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Domenica 31 Maggio 2020

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14 marzo 1987

L'inferno sulla nave

Tredici operai soffocati nello scafo in fiamme

L'inferno sulla nave

Ravenna: tragedia del «lavoro nero» a bordo di un cargo in riparazione

L'incendio è stato provocato dalla rottura di un cannello della fiamma ossidrica - La morte è arrivata rapidamente - I vigili del fuoco hanno dovuto faticare per squarciare le lamiere dello scafo ed estrarre i corpi delle vittime

RAVENNA — Sono morti in pochi minuti, soffocati da un fumo nerissimo e tossico, mentre tentavano di fuggire dagli strettissimi boccaporti, prigionieri senza scampo di un cunicolo nel sottofondo della «Elisabetta Montanari», una nave che trasporta gas, ferma per lavori nel porto canale di Ravenna. Tredici operai, di cui due al primo giorno di lavoro, sono rimasti vittime di uno dei più gravi incidenti sul lavoro negli ultimi anni.

Ancora una sciagura su una nave, dopo quella del traghetto inglese, solo che questa volta lo scafo era completamente in secca, nel bacino di porto San Vitale, per una revisione.

È successo alle nove di ieri mattina, quando a bordo della nave c'era circa una settantina di operai che ogni giorno salivano per il consueto lavoro, dal 22 febbraio scorso. L'incendio si è sviluppato quasi senza fiamme, provocato quasi certamente dalla rottura di un cannello della fiamma ossidrica adoperato dalla stessa squadra di operai, che ha dato fuoco al materiale di coibentazione, resina e catrame, con il quale stavano isolando le cisterne e varie parti dello scafo. Il fumo acre e denso, forse provocato anche da residui del gas di petrolio che si trovavano ancora nella aria ha soffocato i 13 operai che si trovavano più vicini.

Impossibile uscire da quell'inferno: i «passi d'uomo» attraverso i quali potevano trovare la salvezza sono strettissimi, circa una sessantina di centimetri, e a separare gli operai dal ponte c'era anche una scaletta ripida e strettissima, lunga molti metri. Passaggi talmente disagevoli che per raggiungere lo spazio tra la paratia interna e la paratia esterna dove stavano lavorando gli operai dovevano togliersi gli indumenti pesanti e ingombranti.

I soccorsi sono stati difficilissimi. Dopo la prima squadra di vigili del fuoco di Ravenna ne sono intervenute altre tre, sia per mare sia per terra. Per spegnere le fiamme hanno dovuto far uso di autorespiratori, e si è dovuto praticare uno squarcio sotto la linea di galleggiamento dello scafo per poter estrarre i corpi delle vittime nel sottofondo. Un po’ per volta sono state tirate fuori le 13 salme.

11 Marzo 2020