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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Meglio stare sul divano o fare il sindaco?

Il caso di Robecco d'Oglio, Comune in cui nessuno si è fatto avanti per candidarsi a sindaco, è emblematico della dilagante disaffezione degli italiani verso la cosa pubblica

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

15 Maggio 2022 - 05:30

La nuova «casta» e un raggio di speranza

Il caso di Robecco d’Oglio, il Comune cremonese che sarà commissariato perché nessuno fra i suoi 2.272 abitanti si è candidato a sindaco, è un segnale d’allarme che va ben oltre i confini locali. È un caso emblematico, il triste epilogo del populismo più becero e irrazionale, il frutto avvelenato delle campagne d’odio scatenate negli ultimi anni contro i politici e la politica di ogni forma e colore. A furia di definire «casta» qualsiasi rappresentanza istituzionale si è finito per buttare via il bambino insieme all’acqua sporca, per fare di tutta l’erba un fascio, per scoraggiare anche i pochi volonterosi disposti a sacrificare le proprie giornate, il proprio tempo libero, a volte la propria professione, per mettersi al servizio della comunità in cui vivono.

Perché questo significa oggi fare il sindaco, soprattutto nei piccoli Comuni: significa assumersi enormi responsabilità, farsi carico di mille problemi, essere a disposizione h24 trecentosessantacinque giorni l’anno. In cambio di cosa? Di un minimo di visibilità, di una montagna di problemi e di una misera indennità, nel caso di Robecco 1.400 euro al mese (1.900 al lordo) e solo perché gli stipendi dei sindaci sono stati da poco adeguati. Fino a sette mesi fa l’indennità del primo cittadino di Robecco era ancora più bassa, pochi euro sopra il Reddito di Cittadinanza, e quale senso abbia per uno Stato incentivare divanismo e lavoro nero anziché l’impegno di chi fa funzionare la Pubblica Amministrazione è davvero difficile da capire.

Certo, lo scopo originario del Reddito di cittadinanza era nobile: combattere la povertà. Ma la realtà è ben diversa, sotto gli occhi di tutti: al netto delle innumerevoli truffe, l’Rdc anziché aiutare gli indigenti a risollevarsi e a trovare un posto di lavoro è diventato una forma di assistenzialismo parassitario. Basta chiedere ai titolari di aziende, bar e ristoranti cosa si sentono rispondere quando cercano personale da assumere: «O mi paghi in nero o resto sul divano». Con il paradosso recentemente denunciato a Crema dal presidente nazionale di Confindustria Carlo Bonomi: «Oggi ci dobbiamo preoccupare di trovare un lavoro ai navigator che erano stati assunti per offrire un’occupazione a chi non l’aveva…». Incredibile, quasi che la nuova casta possa diventare chi vive senza lavorare.

Ma non andiamo fuori tema: la notizia del giorno è il caso-Robecco, punta dell’iceberg della progressiva disaffezione verso la cosa pubblica di una fetta sempre più consistente di Italiani. La moda di chiamarli «cittadini» - anziché il popolo o la gente - sembrava un bel modo per responsabilizzarli e rimetterli al centro della scena, uno per uno. Non è servito a niente. E il crollo della partecipazione al voto in occasione delle ultime elezioni ne è la dimostrazione più evidente. Ora la crepa si allarga: non svaniscono solo gli elettori, ma perfino i candidati. Per fortuna al commissariamento di Robecco (frutto anche di questioni locali, dalla difficoltà di raccogliere la pesante eredità del sindaco uscente dopo tre mandati senza la crescita di un delfino alla sudditanza nei confronti di Pontevico all’interno dell’Unione che gestisce alcuni servizi comunali) fa da contraltare la bella sfida di Torricella del Pizzo, uno dei Comuni più piccoli della provincia con i suoi settecento abitanti: qui in extremis si è messa in gioco una giovanissima, che sarà l’unica candidata in lizza.

Per Sigrid Bini - 25 anni, una laurea magistrale in Scienze e Tecnologie per l’ambiente - la sfida sarà convincere almeno il 40% dei concittadini ad andare a votare, altrimenti la sua disponibilità non sarà sufficiente. Le premesse sono buone: Sigrid non solo è «figlia d’arte» (sua madre Astrid Del Re, scomparsa a fine marzo, era stata consigliera comunale) ma si è già distinta per l’impegno nella protezione civile, in oratorio e nel Comitato Fiera. Insomma, in paese è conosciuta e ben voluta. Chissà che in tempo di transizione ecologica una consulente ambientale giovane, competente, motivata e… donna, non finisca per diventare il prototipo del nuovo candidato sindaco ideale.

In bocca al lupo a Sigrid, rappresentante di una lista civica sganciata dai partiti e dalle beghe politiche. Fra tante nuvole grigie, la sua candidatura è un messaggio di speranza: la situazione è grave, ma non disperata. Se sarà eletta, chissà che Sigrid non diventi un modello da seguire per tutti i coetanei. A partire dai troppi giovani disinteressati di Robecco.

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