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La Pediatria in campo contro i ‘puzzle virali’

Il reparto torna a riempirsi e aumenta la gravità dei casi: colpa dell’interazione tra virus. Il primario Cavalli: «Scontiamo il debito immunitario dei tempi d’isolamento per il Covid»

Francesco Gottardi

Email:

fgottardi@cremonaonline.it

13 Gennaio 2026 - 05:05

La Pediatria in campo contro i ‘puzzle virali’

Il primario Claudio Cavalli e l'équipe di Pediatria dell'ospedale di Cremona

CREMONA - Con l’arrivo del grande freddo e delle prime ondate influenzali anche il reparto di Pediatria dell’ospedale di Cremona ha dovuto fare i conti con un numero crescente di pazienti e patologie complesse da affrontare, in particolare sul fronte delle malattie respiratorie. «Quest’anno notiamo – spiega il primario Claudio Cavalliun cambiamento importante nell’epidemiologia dei virus respiratori. Rispetto agli anni scorsi il virus del covid è ormai profondamente ridimensionato, ne registriamo molti meno casi. Questo però ha riportato sulla scena una molteplicità di virus insidiosi».

Indebolita la «concorrenza» del covid, insomma, si rinforza l’attività di altri ceppi virali. «I problemi sorgono quando sono più virus a interagire: quando si arriva al ricovero in ospedale è perché ce ne sono due o tre contemporaneamente in azione nell’organismo». Una sorta di ‘puzzle virale’ che mette alla prova il sistema immunitario del paziente e ha determinato, anche in reparti ‘tranquilli’ come la Pediatria, un ricorso sempre più frequente alla terapia intensiva.

L’influenza è arrivata quest’anno in maniera anticipata rispetto alle attese con febbre alta all’esordio, una durata che arriva anche a 10 giorni e tosse persistente

«Senza dubbio siamo di fronte a una maggior incidenza di casi gravi – continua Cavalli -. Le ragioni sono molteplici ma tra le ipotesi più accreditate c’è anche quella che si tratti di una conseguenza di due anni di isolamento durante gli anni della pandemia. Meno contatti sociali hanno diminuito la circolazione di virus, ma contestualmente anche lo sviluppo di anticorpi. In particolare le donne che hanno sostenuto una gravidanza durante il lockdown hanno dovuto adottare particolari accortezze di isolamento, ma questo d’altro canto ha inficiato il bagaglio immunitario dei nascituri, che oggi hanno tra i due e i tre anni».

Dati che la pediatria cremonese monitora con attenzione, finendo anche al centro di ricerche internazionali: «Seguiamo attentamente l’andamento epidemiologico delle malattie respiratorie: i nostri studi sono stati pubblicati più volte dal prestigioso Journal of Pediatrics. Un motivo d’orgoglio per un polo non universitario come il nostro». Proprio grazie a questo puntuale monitoraggio il reparto anticipa le ondate di infezioni e, conseguentemente, della risposta socio-sanitaria.

È il caso del virus respiratorio sinciziale che porta alla bronchiolite: «La campagna di prevenzione, con la somministrazione alla nascita dell’anticorpo monoclonale dedicato, ha prodotto i suoi effetti: il numero di casi da ricovero è stato molto contenuto. Ovviamente questo non ha azzerato la diffusione della malattia, non sarebbe possibile». In generale la bronchiolite si presenta, soprattutto nei bambini sotto i 18 mesi di età, più con difficoltà respiratorie che non con febbri alte.

La raccomandazione per le famiglie è di prestare attenzione alle modalità di respirazione del bambino: «A pochi mesi dalla nascita i bambini, quando il sistema respiratorio è messo alla prova, i bimbi respirano fisiologicamente in maniera diversa dagli adulti: con la pancia e non con il torace. Questo porta, in molti casi, alla formazione di una caratteristica riga tra la fine delle coste e l’addome, simile a una ruga. Di fronte a simili difficoltà respiratorie è importante rivolgersi al pediatra di famiglia, quando disponibile, o al pronto soccorso per capire se è necessario somministrare una terapia prima dell’aggravarsi dello stato clinico».

Anche sul fronte dell’influenza l’andamento quest’anno è stato insolito: «Abbiamo avuto nel mese di dicembre un picco dell’influenza di tipo A, solitamente meno diffusa, e ora ci aspettiamo un nuovo picco di quella di tipo B verso fine mese». Quanto alla sintomatologia Cavalli parla di un’influenza «dalla durata maggiore, intorno ai 7/8 giorni, arrivando spesso anche a 10 per un decorso completo. Si presenta con febbre alta all’esordio, con temperature che arrivano facilmente a 39/39,5 gradi, e una persistente tosse».

A questo proposito la prescrizione di Cavalli è ancora una volta incentrata sull’importanza di consultare il pediatra di fiducia: «Nessuno conosce il paziente come il medico di famiglia. Questo diventa fondamentale in particolare in caso di bambini con allergie, che rispondono agli accessi influenzali con delle recrudescenze dello stato asmatico. Il pediatra, che conosce suscettibilità e tipologia di asma del paziente, sa anche come calibrare la terapia meglio di quanto lo possa capire in una visita episodica un medico in pronto soccorso».

E in chiusura Cavalli cita un altro importante studio americano relativo ai rimedi contro la tosse: «Abbiamo dovuto aspettare il 2026 per avere la conferma statistica di uno dei più noti rimedi della nonna: contro la tosse è ora dimostrato che un cucchiaino di miele prima di andare a dormire è uno dei rimedi più efficaci. Ma ricordate di lavare molto bene i denti dopo, i batteri della bocca vanno a nozze con gli zuccheri del miele. Curare la tosse ma ‘guadagnare’ una carie non è proprio auspicabile».

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