Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

ARTE E FEDE

San Facio, martedì 18 in cattedrale la celebrazione per il 750° della morte

La messa alle 17,55. Carità e cura degli infermi: si tratta di uno dei più antichi santi di cui la Chiesa cremonese ha custodito la memoria

La Provincia Redazione

Email:

redazioneweb@laprovinciacr.it

13 Gennaio 2022 - 16:17

San Facio, martedì 18 in cattedrale la celebrazione per il 750° della morte

Antonio Campi, "Carità di San Facio", 1568, Museo Diocesano di Cremona

CREMONA - Martedì 18 gennaio ricorre il 750° anniversario della morte di san Facio (18 gennaio 1272). La ricorrenza sarà celebrata in Diocesi con particolare solennità ponendo nuovamente l’attenzione su uno dei più antichi santi di cui la Chiesa cremonese ha custodito la memoria quale concittadino esemplare per la fede e l’impegno nella carità. Una figura che, proprio in occasione di questo anniversario, il vescovo Antonio Napolioni ha voluto richiamare nella sua ultima Lettera Pastorale – dal titolo “Ospitali e pellegrini. Sulle orme di san Facio” – pubblicata lo scorso dicembre con l’obiettivo di riproporne alcuni messaggi ancora di grande attualità.

LA MESSA IN CATTEDRALE.

Il momento celebrativo sarà nel pomeriggio di martedì 18 gennaio (memoria liturgica di san Facio) nella Cattedrale di Cremona con la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni. L’appuntamento è per le 17.55 quando, a introdurre la celebrazione, sarà la lettura di un riassunto della “Vita” medievale, antica biografia del Santo. La liturgia si concluderà quindi in cripta, davanti all’urna del santo.

Alla celebrazione sono invitate in particolare le realtà che si occupano di volontariato e assistenza, a cominciare dai gruppi caritativi delle parrocchie e in riferimento all’ambito sanitario. Da sempre forte, infatti, è stato il legame tra il santo d’origini veronesi vissuto nella Cremona del XIII secolo, e questi due ambiti: carità e cura degli infermi. Proprio san Facio, infatti, promosse a Cremona la Confraternita dello Spirito Santo. Gli obblighi di questo consorzio – come si legge nei documenti dell’epoca – “erano quelli di riunirsi ogni domenica per raccogliere le elemosine” che poi i “massari”, eletti tra i confratelli, portavano ai poveri che si vergognavano di mendicare. Non si può dimenticare, inoltre, la presenza a Cremona della chiesa di San Facio (meglio conosciuta in città come “Foppone”) che per secoli è stata la cappella del vecchio ospedale.

L'Ospedale Maggiore di Cremona è stato fondato a metà del 1400 riunendo i beni di “ospitia” parrocchiali e di cinque case di ospitalità rette proprio dalla Confraternita dello Spirito Santo. Nel contesto del 750° anniversario della morte di san Facio il Vescovo ha disposto che quest'anno in tutta la Diocesi tale ricorrenza sia celebrata come “memoria obbligatoria” e che il 18 gennaio nella città di Cremona siano sospese le messe vespertine nelle parrocchie e sacerdoti e fedeli convergano in Cattedrale.

LA LETTERA PASTORALE OSPITI E PELLEGRINI.

È dedicata a san Facio la quinta lettera pastorale scritta dal vescovo Antonio Napolioni, intitolata “Ospitali e Pellegrini. Sulle orme di san Facio”, pubblicata lo scorso dicembre. In un agile volume, impreziosito dalle illustrazioni della giovane artista cremonese Giulia Cabrini, la lettera pastorale riprende e ripropone la vita del santo.

«L’anniversario – scrive nelle prime righe monsignor Napolioni – invita a ricordare uno dei più antichi santi custoditi dalla Chiesa cremonese, cogliendo alcuni messaggi di grande attualità per noi», «non con il rigore dello studioso, ma nella semplicità di una riflessione personale e di un dialogo fraterno, che il vescovo offre a credenti e non, a tutti i fratelli pellegrini nel tempo e nello spazio che ci son dati di attraversare».

La lettera pastorale, che affianca alla riflessione brani tratti dall’agiografia del santo, invita dunque le comunità a essere «ospitali e pellegrini, come lui – spiega monsignor Napolioni presentandone l’uscita – ma nel nostro tempo, nel quale rischiamo di rinchiuderci nelle nostre case». Un invito a riscoprire ospitalità, ascolto, accoglienza… anche come Chiesa. Nei dodici brevi capitoli della sua nuova lettera pastorale il vescovo affronta, lasciandosi guidare dai passi del santo, i passaggi più attuali della contemporaneità, che riguardano la Chiesa e la società intera: la solidarietà concreta, il lavoro, la transizione economica ed ecologica, la preghiera, il protagonismo laicale all’interno della Chiesa, il cammino sinodale.

Il volume, al prezzo di copertina di 1,50 euro, è disponibile presso gli uffici della Curia diocesana, la libreria Paoline di Cremona, il Santuario di Caravaggio e l’editrice diocesana TeleRadio Cremona Cittanova (0372-462122, prenotazioni@teleradiocremona.it).

PROFILO AGIOGRAFICO.

Nato a Verona intorno al 1196, intorno ai trent’anni Facio, per motivi politici lasciò la sua città d’origine per trasferirsi a Cremona dove esercitò l’attività di orafo. Tornò a Verona per riconciliarsi con gli avversari, ma fu imprigionato per circa quattro anni. Rientrò, probabilmente negli anni sessanta del XIII secolo, a Cremona dove promosse la Confraternita dello Spirito Santo, della quale fu anche “massaro” (cassiere – elemosiniere). Gli obblighi di questo nuovo consorzio sono descritti dal suo affiliato di Piacenza: riunione ogni domenica per raccogliere le elemosine che i massari, eletti tra i confratelli, portavano poi ai poveri che si vergognavano di mendicare. Insieme ai membri ordinari dovevano esserci dei penitenti che si consacravano a tempo pieno a questa attività caritativa. Facio portava mantello e barba, segni esteriori della vita penitenziale volontaria.

Come Omobono, dunque, si fece “conversus”: da qui si comprende il titolo di “frater” che gli è stato attribuito. Le caratteristiche della sua santità possono essere sintetizzate sotto tre aspetti: nel lavoro, nel pellegrinaggio e nella carità. La sua fu una vita di preghiera e penitenza, ma la vita di san Facio lega il suo nome al latino “facere”, presentandolo dunque come un santo attivo e modello facilmente imitabile dal laicato. Lavoro che, però, dagli agiografici non è esaltato in se stesso, ma in quanto serve per l’elemosina e, essendo orefice, a costruire vasi sacri per le chiese. Il pellegrinaggio nel XIII secolo è un mezzo di santificazione privilegiato.

Facio sarebbe stato diciotto volte a San Giacomo di Compostela e altrettante volte a Roma, oltre che in altri santuari. Cristo, la Vergine, l’apostolo Pietro erano l’oggetto della sua devozione. La terza direttrice della spiritualità di san Facio è l’aver trasformato, in modo assai intenso negli ultimi otto anni della sua vita, la sua tensione penitenziale, manifestata soprattutto nei pellegrinaggi, in una scelta di servizio ai poveri. Una vita che si colloca anche nelle lotte politiche del suo tempo e nelle quali si schierò come guelfo per il partito della Chiesa.

Facio morì all’alba del 18 gennaio 1272 e questo fu da subito il giorno della sua festa liturgica. Dopo alcuni spostamenti di date, l’ultima riforma del calendario liturgico ha riportato la sua memoria al “dies natalis”, ma poiché la sua azione fu rivolta prevalentemente alla città di Cremona, il suo culto è declinato e la Cattedrale ne conserva le reliquie, l’Ufficio liturgico diocesano ha ritenuto di non inscriverlo come memoria obbligatoria per tutta la diocesi, ma quale memoria facoltativa, indicando che sia ricordato nella città che l’ha accolto, che ha servito e che ne custodisce la sepoltura.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400