il network

Domenica 15 Dicembre 2019

Altre notizie da questa sezione

Blog


14 novembre 1951

48 ore di ansia in tutta la provincia per la grande piena del Po

Campane a martello a Stagno, tutta Casalmaggiore attorno al "Crocifisso miracoloso"

48 ore di ansia in tutta la provincia per la grande piena del Po

Il suono della campana a  martello è troppo collegato, nei ricordi d'altri tempi, a cose gravi e irreparabili, perchè anche oggi non susciti nell'animo di chi la ode sentimenti di commozione e di spavento. In città, la vecchia campana a martello è sostituita dai moderni altoparlanti, issati sulle auto, che sfrecciano di strada in strada e che — come è avvenuto ieri a Nizza, Monferrato — annunciano alle popolazioni un pericolo incombente. Ma in campagna, non è così. In campagna, certi mezzi modernissimi sono ancora sconosciuti; né, in fondo, la forza della tradizione permetterebbe che i sistemi che furono cari ai «vecchi», oggi vengano completamente soppiantati. Si suona ancora a martello, nelle chiese di campagna, quando il fuoco minaccia una cascina o quando una calamità collettiva sta per abbattersi su tutti. E a martello, si è suonato ieri disperatamente, affannosamente a Stagno Lombardo. La grande piazza, le strade ben selciate, erano vuote.

L'ultima Messa era stata detta poco prima, ormai tutti erano tornati a casa e si erano seduti attorno alla tavola. D'un tratto, nel gran silenzio meridiano, la campana maggiore della chiesa ha cominciato a scandire i suoi tocchi affrettati, ha riempito il paese di un suono cupo, grave, pieno di minaccia e di mistero. È stato un accorrere di folla sulla piazza, è stato un intrecciarsi affannoso di domande, mentre i rintocchi disperati continuavano a diffondersi dalla torre e a risuonare nelle campagne.
Da cui accorrevano uomini d'ogni età, badile in spalla, pronti ad ogni opera di soccorso.
Il parroco, don Commetti, ha fatto con poche parole il quadro della spaventosa situazione: l'argine del comprensorio (non quello maestro) in località Casotti, non aveva potuto resistere alla tremenda pressione delle acque e aveva ceduto: immense estensioni di terreno erano ormai sommerse; una ventina di cascine erano isolate, con l'acqua all'altezza del primo piano, l'argine maestro ora l'ultimo baluardo che ancora potesse resistere contro l'irruenza dei flutti. Neppure un braccio poteva considerarsi superfluo: chiunque avesse voluto prestare la sua opera di soccorso a centinaia di persone in pericolo, chiunque avesse voluto lavorare per rinforzare l'argine maggiore e contribuire alla difesa comune, sarebbe stato estremamente utile.

Nel corso della notte precedente, parecchi argini golenali avevano ceduto, così che centinaia di abitanti in cascinali che non avevano voluto evacuare, dovettero essere salvati con interventi complessi e pericolosi.
A Martignana Po, tremila pertiche di terreno sono state sommerse, 17.000 a Torricella del Pizzo, 2.000 a Gussola, altre vastissime estensioni in altre zone limitrofe.

Alle 14 a Casalmaggiore si era svolta una solennissima processione religiosa alla quale tutta, assolutamente tutta la popolazione della città aveva preso parte. L'Abate Mitrato mons. Marini, sorreggeva il Crocefisso miracoloso che è custodito nella chiesa abbaziale: il sacro corteo ha percorso le vie principali, si è ammassato lungo le arginature, dall'alto delle quali monsignor Marini ha alzato tre volte, benedicente, il Crocefisso, mentre la popolazione si inginocchiava devotamente sul terreno bagnato. 

A Cremona nel corso della notte il Morbasco è improvvisamente aumentato di livello, ha straripato, ha invaso le campagne limitrofe. Tutti i campi di via Massarotti erano coperti da uno strato d'acqua che, a seconda de loro livello, si aggira sui due metri: la caserma degli agenti di P. S. è stata allagata, così che si è dovuto provvedere d'urgenza a trarre dalle rimesse tutti gli automezzi e ad allinearli sulla strada.

Il grandiosissimo spettacolo della più grande piena del Po che la storia ricordi (il livello massimo è stato raggiunto alle 16 con una altezza di metri 5.94 contro il livello massimo di m. 5.41 dell' 8 novembre 1857) ha attirato folle immense di curiosi.
Per tutta la giornata, decine di migliaia di persone si sono avvicendate sul viale, lungo la via del Sale (chiusa al transito d'ogni veicolo, sul ponte.
C'era, fra tutti quegli spettatori, non soltanto il desiderio di vedere uno spettacolo mai prima veduto, ma forse anche un po' d'ambizione: poter raccontare in un giorno lontano ai nipotini intenti: «Sapete, io ho veduto il Po nel novembre del 1951, quando le acque raggiunsero il livello più alto che la storia ricordi. Se aveste visto quant'acqua...»

In città, in fondo, non vi è stato disagio per questa piena. In imbarazzo, invece, si son trovati gli abitanti delle frazioni rivierasche vicine. Al Bosco, per esempio, ove l'acqua era giunta a cento metri dalla chiesa. E si vedevano, quasi fosse divenuta una piccola Venezia, le sagome nere delle barche che sbucavano dalle stradicciole e dai portoni delle cascine: e coloro che non avevano voluto abbandonare le loro abitazioni, le raggiungevano con scale a piuoli appoggiate alle finestre, le basi pescanti nell'acqua.

12 Novembre 2019