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Giovedì 21 Gennaio 2021

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30 novembre 1989

Roma, Gorby superstar

Il leader del Cremlino accolto da squilli di tromba e da 21 colpi di cannone

Roma, Gorby superstar

Strette di mano alla gente e caffè al Pincio

ROMA — Il portellone dell'Illiushin presidenziale viene aperto con puntualità: alle 11.40 spaccate. Per primo scende Mikhail Gorbaciov; quindi, la signora Raissa e poi il capo della diplomazia sovietica, Shevardnadze. Una breve cerimonia di benvenuto con Andreotti e De Michelis, tutto in dieci minuti, e subito dopo, la corsa verso la città. Inizia, tra Italia e l'Unione sovietica, il vertice più atteso dell'anno (ma forse dell'ultimo decennio), il primo dopo oltre venti anni. Un vertice che, nonostante il rigido programma prestabilito, risulterà tutto da inventare, a cominciare dalla cronaca della prima giornata. A caratterizzarla, infatti, è Roma, impazzita per «Gorby». La parte «politica», apparentemente, resta in secondo piano.

Con Cossiga si parlerà di pochi argomenti, anche se importantissimi: Est-Ovest, Usa-Urss e Europa, perestrojka e rapporti bilaterali. Nei loro colloqui, nessun accenno, invece, al Mediterraneo, al Medio Oriente, alle altre crisi regionali; nessun riferimento all'ecologia, al dramma della droga. Cosa, poi, si è detto tra Gorbaciov e Andreotti, è rimasto «top secret».

Il primo incontro ufficiale, comunque, è stato al Quirinale: Gorbaciov e Raissa vi arrivano con un leggero ritardo. Il pranzo è veloce. Vi partecipano, oltre la delegazione sovietica, Andreotti, De Michelis e Martelli. E, subito dopo, i due presidenti si chiudono nello studio di Cossiga nella parte vecchia del palazzo. Dicono di essere «commossi» per questo incontro e immediatamente entrano nel merito delle questioni politiche. Cossiga è conciso: pochi argomenti, ma chiari nei loro contenuti. Spiega che in Gorbaciov vede un «riformatore intelligente, chiaroveggente e coraggioso» e che condivide la sua proposta per una «casa comune europea». Ma precisa che tale progetto va realizzato nel futuro. Gorbaciov condivide il punto di vista del presidente e promette di discutere la sua proposta con Andreotti e con De Michelis.

Cossiga, quindi, affronta la questione dell'Europa dell'est che si rinnova: oggi in Europa, grazie a Gorbaciov — sostiene il presidente della Repubblica —«niente può essere considerato come prima». Ma prima di azzardarsi a proporre forme di integrazioni definitive tra le due parti del Vecchio continente, suggerisce il rafforzamento della collaborazione e della cooperazione tra la Cee e il Comecon, tra la Nato e il Patto di Varsavia.

Gorbaciov, a proposito della collaborazione tra le due parti dell'Europa, cita l'esempio dei rapporti tra l'Italia e l’Urss: «Sono stati sempre stabili, anche quando tiravano venti contrari». E chiede il rafforzamento dei rapporti bilaterali. Spiega le difficoltà della sua perestrojka, soprattutto dal punto di vista economico, consapevole di trovare negli italiani ottimi partners commerciali. «Se una volta, le relazioni tra Usa-Urss, erano basate su principi di forza, ora sono basate, invece, sul confronto intellettuale e umano» e aggiunge che a suo avviso «il mondo attuale è migliore».

Molti strappi al cerimoniale
Strette di mano alla gente e caffè al Pincio
ROMA — La cronaca ha più fantasia del cerimoniale di una visita di Stato, i romani più entusiasmo del previsto e Gorbaciov del resto si permette vistose improvvisazioni con «strappi» che mettono in crisi la «sicurezza».

La prima giornata romana del leader sovietico sembra aver ritagliato qualche spazio all'ufficialità in favore del contatto con la gente. Al Colosseo, una visita di pochi minuti ha fatto scatenare fotografi e cameramen, urlare d'entusiasmo la gente: il presidente del Soviet supremo invece di andare verso l'interno dell'anfiteatro si è messo a stringere le mani, protese da dietro le transenne. E molte ragazze hanno cominciato a gridare, come in presenza d'una star della musica leggera.

La delegazione sovietica è stata accolta dal rimbombo dei 21 colpi di cannone e dagli squilli di tromba.

Al colloquio politico con il Capo dello Stato è seguita una breve colazione, poi la cerimonia d’obbligo all'altare della Patria e una rapidissima quanto convulsa «girata» per la città, sgombra di auto, piena di divise, con parecchia gente dietro le transenne. Del Colosseo si è già detto, ma «Gorby», come gli urlano dietro con affettuosa irriverenza per farlo girare dalla loro parte i romani, si e anche voluto offrire il piacere di una vista dal Pincio e un caffè alla celebre Casina Valadier. Quasi amaro, solo mezzo cucchiaino di zucchero, il caffè del premier, che ha lasciato anche poche e amabili battute sui microfoni di eroici e stravolti giornalisti (era un ristretto gruppo di prescelti, ci si divide a «stormi» per aspettare il premier ai vari appuntamenti, compresi i 340 americani e i 149 sovietici) ed ha stretto altre selve di mani.

28 Novembre 2020