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Giovedì 28 Maggio 2020

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18 maggio 1972

Assassinato il commissario Calabresi

Indagava sulle Brigate Rosse e su Feltrinelli

Assassinato il commissario Calabresi

A Milano un atroce «delitto politico» freddamente premeditato

MILANO, 17. — Assassinato proditoriamente. Delitto di evidente ispirazione politica. Tre colpi (due alle spalle, uno alla nuca) hanno stroncato la vita del commissario Luigi Calabresi il cui nome fu legato alla tragica fine dell'anarchico Pinelli. Ed è stata forse la campagna d'odio montata contro il giovane funzionario di P. S. ad armare la mano dell'assassino che, secondo le prime indicazioni viene descritto come un uomo alto, sui trent'anni, biondo, vestito sportivamente. Il feroce crimine è stato compiuto stamane alle 9,15. Poco prima Luigi Calabresi che abitava al n. 6 di via Cherubini uno stabile signorile aveva salutato la moglie e i figli prima di recarsi in ufficio. 

Sceso in strada, si è diretto verso la sua auto.

Un giovane biondo, dall'aspetto vagamente straniero (così e stato riferito) sui trent'anni con una giacca verde e un paio di pantaloni dello stesso colore, si è avvicinato quasi di corsa al dott. Calabresi. È stato un attimo: giunto a tre metri di distanza, il criminale ha tirato tre colpi di pistola. Una pistola  a tamburo «38 special» (arma che ha un rinculo violento). Due li ha piazzati alla schiena del funzionario, che si è abbattuto con un grido fra la sua «500» e una «Kadett» bianca parcheggiata a fianco. Il terrorista non si è fermato, si è chinato sull'uomo agonizzante e lo ha finito subito con un altro colpo, alla nuca. L'assassino si è diretto di corsa verso una «125» blu al volante della quale c'era una donna (o un capellone), parcheggiata a qualche decina di metri in via Mario Pagano, davanti ad un negozio di frutta.


Drammatica conseguenza
Chi lo ha ucciso
è problema che riguarda la Legge, che cosa lo ha ucciso è invece problema che riguarda tutti i cittadini ed è quindi un problema politico, così come è politico l'assassinio di Milano.

È questa una differenziazione che ciascuno deve avere ben chiara per analizzare l'episodio di ieri e per valutare i fatti (e le parole) che lo seguiranno.

Il chi può essere un fanatico, o un provocatore o un pazzo; può essere individuato o può sfuggire; può essere, se individuato, catalogalo in questo o quel estremismo italiano o straniero. Il saperlo sarà importante, ma non decisivo. È decisivo invece, e da subito, delineare e bloccare il che cosa ha ucciso, vale a dire la situazione generale, politica e morale, che ha preparato e consentito il delitto.

È della situazione italiana da tre anni a questa parte che parliamo. Di una situazione che ha visto progressivamente scollarsi lo Stato dell'idea liberale ed annullarsi in lassismo rinunciatario o in furore egoistico ogni partecipazione responsabile alla vita della cosa pubblica; che ha visto i diritti cancellati dagli abusi e gli magnificati quali nuove forze legittimate dall'inarrestabile marcia verso il domani migliore.

Eccolo qui qui, il domani.

È della situazione italiana, ripetiamo, che dobbiamo parlare; non dello sparatore e se era biondo o bruno o con la  parrucca. Di una situazione nata dalla convinzione che tutto era possibile e tutto era ammesso e tutto era dovuto: «Vincere» ogni controversia con gli scioperi anziché risolverla con la trattativa, esser promossi con le assemblee anziché con lo studio, comandare alle maggioranze anziché adoperarsi per non esser più minoranza, picchiare i poliziotti per esser temuti dai padri anziché temerli, distruggere il «sistema» anziché modificarlo e migliorarlo, stare a guardare che cosa ne veniva fuori anziché adoperarsi personalmente e giorno per giorno nelle piccole rivincite del buon senso.

Non cercate i mandanti perchè sono queste premesse che hanno consentito e creato il «clima» e la situazione direttamente responsabili di questo e di altri delitti.

16 Maggio 2020