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19 dicembre 1951

Come vennero distrutti gli affreschi delle volte della chiesa di S. Agata

Preziosi dipinti di Bernardino Ricca coperti da strati di calce e di intonaco

Annalisa Araldi

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aaraldi@publia.it

19 Dicembre 2018 - 07:00

Come vennero distrutti gli affreschi delle volte della chiesa di S. Agata

L'antica Basilica di S. Agata, ricostruita ed ingrandita nel 1496, fu decorata da Bernardino Ricca, detto Ricco, nel 1510 con ornamentazioni floreali molto interessanti. Ecco come le descrive il critico e studioso d'arte, marchese Giuseppe Picenardi nella sua «Nuova guida di Cremona», edita da G. Feraboli in Cremona nel 1820, pag. 157 e seg.: «Tutta la volta della nave maggiore e del braccio traverso fu dipinta, non già da Camillo Boccaccino, come afferma il Vasari ,ma da Bernardino Ricca, detto Ricco, come vi sta scritto, l'anno 1510, il quale due anni dopo di questo lavoro fu chiamato a dipingere nel Duomo col Pampurino, e l'adornò di bei fregi e dorature... Quivi ha introdotto un ciclo di fini azzurri, d'innanzi a cui passano intrecciate fronde d'albero che veggonsi spuntare dal cornicione, che ricorre per tutta la croce, ove scorgonsi girar pure balaustrate con diverse figure. A quando, a quando fra lo frondi, veggonsi comparire medaglioni colla effigie di alcuni Santi, stemmi gentilizi d'antichi prelati che governarono la Chiesa, con altro vaghe e capricciose invenzioni... Ma se queste volte di S. Agata non copronsi di bianco, sarà un vero prodigio! L'essersi queste pitture in fino ad ora conservate, noi lo dobbiamo allo zelo veramente patrio di alcuni Fabbriceri, che hanno dimostrato fermezza nel proposito; del resto odesi sovente susurrare: quanto starebbero bene imbiancate queste volte... che è quanto dire, rese conformi a quelle di tutte le Chiese più dozzinali e disadorne. E' ben stato sfortunato nè suoi lavori il Ricco!: Quelli del Duomo (gli ornati sopra la grande fascia affrescata e nella divisione degli istoriati) perchè fatti a secco, ebbero bisogno di essere rinfrescati e vennero rimpiastrati dal dissoluto pennello dello Zaist; questi che sono i soli, che a fresco rimangono di tale preclaro artista fra di noi, arrischiano d'essere ora coperti dalle vandaliche scope degli imbiancatori. Se ciò accade sarà un segno che il gusto per le arti va sempre più declinando».

Purtroppo accadde ciò che il marchese Picenardi aveva previsto e deplorato e che nessuno riuscì a scongiurare: la volta della Chiesa di S. Agata affrescata magistralmente, dal nostro pittore Bernardino Ricca fu imbiancata in un primo tempo e successivamente (1871-'72) ornata dai decoratori: Broccardi, Fontana e Puccio ed affrescata, con cinque medaglie figurative, dal pittore cremonese Giovanni Bergamaschi. Questi lavori facevano parte di un vasto piano di rifacimenti e restauri, che trasformarono la Basilica medioevale di S. Agata, nel Tempio neo-classico, come ora si vede, secondo il progetto dell'architetto Luigi Voghera e colla direzione dell'architetto Vincenzo Marchetti, per volere del Preposto, don Angelo Aroldi (che resse la Parrocchia dal 1853 al 1872 e dei suoi Fabbrichi.

Cosa fatta!... Dopo ottant'anni sono inutili le recriminazioni. Possiamo tuttavia esprimere vivo rincrescimento per la scomparsa di affreschi cinquecenteschi lodati e d ammirati da tutti coloro che ebbero la ventura di vederli, perchè unici del genere e che ricordavano, per la loro originalità, vivacità di colorito e grandiosità, quelli famosissimi del soffitto della sala delle Asse nel Castello Sforzesco di Milano, dipinti nel 1497, per ordine del Duca Lodovico il Moro, dall'immortale Leonardo da Vinci, restaurati nel 1901 dal pittore Ernesto Rusca, che seppe ridonarli all'antico splendore, per volere di Luca Beltrami, il ricostruttore dotto e preciso dei castelli Sforzesco di Milano, Pavia e Soncino.

Una chiara testimonianza del suo valore di artista è offerta alla vista di chiunque, dalla bellissima tavola dipinta ad olio da Bernardino Ricca sul principio del 1500, raffigurante la Madonna col Bambino e Santi, ancora dell'altare detto di S. Nicolò, l'ultimo della crocera nord nella Cattedrale e donata alla Fabbriceria, nel 1834, da un certo sig. Simone Simoni.

GIUSEPPE COLFI
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