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Domenica 28 Febbraio 2021

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23 gennaio 1980

Andrei Sakharov inviato ieri al confino a Gorki una città vietata agli stranieri

Il Cremlino continua ad usare le maniere forti non solo in politica estera ma anche nel paese

Andrei Sakharov inviato ieri al confino a Gorki una città vietata agli stranieri

Il famoso fisico nucleare e dissidente sovietico è stato fermato ieri pomeriggio e poi fatto partire in aereo per la lontana città (400 km. ad est di Mosca) assieme alla moglie – Il Soviet Supremo lo ha privato di tutte le onorificenze, titoli e premi ricevuti durante la sua brillante carriera - Un gesto grave che aumenta l'isolamento di Mosca

MOSCA, 22. — Andrei Sakharov, 58 anni, il famoso fisico nucleare sovietico, il Premio Nobel per la pace che battendosi da una quindicina d'anni per il rispetto dei diritti umani in URSS è diventato il massimo esponente del dissenso nella sua patria, è stato privato oggi dal Presidium del Soviet Supremo di tutti gli onori, titoli e premi ricevuti nella sua brillante carriera e, secondo le dichiarazioni della suocera, signora Ruth Bonner, è stato inviato in «esilio interno» a Gorki a 400 km ad est di Mosca.

L'«intoccabile» Sakharov è stato dunque colpito con durezza dal vertice del Cremlino che non può essere consapevole dell'universale giudizio negativo con cui il mondo reagirà a questa estrema misura. Le autorità sovietiche hanno chiaramente scelto il momento di maggiore rigidezza nella loro politica estera per comportarsi all'interno in modo analogamente rigido contro il campione dei diritti civili che avevano così a lungo tollerato.

La notizia sul fermo di Sakharov si è diffusa a Mosca nel primo pomeriggio dopo alcune telefonale che esponenti del dissenso e del Comitato di sorveglianza per il rispetto degli accordi di Helsinki hanno fatto alle agenzie occidentali. La dissidente Irina Kaplan confermava l'avvenuto arresto all'«Associated Press», e ogni dubbio che i cittadini sovietici potessero ancora avere veniva fugato con la notizia, per molti versi sensazionale, apparsa sulle «Izvestia» che escono in edicola a Mosca a metà pomeriggio.

«Andrei Sakharov — si legge nel comunicato del Governo — ha svolto per anni attività sovversiva contro lo Stato sovietico. Per questo motivo rappresentanti degli enti statali competenti, pubbliche organizzazioni ed eminenti scienziati lo hanno ripetutamente ammonito circa l’intollerabilità delle sue azioni, ma Sakharov, ignorando questi avvertimenti, imboccava ultimamente la via degli appelli pubblici rivolti a Circoli reazionari degli Stati imperialisti affinché interferiscano negli affari interni dell'Unione Sovietica».

In realtà il leader del dissenso criticava negli ultimi tempi sempre più apertamente gli aspetti a suo avviso deteriori della politica e della società sovietiche e poco dopo Natale aveva alzato la voce — l'unica finora all'interno dell'URSS — per chiedere il ritiro delle truppe sovietiche dall'Afghanistan.

Il grande dissidente aveva così oltrepassato i «limiti di tolleranza». «Considerando le numerose proteste pervenute dal pubblico — afferma il testo governativo — il Presidium del Soviet Supremo ha deciso di privare Andrei Sakharov del titolo di eroe del lavoro socialista (conferitogli per ben tre volte — 1953, 1956 e 1962 — come eccezionale riconoscimento della sua attività di scienziato che ha contribuito a fare dell'URSS una grande potenza atomica, n.d.r.) e di tutti i premi statali, il Consiglio dei Ministri gli ha tolto inoltre tutti gli altri titoli (decorazioni, onorificenze, tra cui l'Ordine di Lenin e il Premio Stalin) di cui era stato insignito».

L'ultima punizione sarebbe stata quella di privare Sakharov della cittadinanza sovietica (e di espellerlo) come avvenne il 13 febbraio 1974 con l'altro più illustre rappresentante dell'anticonformismo sovietico Aleksandr Solzhenitsyn. A quel passo non si è ancora giunti. Sakharov vive a Mosca con la seconda moglie Elena Bonnar, in un piccolo modestissimo appartamento in via Shakalov. L'immobile era ed è rimasto sorvegliato da poliziotti in uniforme e in borghese, uno dei quali ha avuto la sfrontatezza di dire a un cronista americano: «C'è stata una rapina in casa Sakharov e siamo qui per questo». Più tardi un altro agente diceva: «Se volete notizie dell'accaduto, andate all'aeroporto Sheremetievo». Da questa battuta è nata la voce sulla sua partenza per Gorki.

Il gesto dei governanti è considerato da tutti a Mosca come estremamente grave, quali che ne siano gli sbocchi, anche se non ci sarà un processo a Sakharov che in questa fase di montanti critiche all'URSS sarebbe fonte di enorme imbarazzo per i sovietici e farebbe certamente naufragare la già dubbia partecipazione occidentale alle Olimpiadi.


Andrei Sakharov

21 Gennaio 2021