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Lunedì 24 Giugno 2019

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13 gennaio 1960

La visita alla nostra città di Napoleone Buonaparte fu il preludio all'istituzione delle diligenze postali

Un avvenimento cremonese del 1805

l'istituzione delle diligenze postali

Le prime tre linee portavano a Milano, a Mantova ed a Brescia - Il servizio venne poi mantenuto anche sotto il Governo dell'imperatore Francesco I

All'inizio, delle guerre napoleoniche, dopo che i francesi ebbero conseguito alcuni importanti successi a Montenotte, a Millesimo ed a Mondovì ed ebbero conquistato la fortezza di Pizzighettone, Cremona vide il suo territorio invaso dagli austriaci che stavano rovinosamente abbandonando la linea dell'Adda per raggiungere quella dell'Oglio. Nemmeno su quest'ultimo fiume, però, gli austriaci riuscirono ad attestarsi perchè il giovane Buonaparte, concentrata a Cremona la sua cavalleria, la lanciò sulla retroguardia austriaca, costringendo i nemici a trovare scampo al di là del Mincio.

Qualche anno dopo, però, mentre il generale francese si trovava in Egitto, gli austriaci tornarono nel cremonese e si abbandonarono ad ogni sorta di soperchierie. Il maresciallo austriaco Suwaroff dimostrò largamente di meritarsi l'appellativo di «Attila redivivo» con cui l'avevano accreditato i popoli dei territori sottoposti; il fanatico comandante tartaro, che in precedenza aveva massacrato gli ultimi eroi della libertà polacca, «terribile nella bruttezza e ripugnante nella persona», incitò i suoi soldati alle stragi, al saccheggio ed all'odio. I cremonesi vennero inoltre costretti a grandi esborsi di denaro, vennero sottoposti alla requisizione dei generi e degli effetti più diversi e dovettero infine sottostare alla «coscrizione» militare. La dominazione austriaca di quei tristi anni portò un danno incalcolabile anche alla rete stradale cremonese che, abbandonata a se stessa, dopo l'usura della lunga campagna bellica, divenne pressoché impraticabile. Il sistema stradale della nostra provincia era a quei tempi massimamente basato su quattro arterie che, partendo da Cremona, congiungevano la città con Milano (per Pizzighettone e Lodi), con Mantova (per Piadena e Casalmaggiore), con Brescia (per Robecco e Pontevico) e con Bergamo (per Casalmorano e Soncino). La manutenzione e la perfetta viabilità erano curate dal «Dipartimento ai pubblici lavori» istituito una decina di anni prima dell'imperatore austriaco Giuseppe II in un comma del suo «piano stradale».

La guerra aveva però mandato a monte questa organizzazione previdenziale in modo che, quando Napoleone riconquistò la Valle Padana, le strade cremonesi erano assolutamente impraticabili.

Nel frattempo si era costituita la Repubblica Italiana (retaggio della Repubblica Cisalpina di qualche anno prima) e Cremona era diventata la città capoluogo del «Dipartimento dell'alto Po» che comprendeva, oltre al territorio prettamente cremonese, anche quelli circostanti le città di Crema e di Lodi nonché quell'appendice mantovana che è  posta anche oggigiorno alla destra dell'Oglio. Nei due anni della sua permanenza nella nostra città, il nuovo prefetto tentò invano di risolvere il problema stradale che affliggeva la provincia e lo lasciò in retaggio a Bartolomeo Masi che a lui successe nel 1804. Fu il Masi a risolvere la crisi delle nostre strade. Il nuovo reggitore, infatti, subito dopo l'incoronazione di Napoleone ad imperatore (2 dicembre 1804) ed a re d'Italia (26 maggio 1805), chiese ed ottenne che Buonaparte visitasse Cremona.

Fu così che l'imperatore francese, che stava percorrendo in carrozza la strada da Milano alla nostra città, giunto ad Acquanegra fece staccare un cavallo, in sella al quale giunse poi quasi inosservato a Cremona, per non sottostare agli incredibili sobbalzi a cui il pessimo fondo stradale sottoponeva il veicolo. Napoleone si trattenne in città il 10 e l’11 giugno ospite nel palazzo dei conti Schinchinelli e tutta la cittadinanza lo festeggiò e gli tributò onori sovrani; in quell'occasione convennero a Cremona anche i rappresentanti dei Comuni di tutta la provincia per la sottomissione d'obbligo. La visita dell'imperatore ebbe gli effetti che Bartolomeo Masi sperava. Al suo ritorno a Milano dispose infatti uno stanziamento di 350 mila lire imperiali per la sistemazione delle strade del territorio cremonese. Tre delle nostre principali arterie poterono così subire un risanamento totale; la quarta strada, quella per Bergamo, era invece in condizioni tali che dovette essere abbandonata e sostituita da un nuovo tracciato il cui approntamento venne portato a termine una decina di anni dopo. Fu allora che a Cremona vennero istituiti i primi e regolari servizi di diligenze per il trasporto dei passeggeri e per il recapito della corrispondenza.

La prima linea ad entrare in funzione fu quella per Milano che aveva tre stazioni per il cambio dei cavalli (a Pizzighettone, a Lodi ed a San Giuliano) ed otto «cassette postali». Fecero poi seguito le linee per Mantova e per Brescia, mentre quella per Bergamo prese regolarmente a far servizio nel 1814. La importante istituzione continuò il suo compito anche dopo la caduta di Napoleone, grazie alla «comprensione» dell' imperatore austriaco Francesco I, il quale, sul finire del mese di dicembre del 1815, volle «onorare» Cremona, visitando la città in compagnia della moglie Maria Luisa Beatrice d’Este. I due festeggiamenti sovrani vennero ospitati in quello stesso palazzo dei conti Scainchinelli in cui dieci anni prima era alloggiato Napoleone Buonaparte.

09 Gennaio 2019