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Venerdì 10 Luglio 2020

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27 maggio 1995

Caschi blu scudi umani

Ex Jugoslavia, un massacro che continua

Caschi blu scudi umani

Osservatori Onu incatenati dai serbi a protezione dei possibili obiettivi dei raid dei jet

SARAJEVO — Sale ancora la tensione in Bosnia dopo i due attacchi portati dalla Nato contro Pale, capitale dei serbi in Bosnia, e la rappresaglia di questi che ha provocato un massacro nell'enclave musulmana di Tuzla. I serbi bosniaci hanno annunciato che useranno come scudi umani gli osservatori dell'Onu impegnati nella zona. Alcuni di loro sono stati mostrati in televisione incatenati vicino a depositi di armi colpiti dagli aerei Nato. Al quartier generale della Nato a Bruxelles avvertono: non si illudano i serbi perché «dal cielo sono indifesi e la Nato ha 130 aerei pronti a decollare in ogni momento». Tra gli obiettivi già previsti e concordati vi è la possibilità di colpire i serbi in punti molto dolenti. La voce di un possibile intervento di teste di cuoio per liberare gli ostaggi viene per ora smentita a livello ufficiale. Mentre la portaerei americana Roosevelt si è spostata nell'Adriatico, l'Italia conferma la disponibilità dei suoi porti e aeroporti e l'intenzione di inviare navi e aerei.

Unanime condanna internazionale del bombardamento serbo sulla città di Tuzla
Lo choc della rappresaglia
BELGRADO — L'intera Bosnia è sotto shock per il massacro di Tuzla, la cittadina sul fiume Sprecia, impietosamente bersagliata nella notte dalle artiglierie pesanti che i serbo-bosniaci hanno sistemato sulle boscose pendici del monte Majevica.

Il vice presidente Ejup Ganic ha chiesto altre incursioni degli aerei Nato mentre il primo ministro Haris Silajdzic, da Zagabria, ha affermato che i paesi che continueranno ad opporsi alla revoca dell'embargo sulla vendita di armi alla Bosnia, saranno ritenuti «corresponsabili del genocidio».

I raid aerei Nato contro postazioni militari dei serbi di Bosnia e il massacro di Tuzla hanno suscitato le reazioni di numerosi governi. La situazione in Bosnia «preoccupa moltissimo» il governo italiano, ha dichiarato il ministro degli esteri Susanna Agnelli, aggiungendo che l'Italia considera «gravissima» la rappresaglia contro Tuzla e ritiene che «la Russia, arrivati a questo punto, dovrebbe muoversi e fare una pressione sui serbi e sui serbo-bosniaci perchè interrompano questo tipo di azioni».

Alcuni civili hanno tentato di uccidere gli ostaggi incatenati. Denunciati maltrattamenti
'Altre bombe e noi moriremo'
Il drammatico collegamento radio con imo dei rapiti
BELGRADO — I serbi di Bosnia hanno mostrato al mondo che la minaccia di usare il personale dell'Onu contro attacchi aerei della Nato era reale. La televisione di Pale, capitale dei serbo-bosniaci, ha trasmesso le immagini di sei osservatori militari dell'Onu, incatenati a pali o cancellate. Due osservatori dell'Onu — un russo, un canadese — sono stati incatenati ad un palo. L'altro, un ceco, è stato ammanettato alla porta di un bunker pieno di proiettili di artiglieria. I capelli biondi, lo sguardo più stupito che spaventato, indossano una camicia con le maniche corte, sono in piedi sotto il sole: le manette sono troppo corte perchè possano sedersi. Successivamente la televisione ha mostrato le immagini di altri tre osservatori, due ammanettati alla balaustra di un ponte e l'altro alle inferriate di un deposito o di un hangar. Uno degli osservatori prigionieri ha potuto parlare in un collegamento radio con il quartier generale dell'Onu a Sarajevo. «Siamo bloccati al cancello principale e aspettiamo che venga aperto — ha detto —. Ci sono molti civili. Uno ha tirato fuori una pistola e ha cercato di ucciderci. Io sono già stato picchiato». La stessa voce, più tardi, ha gridato: «Ci stanno ammanettando e ci hanno messo dentro un'automobile. Ora siamo immobilizzati qui dentro. Potete confermare che non ci saranno altri bombardamenti oggi?». Subito dopo, la dichiarazione più drammatica: «Siamo stati avvertiti che, se verranno lanciate altre bombe, noi moriremo». Più tardi, in un successivo collegamento, l'uomo ha affermato: «Ci hanno detto di dirvi che se i bombardamenti riprendono, noi moriremo per la Nato».

26 Maggio 2020