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Sabato 30 Maggio 2020

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10 marzo 1955

Tumultuosa rissa al Senato

Tumultuosa rissa al Senato

Semiciclo trasformato in un "ring,,; comunisti e missini si scontrano fino a che Merzagora non sospende la seduta 

ROMA, 9. — Un violentissimo incidente, il più violento della seconda legislatura, ha stamane trasformato l'aula severa del Senato in un ring di pugilato generale. Sapendo che il sen. Sereni in sede di approvazione del verbale della seduta di sabato mattina avrebbe replicato alle accuse di «disertore» mossegli da Messe, tutti si aspettavano che ci sarebbe stato del chiasso, ma non certamente l'indegno spettacolo che è avvenuto.

La seduta è cominciata alle 10 presieduta da Merzagora, presenti molti senatori delle varie parti; al banco del Governo il ministro Martino era assorto nella lettura dei giornali allorché l'ex ministro comunista e presidente nazionale dei Partigiani della pace, Sereni ha chiesto subito la parola per fatto personale dichiarando però che non si sarebbe limitato al fatto personale, ma avrebbe fatto delle precisazioni di carattere generale per non venir meno al suo dovere di senatore, di italiano, di anti-fascista. 

TURCHI (MSI): «Anche i fascisti erano italiani». 

PRESIDENTE: «On. Turchi, la invito a non interrompere».

SERENI: «On. presidente, mi dia atto che io non ho detto che i fascisti non erano italiani; ho detto solo che io sono un italiano anti-fascista».

BUSONI (soc. - rivolto a Turchi): «Taci, fascista ».

SERENI: «Verrei meno al mio dovere se consentissi che qui si esaltasse il regime corrotto che ha portato ..l'Italia alla rovina».

E di questo passo per un buon tempo.

FRANZA (in piedi, rivolto a Merzagora): «Presidente, offende continuamente una parte dell'Assemblea, lo faccia tacere».

PRESIDENTE: «Onorevoli colleghi!».

FRANZA: «No: l'on. Sereni deve rettificare il suo linguaggio».

FERRETTI: «E' un volgare provocatore».

SERENI (tra i clamori altissimi): «Ogni volta che il cadavere fascista tenterà di rialzare la testa...».

FRANZA (gridando, assieme a tutti i senatori missini, in piedi e rivolti a Merzagora): «Presidente: non si può tollerare questa continua provocazione».

SERENI: «...Troverà di fronte il baluardo degli antifascisti».

 

L'aula è tutto un ribollire; i senatori comunisti e socialisti scesi nell'emiciclo si lanciano verso i banchi della destra.

E' in testa il sen. Mariotti  mentre i commessi cercano di mettersi tra i contendenti; anche i senatori questori cercano di trattenere i colleghi. Mariotti, Voccoli, Spezzano, Ottavio Pastore, Negarville si buttano addosso ai banchi di destra. Il sen. Franza, capo del gruppo missino, si lancia contro i senatori comunisti tirando pugni e ceffoni; altri senatori missini, Ragno e Trigona si lanciano in appoggio al loro capo gruppo affrontando a pugni i comunisti.

La colluttazione tra missini e comunisti diventa vivacissima. I senatori degli altri settori non si muovono; il sen. Messe è fermo al suo banco; un aitante commesso afferra il sen. Asaro (com.) per la testa e sbrigativamente lo trascina fuori dell'aula, mentre i senatori Bitossi e Morandi cercavano inutilmente di strappare il loro compagno dalla ferrea presa del commesso.

Anche qualche monarchico, specie il. senatore Guariglia, si gettava nella mischia; il comunista Voccoli tirava uno schiaffo in viso al sen. Barbaro mutilato di guerra. Il presidente Merzagora nella impossibilità di sedare il tumulto faceva suonare la sirena per sgombrare le tribune e si alzava in piedi per sospendere la seduta. Un tempo, in seguito a questo gesto, il tumulto cessava di colpo; ma facendosi invece più alti i clamori, e più violenta la rissa, Merzagora lasciava il proprio banco.

I componenti dell'Ufficio di  Presidenza ed i capi dei gruppi parlamentari, acquetatosi infine il tumulto, venivano convocati nel Gabinetto di Merzagora mentre i senatori missini e monarchici si riunivano insieme per decidere il da fare.

10 Marzo 2020