L'ANALISI
11 Gennaio 2026 - 12:23
Primo Levi (1919 - 1987). Nei riquadri Federica Fracassi e Marco Belpoliti
CREMONA - Nella primavera del 1986 Primo Levi pubblica I sommersi e i salvati, un testo a cui pensava dalla metà degli anni Settanta e che aveva cominciato a scrivere tra il 1977 e il 1978. È il suo ultimo libro: poco meno di un anno dopo, l’11 aprile del 1987, lo scrittore si sarebbe suicidato. Proprio su queste pagine imprescindibili per la conoscenza di Levi sarà incentrata la serata di riflessione civile e culturale che l’assessorato alla Cultura del Comune e la Fondazione Teatro Ponchielli organizzano in occasione del Giorno della Memoria in collaborazione con la rivista culturale Doppiozero e la Fondazione Hapax. L’incontro I sommersi e i salvati. La vergogna si terrà martedì 27 gennaio alle 20.30 sul palcoscenico del Ponchielli. I biglietti (posto unico 15 ero) sono in vendita al botteghino; da domani saranno disponibili anche sul circuito vivaticket.
Il cuore dell’appuntamento è costituito da letture tratte dal terzo capitolo de I sommersi e i salvati. Sono pagine che affrontano uno dei nodi morali più complessi: il sentimento della vergogna dei sopravvissuti, la «vergogna del salvato», il peso di essere rimasti in vita al posto di altri, l’impossibilità di restituire fino in fondo, attraverso il racconto, la degradazione e l’annientamento subiti. Le letture sono affidate alla voce di Federica Fracassi e si alterneranno agli interventi di Marco Belpoliti, tra i massimi studiosi dell’opera di Levi e curatore della sua Opera omnia (2016-2017) per Einaudi, offrendo al pubblico strumenti critici e interpretativi per comprendere la profonda attualità del pensiero leviano.
«Nella maggior parte dei casi ha scritto Levi –, l’ora della liberazione non è stata lieta né spensierata: scoccava per lo più su uno sfondo tragico di distruzione, strage e sofferenza. In quel momento, in cui ci si sentiva ridiventare uomini, cioè responsabili, ritornavano le pene degli uomini: la pena della famiglia dispersa o perduta; del dolore universale intorno a sé; della propria estenuazione, che appariva non più medicabile, definitiva; della vita da ricominciare in mezzo alle macerie, spesso da soli. Non «piacer figlio d’affanno»: affanno figlio d’affanno. L’uscir di pena è stato un diletto solo per pochi fortunati, o solo per pochi istanti, o per animi molto semplici; quasi sempre ha coinciso con una fase d’angoscia».
Nello stesso capitolo, Levi riporta un brano da La tregua in cui rievoca la reazione dei militari sovietici dopo la liberazione di Auschwitz: «Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa».
Ammonendo: «Non siamo noi, i superstiti, i testimoni veri. È questa una nozione scomoda, di cui ho preso coscienza a poco a poco, leggendo le memorie altrui, e rileggendo le mie a distanza di anni. Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo. Chi lo ha fatto, chi ha visto la Gorgone, non è tornato per raccontare, o è tornato muto; ma sono loro, i ‘mussulmani’, i sommersi, i testimoni integrali, coloro la cui deposizione avrebbe avuto significato generale. Loro sono la regola, noi l’eccezione».
«Dopo la sua morte, gli amici, i critici, i semplici lettori, leggeranno I sommersi e i salvati come un libro testamento. Non è così - ha scritto Belpoliti -. Lo è diventato per il gesto compiuto da Primo Levi, anche se è indubbio che il libro contiene un elemento fortemente pessimistico (...) Un libro notevolissimo soprattutto per la grande onestà intellettuale che lo connota, e che segna tutta la sua opera di testimone e di scrittore.»
Copyright La Provincia di Cremona © 2012 Tutti i diritti riservati
P.Iva 00111740197 - via delle Industrie, 2 - 26100 Cremona
Testata registrata presso il Tribunale di Cremona n. 469 - 23/02/2012
Server Provider: OVH s.r.l. Capo redattore responsabile: Paolo Gualandris