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Giovedì 19 Settembre 2019

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La lettera

Conservatorio, non panificio ma istituzione culturale

Conservatorio, non panificio ma istituzione culturale

Signor direttore,

la presente per rispondere alla nuova lettera del dottor ingegnere presidente Allegri apparsa su ‘La Provincia’ ed altre testate giornalistiche in data 18.11.2016 e per rispondere all’ultimo interrogativo posto dall’editoriale a firma del dottor Vittoriano Zanolli. La domanda da cui partiamo è proprio la seguente: «Che senso ha nominare un imprenditore alla presidenza di un Conservatorio se gli si impedisce di applicare le più elementari regole di gestione aziendale?». Premesso che nessuno ha impedito alcunché al dottor ingegnere presidente per i motivi che di seguito saranno specificati, ma avendo solo sentito una campana e non tutte, è opportuno che sia il sottoscritto a spiegarlo. Ci viene in soccorso nella risposta alla domanda di cui sopra, l’articolo 14 dello Statuto del Conservatorio, in linea con tutti gli altri Statuti di Conservatorio italiani e con i riferimenti normativi in vigore nel nostro ordinamento: ‘Articolo 14. Punto 3. Il presidente è nominato dal ministro entro una terna di soggetti, designata dal Consiglio Accademico, in possesso di alta qualificazione professionale e manageriale, nonché di comprovata esperienza maturata nell’ambito di organi di gestione di istituzioni culturali ovvero avente riconosciuta competenza nell’ambito artistico e culturale’. Sottolineo qui la ‘comprovata esperienza maturata nell’ambito di organi di gestione di istituzioni culturali ovvero riconosciuta competenza nell’ambito artistico e culturale’ come risposta alla domanda di cui sopra. Da qui la riflessione che presiedere (e non ‘gestire!’ si noti bene) un Conservatorio, non sia come dirigere un panificio.

«In effetti essere il rappresentante legale e presiedere e convocare il cda non è semplicemente esserne un segretario verbalizzante, ma comunque non attribuisce poteri gestionali, riservati agli organismi collegiali del conservatorio stesso e al direttore per l’attività didattica, artistica, di produzione».
L’ultima uscita di allegri
«L’ultima uscita del presidente, che ha per lo meno il vantaggio di risparmiare la disputa filologica sull’origine, attribuzione e destinazione della lettera come invece avvenuto per l’altra comunicazione (scritta da lui? Forse. Inviata da lui? Chissà. Inviata da lui ma ai legittimi destinatari? No: questo per certo si sa che no...), continua però a confondere (forse per incolpevole scarsa conoscenza del linguaggio giuridico, forse per non chiara distinzione tra management imprenditoriale e culturale), quelli che sono i veri motivi per i quali si è aperta la spiacevole e, per quanto mi riguarda, del tutto non cercata, frattura all’interno dell’istituto Monteverdi».
Le spese
«Intanto, sulle spese che il presidente paventa siano state sborsate per avere ‘un presunto parere legale’, rassicuro lui, Pantalone ed i cittadini che: primo, non era necessario andare a scomodare Alfeno Varo (già che siamo a Cremona), per spiegare al presidente i motivi per cui il suo operato non era conforme al dettato dello statuto della nostra istituzione e degli altri conservatori di musica italiani, bastando la lettura di tale documento con una non eccessiva dose di buon senso; secondo perché nessun ‘parere legale’ è mai stato da me presentato o richiesto al cda o ad altra istituzione coinvolta nel Monteverdi. Mi sono limitato, invece, proprio in considerazione di quello che ritenevo un operato del presidente totalmente abnorme, a richiedere a cda, consiglio accademico, direttore amministrativo, nonché al presidente della Conferenza dei Direttori dei Conservatori, ‘parere motivato’ sulla ripartizione delle funzioni del direttore e del presidente del conservatorio e sulla disciplina in tema di orari di lavoro del personale dirigente».
La trasparenza
«Tengo a precisare, in virtù del fatto che mi si chiede di poter venire in istituto a garantire trasparenza sul mio operato, che detta richiesta è partita proprio dal sottoscritto il quale, pur confortato dalla legge in materia, voleva essere certo di operare secondo le regole. quelle che il presidente chiama, con il piglio decisionista del capitano d’industria, ‘canoni di indipendenza, abnegazione e gratuità’ e ‘trasparenza ed efficienza’, erano in realtà, a mio modesto avviso, gravi vulnerazioni degli articoli 14 e 15 dello statuto del Monteverdi. Che il presidente voglia ‘informarsi e vigilare’ è sicuramente cosa buona e giusta, che pretenda però di decidere su questioni che non lo riguardano e che esulano dalle sue competenze è, si comprende bene, tutt’altra cosa. Posso capire che lo statuto, la normativa, la contrattazione collettiva e da ultimo pure una sentenza della Corte Costituzionale siano, per il presidente, ‘manfrine’ (citando le sue parole durante l’ultimo cda) ed intralci al suo efficientismo decisionista, ma non accetto che lo stesso, solo per scarsa padronanza della normativa, invero molto chiara, accusi me di sottrarmi a qualunque controllo».
Il controllo
«Ho invano cercato di spiegargli, dati alla mano, sia per iscritto che verbalmente, in più e più occasioni, che, in quanto direttore, io sono sottoposto alla doverosa e costante verifica dei risultati conseguiti e non del tempo trascorso all’interno dell’istituto (dove peraltro insegno nove materie, con orario documentato, mentre non esiste alcun orario minimo per l’attività di direttore), tanto più che non ho un contratto, ma solo un incarico e la relativa indennità. E soprattutto in considerazione del fatto che la direzione comporta attività fuori del conservatorio (come le sessioni d’incontro a Roma, per la statizzazione futura dell’istituto, in cui il presidente brillava per assenza, o a Venezia per coordinare le Celebrazioni Monteverdiane per le attività del conservatorio a Cremona). Purtroppo, di fronte al muro d’incomprensione del presidente, ho dovuto richiedere agli altri organi a me sovraordinati, il cda dell’istituto (non di altre pregevoli istituzioni cittadine), il consiglio accademico (dell’istituto sempre!), il presidente della Conferenza dei Direttori dei conservatori, quale fosse la loro interpretazione della normativa: la risposta, in accoglimento della mia tesi, non è stata dettata da ‘smisurata ed incondizionata simpatia’ (il presidente, certamente, ha saputo ispirarne altrettanta, se non di più, a chiunque ha collaborato con lui), ma dalla semplice lettura della normativa di riferimento. Quanto a ‘rispondere al consiglio’, ricordo al presidente che tutte le mie prese di posizione e richieste sono state rivolte proprio al cda, il quale ha risposto confermando la mia lettura della disciplina: in parte espressamente, per quanto riguarda il Comune di Cremona e la Fondazione Stauffer, principali finanziatori dell’istituto insieme al ministero, in parte implicitamente, per quanto riguarda gli altri membri che non hanno sollevato obiezioni in merito, entro i termini previsti (L. 241/90 art. 16 s.m.i.)».
I rimborsi
Ricordo infine al presidente, ove l’avesse dimenticato, che ogni permesso artistico, ogni periodo di aspettativa non retribuita, ogni rimborso spesa da me legittimamente goduto, è stato autorizzato, come per legge, dal direttore amministrativo e dallo stesso presidente. Precisando, en passant, che ciò che egli sembra considerare ‘vacanze’ erano attività culturali, peraltro in pro dell’istituto, come il Festival Orizzonti di Chiusi (a cui hanno partecipato alcuni studenti del Monteverdi), ed importanti produzioni artistiche internazionali di cui ho curato la regia e nelle cui sedi ho promosso l’immagine del Monteverdi e della mia città, come per altro fanno tutti i miei colleghi direttori. E ciò lo ricordo a chi legge, perché per noi docenti e dunque anche per i direttori di conservatorio, è prevista, come elemento fondante della preparazione, l’attività artistica, proprio per incrementare le nostre competenze non svolgendo corsi di aggiornamento specifici come avviene per altri docenti. Forse, la personale sensibilità che porta a considerare le suddette manifestazioni artistiche ‘vacanze’, è la stessa che ha portato a prospettare il congelamento della Scuola di Organo dell’Istituzione che si è chiamati a presiedere, con lezioni già iniziate, e con iscrizioni numerose, poi mantenuta grazie al voto maggioritario del cda».
Sulla presidenza Allegri
Quanto ai fasti della presidenza Allegri, argomentati con il più classico ‘post hoc, propter hoc’, mi permetto di ricordare che tutto ciò che riguarda l’offerta e la promozione artistica e didattica dell’istituto non è mai stato di competenza del presidente e mai lo sarà in futuro in quanto non previsto per legge. Prova ne è che l’approcciato importante progetto europeo, gestito dal ‘dottor ingegner presidente’, neanche è stato trasmesso alla commissione europea per il relativo vaglio. Il presidente, per statuto e non per ‘sentito dire’, nella sua funzione di legale rappresentante dell’istituto, è tenuto a firmare gli atti, i bandi e contratti a lui sottoposti (relativamente alla sua competenza) dagli altri organi, mentre ‘l’andamento didattico, scientifico, artistico dell’istituzione’ così come ‘la rappresentanza legale in ordine alle collaborazioni ed alle attività per conto terzi che riguardano la didattica, la ricerca, le sperimentazioni e la produzione artistica’ sono sempre state di competenza esclusiva del direttore».
I bilanci
«Inoltre tengo a rilevare, avendo verificato l’andamento finanziario ed economico del conservatorio che dirigo, ed essendo docente al suo interno da oltre dieci anni, che i bilanci sono sani grazie all’intervento provvidenziale di Fondazione Stauffer e all’incremento delle attribuzioni ministeriali che sono avvenute non certo per intercessione del presidente, oltre che al mantenimento comunque delle convenzioni con l’amministrazione comunale (anche nell’ottica del rilancio e dello sviluppo della scuola civica parte dell’istituto insieme all’alta formazione), e che le trattative per le erogazioni di arretrati saldati a noi docenti sono il frutto di una incisiva e attenta gestione da parte del direttore amministrativo dottor Damiano Scaravaggi, peraltro avvenute in un momento in cui il ‘dottor ingegner presidente neanche era tra i nostri sogni più lieti. Quello che ho scritto fin qui è assolutamente documentabile, dati alla mano e normativa in vigore, e non confutato ad oggi da nessuna altrettanto esaustiva normativa in contrario a cui il ‘dottor ingegner presidente fa ed ha sempre fatto genericamente riferimento. E che evidentemente è bastato, come oro colato, a molti, per farsi un’idea purtroppo distorta della realtà».
La gratuità dell’incarico
«In merito alla gratuità di incarico del ‘dottor ingegner presidente, tanto ribadita in ogni sede, ricordo che anche la sua predecessora aveva deciso di non percepire alcun emolumento: consuetudine questa in uso anche in altri conservatori, stante le limitate e circoscritte competenze previste dall’incarico. Tant’è che nella riforma all’esame del Parlamento, la figura dei presidenti è destinata a scomparire (DDL 322, VII Commissione Senato, Art. 2)».
Le polemiche
«Infine vorrei che questa discussione, che ormai ha acquisito una avvilente connotazione politica, lasciasse spazio al ruolo di servizio cui siamo chiamati come educatori e alla vita del conservatorio che sta procedendo con slancio senza alcun indugio (orchestra del conservatorio, nuova laurea in contrabbasso, collaborazioni formative con Mantova e Venezia, concerti per le istituzioni della città...). Mi è gradita l’occasione per annunciare un prossimo seminario dedicato alla gestione delle istituzioni culturali (ivi compresi i conservatori) che tanto sarà utile anche nella mia amata città, città di Monteverdi, di Ponchielli e di Stradivari, sede anch’essa di conservatorio, affinché il prossimo che ‘si azzarderà’ a fare il presidente (parafrasando il direttore) possa avere strumenti più chiari e consapevolezza per quelli che sono i suoi compiti e i suoi doveri».
Andrea Cigni
(direttore del Pareggiato Monteverdi)

21 Novembre 2016