L'ANALISI
Prestigioso riconoscimento internazionale
20 Giugno 2014 - 13:58
Cristiano Zanetti premiato con il ‘García-Diego’
CREMONA — Un prestigioso riconoscimento internazionale ha premiato il lavoro di Cristiano Zanetti, un giovane ricercatore cremonese, autore nel 2012 di una tesi di dottorato su Janello Torriani (Cremona 1500 ca.-Toledo 1585): A social history of invention between Renaissance and scientific revolution presso l’European University Institute di Firenze. Questo lavoro è valso a Zanetti il Premio Internacional García-Diego promosso dalla Fundación Juanelo Turriano. La cerimonia di premiazione, letteralmente arricchita dai dodicimila euro che sono la prova ‘tangibile’ del riconoscimento, si è svolta giovedì scorso a Madrid. Zanetti ha avuto il merito di approfondire l’indagine su documenti editi e soprattutto su materiale non ancora noto, sparso e di difficile reperimento e soprattutto ha evidenziato un approccio metodologico nuovo.
Lo studio di Zanetti riaccende i riflettori su un geniale personaggio cremonese, molto più conosciuto in Spagna do quanto non lo sia in Italia . Orologiaio, matematico , inventore, Torriani è una figura emblematica del XVI secolo: «Egli ben rappresenta — scrive lo stesso Zanetti nella sinossi della sua tesi — l’eclettismo rinascimentale , l’eccellente artista e l’artigiano di corte». Geniale, innovativo, colto, pronto a girare l’E uropa per seguire le committenze, sapiente di conoscenze in campo astronomico e matematico, architettonico e meccanico, Torriani venne considerato il nuovo Archimede dai suoi contemporanei. La sua carriera seppe oscillare tra la grande conoscenza teorica e il sapere pratico. Di umili origini, nato intorno al 1500 a Cremona, Torriani ebbe come maestro Giorgio Fondulo, medico, filosofo e matematico che ne riconobbe il precoce talento e che avviò agli studi l’illeterato Janello. Torriani creò meraviglie meccaniche — orologi astronomici, automi, l’Artificio di Toledo (una sorta di mulino in grado di far superare alle acque del Tago un dislivello di cento metri) —, e partecipò alla riforma del calendario gregoriano.
Zanetti ricostruisce di Torriani la storia ‘sociale’, a cominciare dalla sua formazione cremonese. «Il milieu umanistico — sottolinea il ricercatore cremonese — fu il retroterra culturale che gettò le basi filosofiche per la nobilitazione di artisti colti quali Torriani». A questo si deve aggiungere l’interesse provato dall’imperatore Carlo V per gli orologi e la passione di Filippo II per l’architettura e le arti del lusso. Tutto ciò permise a Torriani una non indifferente scalata che portò un artigiano di umili origini a frequentare la corte spagnola.
Un’ascesa che in tutto e per tutto rimase legata alla corte, a Carlo V prima e a Filippo II poi, come sarà evidente nella realizzazione dell’acquedotto di Toledo. «Janello Torriani — ev idenzia lo studio di Zanetti — non appare come un genio isolato, indipendente dal sistema epistemologico del suo tempo, ma come un attore tra molti altri, messo in palcoscenico da committenti danarosi». Zanetti ha ricostruito, attraverso i documenti esistenti, le numerose committenze che hanno portato Torriani alla corte di Spagna: il ramo cadetto dei Gonzaga di Guastalla, i Medici di Merignano, i Borromeo, senza contare numerose famiglie del ducato di Milano e della stessa Cremona . Famiglie spesso legate tra loro da matrimoni o da interessi e ovviamente in rapporti con la corte di Spagna e con i suoi emissari. Famiglie che, sottolinea ancora Zanetti , « sostennero Torriani e coltivarono la sua memoria perché i suoi successi riflettevano la loro stessa gloria».
Ogni medaglia ha il suo rovescio. Lo strettissimo rapporto tra il re e Janello suscitò il malumore della città di Toledo. L’Artificio realizzato dall’ingegnere cremonese era di esclusivo appannaggio della corte, e nei conflitti tra il re e il consiglio cittadino toledano Torriani fu costretto ad assumere il ruolo di capro espiatorio.
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