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Lunedì 24 Giugno 2019

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22 febbraio 1948

Così i Savoia vissero in Egitto

La coabitazione a casa Ambron

Così i Savoia vissero in Egitto
Quello di casa Ambron (e non 
Zambron, Hàbon, com'è stato detto) fu veramente per Vittorio e 
per Elena un approdo di fortuna. 
In quattro e quattr'otto essi dovettero lasciare la sontuosa fiorita dimora di Antoniadus, offerta loro da Faruk il giorno stesso dello sbarco in Egitto, perchè la commissione britannica 
sbarcata ad Alessandria la volle 
per sé, subito, disinvoltamente 
osservando di non capire come 
un asilo diverso, uno dei varii 
messi dal governo del Cairo a 
sua disposizione, sul mare, nel 
retroterra, con giardino e senza, 
non potesse ugualmente servire 
per la famiglia Savoia che (bisognava tener conto anche di questo), era ormai ridotta a cinque 
o sei persone, seguito e servitù. 
Inclusi. Faruk ne rimase molto 
contrariato, ma Vittorio lo tolse 
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Respinte da Gottwald le direttive del Presidente della Repubblica, vengono mobilitate le forze rosse per un colpo di stato 
PRAGA. 21. - Alle 8,30 di stamane, nonostante il freddo intenso e la neve, migliaia di militanti 
del partito comunista cecoslovac. 
co, si sono riuniti a&e varie sezioni del partito a Praga per partecipare ai cortei che affluivano 
verso la Piazza della città vecchia ove alle 10 i\ primo ministro 
comunista GottwaW, ha pronunI ciato di "suo discorso.  » comunista però respingeva le di- zionale. i cui ministri si sono di 
recesso a 
per una divisa inglese 
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Sarà di scena 11 /Congresso di Montevideo con i più moti fuorusciti italiani 
ROMA, 21. — Una interessante 
causa per diffamazione si svolgerà (lunedi prossimo davanti al 
Tribunale di Roma, in seguito a 
querela sporta dall'aw. Pietro 
Tamagnini, vicepresidente delia 
Associazione Combattenti e Reduci, contro i direttori ed i re 
sponsabili dei periodici « Voce 
del prigioniero ». « Tempo nostro » e « Fra Diavo.o », i quali 
qualificarono da «traditore» l'at. 
teggiamento tenuto dai Tamagnini per avere collaborato con givi 
inglesi, prima ancora dell'ai-mistii'-
aio dei settembre 1943, quando 
egli era prigioniero. 7 
L'aw. Tamagnini, durante la 
istruttoria, Ila ammesso di/avere 
indossato ila divisa delV*feercito 
ingjese e di avere collaborato anche prima del 25 luglio/1945. sostenendo poro di aver/è fatto ciò 
per aiutare i compagni di prigionia e per far risorgere il nome 
degl'esercito italiaipio. 
Di qui l'àntere/sse del processo 
che ha evidenti-'riflessi di ordine 
morale Per quanto riguarda i'o. 
nere militare- dei combattenti. 
li Tamagnini ha citato vani testimoni trn i quali l'on. Pa «riardi e i'on. Sforza, perchè depongano sul Congresso di Montevideo, a cui essi presero parte in 
rappresentanza degli esula italiani antifascisti e suglj incitamenti 
fasti: in quella occasione per abbattere il fasoismo e sull'invito 
a fare un esame di coscienza per 
vedere cosa ciascuno avesse potuto fare per conseguire questo 
scopo. 
Rachele Mussolini 
ha scritto un libro 
sul defunto dittatore 
ROMA, 21. — Rachele Mussolini' 
ha lasciato per qualche tempo la 
sua residenza di Foro d'Ischia ed 
e venuta a Roma, ospite di amici, 
per correggere le bozze di un suo 
libro del defunto dittatore. 
Ella cominciò a scrivere il libro, nel quale racconta la vita 
del marito e parla anche di sé, un 
anno fa, e da qualche mese ha dato il manoscritto alla stampa. 
Pare che il libro contenga episodi assolutamente inediti sulla vita di Mussolini specialmente sui 
suoi rapporti familiari. 
Fa morire di lame 
la figlia illegittima 
ROMA, 21. — Una madre snaturata che ha fatto morire di fame la propria figlioletta di 21 
giorni ha oggi corso il rischio di 
essere linciata dalla folla. Si tratta di certa Rosina Giannini di 32 
annj da .Ariccìa, la quale avendo 
il marito detenuto nel carcere, intesseva u!na relazione in seguito 
alla qualie nacque una bambina. 
La donna spaventata dall'idea che 
il marit/o, prossimo ad uscire dal 
carcere/ potesse vendicarsi, pensò 
di sopprimere il frutto della sua 
colpa
7
 e cominciò a sospendere gli 
aliro/enti, provocando la morte della/bambina. Conosciuto il fatto, 
gjfi abitanti circondarono la casa 
fiella donna, tentando di forzarne l'ingresso e di linciare la col. 
pevole, ma i Carabinieri riuscivano a proteggerla fino al carcere. 
E' stata esoguita nelle prime ore 
di ieri mattana davanti a una, caserma 
della capitale la sentenza di condanna 
a morto mediante fucilazione pronunc.'ata dalla corte marziale d; Atene 
nei confronti di 20 cittadini greci (fra 
cui una donna) colpevoli di violazioner il manteni-1 nazione. 
messi dal governo, ed ha lanciato 
grida per chiedere l'interdizione 
del giornale stesso. La folla ha 
tentato anche a più riprese di 
penetrare nell'edificio ma senza 
Egli ha dichiarato anzitutto che : chiarazioni del presidente e cbiela recente decisione della magi deva Inclusione dei tre partiti 
goranza governativa" che ordina, non marxisti dal. Governo 
va al Ministro dell'Interno di non. Si apprende frattanto che, al 
nominare i più comunisti ai pò- ' termine rt?Ua manifestazione  d i . . 
sti direttivi della polizia cecoslo. j stimane per il discorso du Gott-j troppo impegno. La polizia non è 
vacca, era « contraria alla legge ; trald, ara fol'a di alcune migliaia comparsa sulla scena della dimoed alla costituzione ». « E' per ! di persone, si è recata alla sede j strazione. 
questo — ha detto Gottwald — j dé\ giornate <• Svohodno Slovo », i Un comunicato della direzione 
che il Ministro comunista non ne 1 orgino dei partito socialista na-1 del partito comunista cecoslovac. 
ha tenuto conto. Egli ha escla- j • 
mato: ((Noi non abbandoneremo  t ~ ~ * * -
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* » " — — ^ " " " " ^ " 
co annuncia questa sera che il 
partito ha decretato la mobiKtazione immediata di tutte le forze 
della classe operaia al une di ap* 
poggiare il governo di Klement j una vetrina un giocattolo fatto, 
rapidamente di pena e d'impaccio facendo sapere al suo giovane amico (ma erede d'una antica amicizia familiare, e personalmente grato per una non dimenticata affettuosa ospitalità 
romana) che non c'era poi nulla 
di troppo grave in quel che stava accadendo e che, ormai, ai 
rapidi trasferimenti aveva fatto 
l'abitudine. C'erano già dei suoi 
messi in gi

Quello di casa Ambron (e non Zambron, Hàbon, com'è stato detto) fu veramente per Vittorio e per Elena un approdo di fortuna. In quattro e quattr'otto essi dovettero lasciare la sontuosa fiorita dimora di Antoniadus, offerta loro da Faruk il giorno stesso dello sbarco in Egitto, perchè la commissione britannica sbarcata ad Alessandria la volle per sé, subito, disinvoltamente osservando di non capire come un asilo diverso, uno dei varii messi dal governo del Cairo a sua disposizione, sul mare, nel retroterra, con giardino e senza, non potesse ugualmente servire per la famiglia Savoia che (bisognava tener conto anche di questo), era ormai ridotta a cinque o sei persone, seguito e servitù inclusi. 

Faruk ne rimase molto contrariato, ma Vittorio lo tolse rapidamente di pena e d'impaccio facendo sapere al suo giovane amico che non c'era poi nulla di troppo grave in quel che stava accadendo e che, ormai, ai rapidi trasferimenti aveva fatto l'abitudine. Egli si reputava, ed era,un cittadino privato, e di questa improvvisa qualità cominciava a capire, e a rivendicare, i più elementari e preziosi vantaggi: primo, quello d'abitare una casa propria, senza intorno contese o discussioni.

Gino Olivieri, una specie di nostromo di Casa reale, trovò la casa d'un ricco italiano, da molti anni  residente in Egitto, nel quartiere Moharrem Bey a circa tre chilometri dal centro della città, verso la marina. Casa Ambron, un nome circondato della maggiore stima e della più grande simpatia in tutto l'Egitto.

Un punto problematico, però, c'era. Si trattava di accettare una vera e propria coabitazione, sia pure col distacco di due piani diversi. Il signor Ambron avrebbe messo molto volentieri a disposizione degli ex sovrani tutto il piano terreno, il più elegante, il più confortevole anche per l'abbraccio d'un magnifico giardino sempre in fiore, ed avrebbe tenuto per sé le stanze superiori. La grande scala di ingresso sarebbe restata ai Savoia: gli Ambron avrebbero usufruito di un accesso laterale direttamente comunicante col secondo piano. La cucina quella sì, bisognava tenerla a mezzadria, perchè ce n'era una sola.

E cominciò la vita borghese. La progressiva smobilitazione di ogni attrezzatura d'etichetta avvenne in modo quasi inavvertito per tutti. Si sarebbe detto che quei due vecchi coinquilini se la passassero così in quell'aura di dignitosa malinconia  propria dei vecchi di buona razza, chissà da quanto tempo. L'antica vocazione di Elena, una spiccatissima vocazione di massaia che vuol vedere, sapere, sorvegliare, tutto da sé, parve distendersi in quell'occasione proprio con un lungo respiro di beatitudine. Spessissimo il vecchio Ambron, e talvolta anche la moglie e i figli, scendevano e restavano lì, conversando di cento argomenti, in perfetto clima di salotto normale, fino al momento in cui Vittorio, senza neanche bisogno di guardare l'orologio, si alzava dicendo: «Le dieci». Ed erano proprio le dieci in punto, le famose, inviolabili,dieci del coprifuoco reale. Qualche volta una conversazione su un dato tema, o addirittura una frase, sia pure del re, restavano a metà.

Di tutto si parlava, fuorché di politica.

«Sarà per pochi giorni... » aveva detto il re nell'accettare l'ospitalità degli Ambron. Infatti quasi subito, Olivieri si rimise in giro per trovare una cosa da comprare. Ma i pochi giorni furono circa tre mesi. Quella coabitazione durò, cioè, fino a quando non fu trovata e acquistata villa Yela

Nell'andarsene, i Savoia dissero agli Ambron di portarsi via, di quei giorni, di quel luogo, il più caro ricordo.

22 Febbraio 2019