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Domenica 20 Ottobre 2019

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23 giugno 1957

Vinto l’infarto cardiaco con una operazione tanto breve quanto tecnicamente semplice

Un vecchio medico cremonese propose quel metodo mezzo secolo fa; ma allora nessuno volle credergli

Vinto l’infarto cardiaco con una operazione tanto breve quanto tecnicamente semplice

Il Prof. Battezzati, che dirige l'Istituto di Patologia  Chirurgica dell'Università di Parma, si è particolarmente interessato, con la sua Scuola, ai problemi della rivascolarizzazione del miocardio e dal 1954, riprendendo i vecchi concetti di un chirurgo cremonese, ha proposto ed attuato un nuovo intervento che ha destato vivissimo interesse in Italia ed all'estero e in particolare negli Stati Uniti.

Questo atto operatorio consiste nella semplice legatura delle arterie mammari e interne, arterie che decorrono nella parte anteriore del torace in prossimità dello sterno; esse hanno dei diretti rapporti vascolari con il circolo coronarico sì che la loro legatura a ad una determinata altezza permette di deviare una parte della loro portata sanguigna verso il circolo del cuore.

L'intervento, contrariamente a quasi tutti gli altri in questo campo della chirurgia, è tecnicamente semplice, non traumatizzante ed  assolutamente privo di ogni, rischio operatorio; è così possibile attuarlo anche in pazienti in gravissime condizioni.

Sia gloria e onore al dottor Fieschi, il cui ricordo viene oggi riabilitato.

Vada un doveroso riconoscimento alla memoria di questo vecchio medico, nato troppo presto, in un'epoca non propizia, e le cui audaci concezioni furono, ai suoi tempi ritenute stramberie, se non, addirittura frutto di una mente ottenebrata.

Era questo il destino degli uomini le cui vedute erano troppo nuove in quegli strani tempi dì transizione, in cui il presentimento della scienza nucleare si confondeva pare incredibile, con certe pratiche care al medioevo.

Vi erano già i medici che guardavano con interesse e simpatia alle nascenti «specialità»; ma vi erano ancora quelli che ritenevano gran cosa il salasso e il clistere. Fieschi, visse proprio in quell'epoca strana, in cui la gran massa dei medici si chiudeva in cerchio oltre il quale non era possibile andare; essi si ritenevano i depositari di quella che, con una certa irrisione, veniva definita «scienza ufficiale» e non ammettevano che si potesse andare oltre a quel che si era conquistato. Questo il difetto fondamentale del XIX secolo, in cui la tecnica vagiva (lo si vede bene oggi) ma in cui tutti credevano d'aver raggiunto i limiti supremi.

Fieschi no. Fieschi sapeva che c'erano ancora tante e  tante cose da scoprire; diceva che, forse, non era stato scoperto ancor nulla. E allora là, nel suo piccolo ospedale di provincia, tentava cose nuove, sperimentava con sicura coscienza, avanzava teorie che sembravano follie.

In pochi anni, seppe circondarsi dalle più violente antipatie, che poi si tramutarono in una specie di odiosa pietà. E tentarono di fargli perdere il posto, tentarono di fargli revocare il permesso di svolgere l'arte sanitaria, tentarono persino di farlo rinchiudere in un manicomio. Ma chi era il visionario? Colui che guardava audacemente nel futuro con occhio d'aquila o coloro che contemplavano il passato?

Giorni or sono, in un congresso di medicina al quale parteciparono i più celebri sanitari di tutto il mondo, venne fatta una affermazione: i malati di tetano avrebbero sofferto meno se fossero stati ospitati in una stanza dalle pareti e dai vetri viola. Perchè? Questo non lo sappiamo. Ma sappiamo che il venerando chirurgo prof. Fieschi quando quarant'anni fa non sapeva più a chi confidare le proprie idee, perchè nessuno ormai voleva più ascoltarlo, si recava all'ospitale redazione del quotidiano cremonese che aveva lo stesso titolo del nostro, e narrava a un esordiente, giovanissimo giornalista ch'egli aveva preso in simpatia e che lo ascoltava con lo stesso reverente interesse con cui poteva leggere i romanzi di meravigliose avventure, i suoi sogni. E fu allora che gli parlò del color viola per gli ammalati di tetano. All'ospedale, c'era un bambino che il morbo tremendo straziava. «Quanto soffrirebbe meno — diceva Fieschi — se lo mettessero in una stanza color viola. E a uno che si rivolse a lui per ottenere un farmaco per ingrassare, rispondeva: «Niente medicine: sono tanti veleni. Dormite in una stanza con le tendine rosse». Cosa ci sarà di vero?

Ma oggi, la figura di Fieschi giganteggia per ben altro. Mezzo secolo fa, egli intuì quell'intervento chirurgico che oggi viene giustamente esaltato; e ne scrisse in un opuscoletto che probabilmente nessuno lesse, tranne, per le sue speculazioni scientifiche, il direttore del manicomio...

Quasi mezzo secolo prima l'umanità avrebbe tratto vantaggio da una felice intuizione.

Ma il dott. Fieschi era un povero pazzo; e gli altri, i savi, non potevano guardarlo che con commiserazione...

20 Giugno 2019