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‘Boys’ senza nostalgia

La cremonese Cristiana Mainardi e il casalasco Davide Ferrario firmano il film con Marcoré, Paolini, Storti e Tirabassi

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

30 Giugno 2021 - 06:20

‘Boys’ senza nostalgia

Cristiana Mainardi (al centro, vestita di rosso) e il cast di Boys a Taormina

CREMONA  - Una sorta di Grande freddo ma con la leggerezza di una commedia. Una colonna sonora che riporta ai lontani anni Settanta in cui musica e impegno civile erano tutt’uno. Tutto ciò grazie a una serie di brani inediti firmati da Mauro Pagani. Sono questi gli ingredienti di Boys, film del regista di Casalmaggiore Davide Ferrario che con la cremonese Cristiana Mainardi firma la sceneggiatura. Boys – prodotto da Lionello Cerri e dalla stessa Mainardi – è stato presentato al Festival di Taormina.

Film Boys

Una scena del film Boys

Boys, o meglio The Boys è il nome di una band che aveva avuto un fulmineo successo negli anni Settanta, e i suoi componenti - Joe, Carlo, Bobo e Giacomo - sono amici da sempre, ciascuno con una propria vita, con i propri problemi, ma uniti da un’autentica passione per la musica. La storia racconta di una sorta di reunion, legata al remix di un brano della band e dall’interrogativo se rinverdire o meno quel passato. 

Boys racconta una storia di amicizia al maschile. È stato interessante per me entrare nelle dinamiche relazionali maschili, una bella sfida di scrittura che poi ho condiviso con Davide Ferrario e gli attori del film

«Boys racconta una storia di amicizia al maschile – spiega Mainardi -. È stato interessante per me entrare nelle dinamiche relazionali maschili, una bella sfida di scrittura che poi ho condiviso con Davide Ferrario e gli attori del film. Si tratta di quattro amici legati dalla musica, quella musica anni Settanta caratterizzata dall’impegno politico e civile che è poi stata spazzata via dagli anni Ottanta. Ho voluto raccontare l’amicizia e la passione per la musica, la necessità di fare i conti col tempo che passa, ma anche la tentazione di ritornare sulle scene per quel quartetto che si ritrova ad avere un suo vecchio pezzo riarrangiato da una trapper».

Neri Marcorè, Marco Paolini, Giovanni Storti e Giorgio Tirabassi sono i protagonisti: «Un gruppo di attori con cui è stato bello girare e divertente – ammette Cristiana Mainardi -, così come la collaborazione con Davide Ferrario è stata importante, gli ho fatto leggere il soggetto e insieme abbiamo lavorato alla sceneggiatura. C’è poi stato il regalo che ci ha fatto Mauro Pagani, tirando fuori dal cassetto una serie di inediti che costituiscono la colonna sonora del film, ma che a tutti gli effetti sono anch’essi i protagonisti di una storia di amicizia e di musica, sullo sfondo di un mondo cambiato e in cui trovare nuovi orizzonti».

In un certo qual modo Boys non si limita a raccontare la storia di quattro amici che si ritrovano, pur non essendosi mai persi di vista, a vivere un nuovo viaggio e a fare i conti con i sogni e le ambizioni di un tempo e il mondo di oggi: «Con Ferrario abbiamo voluto mantenere un clima e un tono di leggerezza, forse un film come Boys aiuta anche a uscire da un periodo come quello che stiamo vivendo – continua la sceneggiatrice cremonese -. Ciò che raccontiamo è la storia di un gruppo di amici sessantenni che si ritrova a vivere una nuova opportunità e che alla fine si ritrova a riscoprire il prezioso senso dell’amicizia e della condivisione».

In tutto questo l’apporto di Ferrario, casalasco e - come dice lui - uomo di fiume, è decisiva, soprattutto nel suo modo di intendere il cinema e la costruzione di un racconto: «Il soggetto che mi ha presentato Cristiana e la sua sceneggiatura sono mutati e si sono adattati a quanto poi accadeva sul set – afferma il regista -. Mi piace sottolinearlo, perché non è così scontato che chi elabora un testo per un film abbia la predisposizione alla collaborazione e a mettere mano al suo lavoro come ha fatto Cristiana. La sceneggiatura è una sorta di mappa all’interno della quale ci si può muovere e la cui meta non è necessariamente definita. Ecco, con Cristiana abbiamo lavorato così, lasciandoci gli spazi necessari per far parlare la storia, complici anche gli attori cui ho chiesto di compartecipare nella definizione e caratterizzazione dei loro personaggi».

Ed è ancora l’aspetto musicale che fa da filo conduttore non solo narrativo, ma anche come modalità di lavoro, pensando soprattutto ai quattro protagonisti, veri e propri solisti: «Con attori come Neri Marcorè, Marco Paolini, Giovanni Storti e Giorgio Tirabassi fare regia vuol dire anche affidarsi e fidarsi degli attori. All’interno di un recinto, di una tessitura fornita dalla sceneggiatura e dal soggetto ho chiesto loro di farsi coautori, come se ci fosse la possibilità, e ce la siamo concessa, di fare improvvisazione come nel jazz. In tutto questo la musica è sovrana e proprio grazie alla musica anche la nostalgia non si è declinata sotto il segno del rimpianto, ma si è fatta propositiva. I personaggi guardano al loro passato, a quello che sono stati non per rimpiangere, ma per ripartire da lì e immaginarsi un futuro o semplicemente vivere il presente con maggiore consapevolezza. Ed è questo in fondo il bello di Boys, il senso del racconto di questi quattro sessantenni con la musica nel cuore e che grazie alla musica continuano a nutrire la loro amicizia».

In questo gioco del fare esperienza insieme c’è pure un viaggio, una sorta di cammino on the road «che si chiude sul nostro grande e bellissimo fiume – spiega Ferrario -. Sono intimamente legato alla pianura. Pur avendo una madre di origine bergamasca, è la mia natura di cremonese e casalese che prevale, alle montagne preferisco la nostra pianura e il racconto di quel grande fiume che attraversa l’intera pianura padana. E non è un caso che il viaggio dei nostro ‘boys’ si chiuda nel grande fiume, non un approdo, ma piuttosto un nuovo cominciamento».

E questo cominciamento si lega anche all’età dei protagonisti del film che pure essendo sessantenni non guardano certo alla pensione: «Essere sessantenni oggi è strano, perché non ci si sente vecchi. Ma in questo c’è un pericolo: continuare a credersi giovani – conclude Ferrario –. Io penso invece che non dovremmo rincorrere chi ha meno anni di noi. Dovremmo essere fedeli a noi stessi e al nostro passato. Il che non significa rimpiangerlo con nostalgia, ma esserne dei testimoni sinceri, nel bene e nel male. Nella loro semplicità è quello che fanno i nostri Boys». 

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