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Giovedì 17 Ottobre 2019

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IL RACCONTO

Modena City Ramblers Live sulla nave che salva i migranti

La band emiliana sulla Mare Jonio. Il castelvetrese d'adozione D’Aniello: «Siamo andati con l’intento di vedere e capire. Non c’erano rifugiati, ma abbiamo incontrato l’equipaggio con cui abbiamo parlato e suonato»

Modena City Ramblers Live sulla nave che salva i migranti

CASTELVETRO (20 settembre 2019) - Impegnati con il tour Riaccolti che li sta portando su e giù per l’Italia, i Modena City Ramblers a metà agosto sono stati anche protagonisti di un mini concerto particolare: hanno cantato e suonato a bordo della nave Mare Jonio della ong Mediterranea Saving Human, che sfidando i porti chiusi ha continuato a salvare vite in mare. A raccontare questa esperienza, parlando di musica ma non solo, è il flautista della band combat folk emiliana, Franco D’Aniello. Modenese doc, ma dal 2013 residente a Castelvetro Piacentino dove è salito alla ribalta delle cronache per essere stato fra i testimonial della battaglia contro il terzo ponte sul Po, non si tira mai indietro quando ritiene necessario prendere posizione. Lo ha fatto anche nei mesi scorsi a Cremona, sostenendo la campagna elettorale del sindaco Gianluca Galimberti con il quale ha suonato uno dei brani più famosi della band, I cento passi.

Franco, perché avete deciso di salire a bordo della Mar Jonio?
«Eravamo in Sicilia per un concerto e avevamo un paio di giorni di off, ovvero di pausa. Inizialmente abbiamo pensato di andare a Lampedusa, poi attraverso alcuni contatti abbiamo saputo che la Mare Jonio era attraccata al porto di Licata vicino alla Sea Watch di Carola Rackete, che in quei giorni era ancora sotto sequestro. Anzi, per arrivare alla Mare Jonio siamo dovuti salire proprio sulla Sea Watch, dove però ci hanno pregato di non scattare fotografie visto che era ancora sotto inchiesta. Abbiamo deciso di andare a Licata per vedere, per capire. Per andare oltre le informazioni, in parte filtrate e a volte proprio errate, che arrivano ogni giorno. A bordo c’erano solo gli operatori di Mediterranea, ci hanno mostrato la nave, si sono raccontati. A loro non interessa la politica, per loro è tutto molto più semplice: è questione di vita o di morte. Di salvare persone, o lasciarle morire in mare. Quando siamo arrivati ad una specie di stanza-container ci hanno spiegato che lì venivano ammassati uomini e donne. Pensare che se ne stanno lì per giorni dopo aver rischiato di annegare, ad attendere il permesso di attraccare senza capire le dinamiche politiche e subendo un rifiuto al quale non sanno darsi spiegazioni… è emotivamente molto toccante. Sapere che su quel ponte, su quel ferro, sono state salvate centinaia di vite, è stato emozionante. Avevamo solo un violino e il flauto, ma in quello spazio abbiamo deciso di improvvisare alcune canzoni: Ebano, Fischia il vento e Bella ciao. Sono venuti ad ascoltare anche gli operatori della Sea Watch. La nostra visita forse ha portato anche un po’ fortuna, visto che poco dopo c’è stato il cambio di governo».

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20 Settembre 2019