’ la vita, che subisce, tenta di ribellarsi e poco si adegua; all’inizio del secondo atto l’andamento armonioso, leggero e vivace delle vicende si trasforma, diventando un po’ inquietante. Il finale melanconico e inaspettato ha sconvolto tutto il pubblico che non si aspettava tale colpo di scena. Lo spettacolo vuole sottolineare l’amore familiare, l’affinità che si può instaurare tra due persone diverse, la complicità esistente tra chi si conosce fin troppo bene. Ma alla fine è permesso chiedersi se la relazione tra le sorelle fosse sana o patologica, visto che l’ossessione spinge Addolorata a soffocare la sorella, rinchiuderla nell’armadio dei vestiti, tornare a guardare la televisione e sognare ancora un momento felice con Rosaria. La scenografia è ben strutturata e l’ho molto apprezzata. Il palco è stato trasformato nella loro casa: la camera di Addolorata in primo piano, accanto l’ingresso che conduce ad altre tre stanze (la camera da letto di Rosaria, la cucina e il bagno). I dettagli ben curati hanno fatto risaltare la scena, che non è servita solo come sfondo, ma che ha ottimizzato la recitazione delle protagoniste. Non tutte le battute sono state capite, soprattutto per l’uso da parte delle attrici del dialetto napoletano, ma è stato proprio questo a divertire il pubblico. Lo spettacolo mi è piaciuto nel suo complesso, anche se sono rimasta delusa dal finale che certo ha colpito, ma nel mio caso negativamente.

D’ORIO MARTA Napoli, una casa, due sorelle zitelle. Questo è l’ambiente ricreato martedì 19 febbraio al teatro Ponchielli. Catapultati nella casa di due vecchie sorelle, assistiamo al trascorrere dei loro ultimi anni in una perenne discussione. La parsimoniosa e fin troppo equilibrata Rosaria, ha come compito la protezione di Addolorata, inesperta della vita, con voglia di spendere e di vivere la vita, purtroppo non sempre nel modo corretto. Tipiche situazioni, battute e detti caratterizzano la prima metà dello spettacolo, creando un ambiente forse un po’ ripetitivo ma ilare; nella seconda parte, l’atmosfera cambia, la situazione è più tesa, Rosaria rimane paralizzata ed è Addolorata che affidandosi ai tarocchi, “manda avanti” la casa senza alcuna preoccupazione. Le due attrici, Giuliana De Sio e Isa Danieli hanno incarnato il pensiero di due signore ormai fuori dal mondo, che devono affrontare l'arrivo di nuove culture, tra la badante moldava della zia e i negozi cinesi sotto casa. L'effetto creato dalle luci e dai suoni conferisce un tocco inquietante, che crea tensione e turbamento nello spettatore. La scena è sempre la medesima ovvero le varie stanze della casa nelle quali si svolge questa commedia grottesca. Con un finale inaspettato, ci accorgiamo che in questo spettacolo è presente anche la pazzia, velata da un tocco di sarcasmo e leggerezza che rende il tutto ancora più angosciante. L'oppressione causata dalla sorella maggiore porta Addolorata a compiere gesti spropositati, finendo pian piano per rovinarsi con le sue stesse mani. La regia di Pierpaolo Sepe ha saputo adattare bene il testo di Gianni Clementi. La pièce fa riflettere, anche se l’utilizzo eccessivo del dialetto napoletano, ha reso i dialoghi non facilmente comprensibili a tutto il pubblico. Nonostante questo, non sono mancati gli appalusi concedendo alle due attrici diversi ritorni sul palco.

QUATTRONE ALICE Una vita condotta tra il lavoro in una piccola merceria di Napoli e una altrettanto piccola casa, della quale si contendono gli spazi vitali. Questa è l’esistenza semplice e nello stesso tempo tragica di Addolorata e Rosaria, protagoniste della commedia “Le Signorine” portata in scena il 18 e il 19 febbraio al teatro Ponchielli. Giuliana De Sio e Isa Danieli interpretano magistralmente due sorelle di umili origini costrette a vedere rispecchiata nell’altra il riflesso della propria stessa insoddisfazione ed infelicità. Entrambe con un deficit fisico, entrambe sole, senza un compagno e senza delle vere amicizie, giocano in apparenza ruoli ben definiti. In un susseguirsi di schermaglie e battibecchi Addolorata appare la vittima dell’avarizia di Rosaria che, forte dell’essere la sorella maggiore, impone dentro e fuori casa un rigido regime di risparmio economico, l’assoluto divieto di qualsiasi tipo di spesa non strettamente necessaria. Sarà l’intervento inaspettato della sorte a ribaltare gli equilibri e a mostrare come in realtà anche la vittima possa diventare carnefice. Le angherie non erano quindi frutto della cattiveria di un singolo e malato individuo, Rosaria, ma il risultato di una tensione e di un rancore tanto più forti in quanto sviluppatosi all’interno dei legami familiari più stretti. La scenografia e le luci contribuiscono a mostrarci il grigiore del mondo e della vita di Rosaria: scarsi e cupi sono gli arredi, scuri come gli abiti da lei stessa indossati. Sulla stanza di Addolorata aggettano le uniche finestre della casa, soli squarci sul mondo esterno. Con esso in realtà le due sorelle non si relazionano se non attraverso le lamentele delle vicine di case per i continui litigi che rompono la quiete notturna. Unica illusoria via di fuga è per Addolorata la voce del Mago, Sergio Rubini, sola presenza, che si accompagna anche ad un gioco di luci colorate, che la esorta ad affermare la propria autonomia, ribellandosi all’egemonia della sorella. Si arriva così al gesto tragico con il quale Addolorata pensa di poter veramente dare una svolta alla propria vita, liberandosi dalla presenza ingombrante della sorella. Grande intensità espressiva mostra Giuliana De Sio in un monologo in presenza della sorella afasica. È il suo apparente momento di trionfo, eppure è proprio qui, anche se troppo tardi, che Addolorata percepisce un messaggio fondamentale per ognuno di noi: il raggiungimento della propria realizzazione personale e della propria felicità deve nascere da un bisogno interno a noi stessi, non può e non deve crescere e scaturire dall’odio nei confronti di chi ci sta accanto.

RUSSO SILVIA ANDREA “Questo mondo è come un circo, ma in gabbia ci siamo finiti noi”. Un Ponchielli entusiasta applaude, nelle serate del 18 e 19 Febbraio, Le Signorine. Frutto della brillante penna di Gianni Clementi ed ora diretto da Pierpaolo Pepe, Le Signorine è la storia di due sorelle nubili costrette dalla solitudine ad una spinosa convivenza. Dopo svariate messe in scena alternative, il teatro cremonese ospita ora uno spettacolo annoverato tra i più tradizionali del cartellone. Nei confini di una compiutezza spaziale e temporale, si snoda il particolare rapporto di Addolorata e Rosaria, unite, oltre che eternamente dal sangue, da una sancita interdipendenza. L’una costantemente succube, l’altra severamente padrona, l’una poco avvezza al risparmio, l’altra di un’avarizia estrema, quasi ossessiva: sotto i riflettori si sviluppa un legame di indissolubile complementarietà, un frizzante gioco di parti destinato, forse per caso o forse per destino, ad una inaspettata eversione o, probabilmente, soltanto ad un’apparente trasformazione. Un palcoscenico mirabilmente convertito, su progetto di Carmelo Giammello, nella realistica abitazione delle due protagoniste, catapulta l’occhio dello spettatore in una dimensione di suggestiva tangibilità e verosimiglianza. È in questa superba mimesi del reale, è nell’enfatica veracità partenopea delle due grandiose interpreti, Giuliana De Sio (Addolorata) e Isa Danieli (Rosaria), che si annida il tragicomico, talvolta grottesco, rapporto tra le signorine. È un continuo e scoppiettante provocarsi a vicenda, un familiare battibeccare arricchito da allusioni al sociale, a pregiudizi etnici, a stereotipi che strappano un sorriso, ma inducono anche ad una inconscia e amara riflessione. Ilare e sentite analisi introspettive si intrecciano in una cornice di vivacità comunicativa, tipica di una affascinante Napoli popolare, pragmatica, materiale. Nessun accenno al metafisico e al trascendente, tutto è reso con strabiliante concretezza dalle dinamiche spigliate e dal sapiente uso del dialetto. Un profondo scorcio su uno spaccato di viva e vera quotidianità, un drammatico ed intenso gioco di relazioni, maschere, emozioni, punti di vista. Una presa diretta di quel denso concentrato di amore, segreti, mistero e, a volte, anche atavico dolore che è la famiglia.

26 Febbraio 2020