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LA SENTENZA

'Ndrangheta al Nord, le condanne del processo Aemilia diventano definitive

Terminata l’inchiesta avviata dai carabinieri della compagnia di Fiorenzuola d’Arda e sfociata, nel 2015, in un maxi blitz fra Castelvetro e il Cremonese

Elisa Calamari

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08 Maggio 2022 - 09:02

'Ndrangheta al Nord, le condanne del processo Aemilia diventano definitive

La notte dell’operazione Aemilia

CASTELVETRO - Dieci anni all’ex poliziotto della Stradale con casa a Mezzano Maurizio Cavedo, 11 anni e due mesi al muratore di Castelvetro Pierino Vetere, quattro anni e sei mesi a Salvatore Colacino che risiede a Cremona. Le condanne del processo Aemilia contro la ‘Ndrangheta al Nord sono diventate definitive, con una sentenza di Cassazione ufficializzata nelle ore scorse da Roma e che mette la parola fine all’inchiesta avviata dai carabinieri della compagnia di Fiorenzuola d’Arda e sfociata, nel 2015, in un maxi blitz notturno fra Castelvetro e il Cremonese. Sono stati 36 i ricorsi rigettati, 39 quelli dichiarati inammissibili, mentre per 13 posizioni sono stati disposti annullamenti con lievi ricalcoli di pene o rinvii limitatamente a pochi capi d’accusa.

Condanne ridotte a Michele Bolognino, 20 anni e 10 mesi (rispetto ai 21 anni e 3 mesi inflitti in appello); Carmine Arena, 7 anni e 5 mesi (9 anni e 5 mesi); Massimo Muratori, 5 anni e 3 mesi (7 anni); Antonio Vertinelli del 1985, 3 anni (4 anni); Antonio Vertinelli del 1990, 3 anni (4 anni); Tania Giglio, 3 anni (4 anni e 6 mesi); e Giovanna Schettini, 3 anni (4 anni). Condanne annullate con rinvio ad un nuovo giudizio di appello per Giuseppe Aloi; Lauro Alleluia; Francesco Di Via; Francesco Lo Monaco; Luigi Salvati; Graziano Schirone; e Giuseppe Vertinelli (del 1986). Fra le conferme, quella dei 13 anni a Giuseppe Iaquinta, padre dell’ex calciatore Vincenzo che invece non aveva presentato ricorso in Cassazione. Gli uomini accusati di aver seguito le direttive della cosca Grande Aracri di Cutro, chi con rito abbreviato chi con rito ordinario, sono dunque stati tutti assicurati alla giustizia. Compreso il pentito Salvatore Muto, residente nel Cremonese all’epoca dei fatti e ora in località segreta.

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