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Venerdì 05 Giugno 2020

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9 marzo 1965

Voleranno a «carbone» gli aerei di domani?

È nata la "Super,, del cielo!

Voleranno a «carbone» gli aerei di domani?

Un nuovo carburate - il carbojet - è stato messo a punto in Francia

PARIGI, marzo. — I «supersonici» di domani voleranno a «carbone»? Conoscendo quanto della sua importanza come fonte di energia il carbone abbia perso ne gli ultimi tempi, si potrebbe pensare ad una battuta spiritosa. Non è così, perchè dal carbone è nato il «carbojet» un nuovo carburante per aerei a reazione.

Volume dei serbatoi, peso del carburante, sua capacità energetica, sono dati importanti, soprattutto per aerei che viaggiano ad altissime velocità e che, per le condizioni stesse di volo, hanno tutto un insieme di esigenze a volte contraddittorie. Oggi il carburante più impiegato è il Kerosene, ma un altro tipo è in uso, il «J.P.4», (jet propeller) che dal primo differisce solo per la distillazione.

Le ricerche continuano: gli americani hanno messo a punto degli idruri di boro che in definitiva pare non abbiano dato risultati interessanti. I prodotti più ricercati sono però gli idrocarburi — composti chimici di carbonio e di idrogeno — e specialmente quelli con la più grande quantità possibile di idrogeno nella composizione.

Al Centro studi e ricerche degli «Charbonnages de France» — l'Azienda mineraria nazionalizzata — il direttore prof. Letort ha pensato di trovale la materia prima per questi idrocarburi speciali nel catrame di carbon fossile che si produce nel processo di trasformazione del fossile in coke. Dopo lunghe esperienze di laboratorio, è nato il «carbojet».

 In una ampolla, sul tavolo del prof. Letort, un liquido trasparente, incolore: è la nuova «super» del cielo.

— Quali, professore, le qualità essenziali del suo carburante? «Anzitutto consente ad un aereo di aumentare del 10-20 per cento il suo raggio d'azione. L'essenziale è di portare a bordo, nel più piccolo volume possibile, il massimo numero di calorie liberabili al momento della combustione: il carbojet è sensibilmente più denso degli attuali kerosene e quindi, con lo staso serbatoio, il velivolo può portare una maggiore «energia». In più, il carbojet resiste alla decomposizione termica. Ha cioè una grande stabilità: alle altissime velocità il surriscaldamento è enorme e il carburante funge da liquido "refrigerante" prima di bruciare».

«Terza qualità — continua  il prof. Letort — è che il nostro carburante rimane sufficientemente fluido per circolare nelle delicate tubature anche alle temperature di -40° -60° di cui può essere portato l'aereo a grandi altitudini».

Ma la maggior difficoltà che il carbojet troverà per «imporsi» sarà senza dubbio il suo costo di produzione. L'industria carbonifera è ancora fortemente tributaria del lavoro umano — lavoro che rappresenta i 2/3 del prezzo del carbone — e quindi i costi di estrazione incidono fortemente alla base di ogni successiva trasformazione.

06 Marzo 2020