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Ospedale, la vera rivoluzione del merito

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

18 Gennaio 2016 - 12:05

Ospedale, la vera rivoluzione del merito

Roberto Maroni tiene sicuramente alla salute dei lombardi e di chi sceglie le strutture regionali per farsi curare. Ma da qui a definire, come ha fatto, l’infornata dei responsabili della sanità ‘la rivoluzione del merito’, il passo è lungo. Fino a prova contraria i nuovi responsabili sanitari sono preparati. Ma è innegabile che il criterio dell’appartenenza o della vicinanza a un partito resti la bussola per qualsivoglia nomina, comprese quelle firmate lo scorso 19 dicembre dal governatore. Forse stavolta sono stati scelti solo professionisti competenti, a differenza di ciò che è capitato in passato quando nei ruoli dirigenziali degli ospedali e delle aziende sanitarie locali venivano catapultati politici in disarmo incapaci di distinguere una siringa da un bisturi. Piaccia o no, la condizione preliminare per ottenere incarichi apicali resta il pedigree politico.
Lo è stato anche per Camillo Rossi, indicato dal Nuovo Centrodestra che ha nel consigliere regionale Carlo Malvezzi il massimo esponente cremonese. Il suo nome figurava nella ‘short list’ stilata da una commissione esterna dalla quale sono stati pescati i 21 nuovi direttori e i 19 confermati. Eppure ancora oggi il curriculum da solo non basta a diventare responsabili di un’azienda sanitaria. Il caso di Rossi è anomalo, anzi più unico che raro, perché non si ha memoria di un medico che sia diventato direttore generale dell’ospedale del quale è stato responsabile sanitario. L’esperienza accumulata in dieci anni di lavoro a Cremona, la conoscenza diretta dei problemi, delle persone e della struttura lo avvantaggiano rispetto ai suoi predecessori e allo stesso tempo alimentano aspettative che per gli esterni sono più contenute, almeno nella fase di rodaggio. Rossi ha responsabilità che derivano sì dal ruolo, ma anche dallo status di cremonese d’adozione. Da lui ci si attende qualcosa di più delle risposte generiche e delle promesse evasive con le quali i suoi predecessori spesso sfuggivano alle loro responsabilità.
A lui si faranno meno sconti. Perciò deve affrontare senza indugio i molti nodi della sanità locale. Uno di questi è la realizzazione del Cancer center da cui dipende l’atteso salto di qualità nella diagnosi e cura delle patologie tumorali. Il nuovo direttore s’è pubblicamente impegnato a realizzarlo, in occasione della presentazione della settimana della prevenzione oncologica che comincia domani.
Si è già perso troppo tempo: è ora di passare dalle parole ai fatti, soprattutto per un territorio nel quale il cancro ha un’incidenza tra le più alte in Italia. La precedente direzione strategica, della quale Rossi faceva parte, ha accettato che Cremona si dotasse di un acceleratore lineare per la diagnostica tumorale, costato 10 milioni di euro, uno scandalo e un processo ancora in corso. Vero, così si chiama, c’è e ce lo teniamo, ben sapendo che l’a c q u isto di quel macchinario non è un esempio di buona politica sanitaria. Medici e infermieri ai quali non vengono pagati gli straordinari hanno il diritto di protestare per il modo in cui vengono spesi i soldi. E di indignarsi per i premi annuali riconosciuti ai dirigenti. Visto che le risorse scarseggiano, il nuovo direttore generale deve decidere il ruolo dell’ospedale Oglio Po. Occorre stabilire, ad esempio, se abbia senso mantenere un reparto di ostetricia o se non sia meglio chiuderlo e ampliare l’offerta sul territorio potenziando altri servizi. Nell’o tt ica di una razionalizzazione, è necessario rilanciare l’o s p edale maggiore, ponendolo al centro di una rete che comprenda le cliniche private. L’obiettivo deve essere una maggiore integrazione tra le strutture. A proposito di strutture, ce n’è una che sta andando in rovina. Trasferiti gli ultimi servizi, l’ex Inam è abbandonato. Gli ambiziosi progetti di recupero sono tramontati.
Come si temeva, l’immobile di viale Trento e Trieste è avviato a un lento declino che ricorda quello del vecchio ospedale del quale ogni nuova amministrazione vagheggia improbabili ipotesi di riuso. Bisogna avere il coraggio di prendere una decisione, che può anche essere quella di vendere. Se è vero che il destinatario finale di ogni investimento e progetto è il cittadino e l’obiettivo è offrire prestazioni sempre migliori, vorremmo che nessun responsabile accettasse più tutti i medici che la Regione gli impone. Anni fa un direttore generale dell’ospedale di Cremona disse a un medico ora in pensione che qualunque professionista gli venisse mandato da Milano era ben accetto e bravo a prescindere dalle sue capacità. Altro che rivoluzione del merito.

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