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CORONAVIRUS: IL PROCESSO

Mosca, l'intercettazione rebus: «Li hai usati?» «Eh sì»

Farmaci letali. Il collega che parlò con il primario: «Non ho dato peso a quella frase»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

14 Aprile 2022 - 20:09

Mosca, l'intercettazione rebus: «Li hai usati?» «Eh sì»

Carlo Mosca nell'aula del Tribunale

BRESCIA - Giovedì 2 luglio 2020: Carlo Mosca, primario del Pronto Soccorso dell’ospedale di Montichiari, sa già che la Procura lo sta indagando per le morti sospette di tre pazienti Covid avvenute in marzo, prima ondata della pandemia. Pazienti gravi, deceduti, secondo chi sta indagando, a causa della somministrazione di farmaci letali se non associati all’intubazione. Il movente? Liberare posti letto.  


Quel 2 luglio, nella pausa sigaretta il primario Mosca parla con Riccardo Battilana. È un giovane medico. Dai primi di aprile è assunto al Pronto Soccorso. Mosca sa già di essere indagato con un’ipotesi di accusa gravissima (lo sanno tutti nel reparto): la somministrazione di farmaci mortali. Ma non sa di essere intercettato (una intercettazione ambientale). Tra una chiacchiera e l’altra, una boccata di sigaretta e l’altra, Battilana gli dice: «Ma li hai usati?».  Mosca risponde: «Eh sì». Per il pm, quell’«eh sì» sarebbe la prova della confessione degli omicidi fatta dal primario al giovane collega, l’ultimo arrivato al Pronto Soccorso.


Fu una ammissione? «Io a quella frase non ho dato peso». Battilana lo dice e ripete, all'udienza numero 6 del processo all’ex primario Mosca, 47 anni, di Persico Dosimo, casa a Mantova, ai domiciliari dal 25 gennaio 2021 (e sospeso dall’Ordine) per aver intenzionalmente ucciso con il Propofol Angelo Paletti, 79 anni, di Calvisano), con  la Succinilcolina Natale Bassi, 61 anni, di Ghedi, ed Ernesto Nicolosi, 87 anni, di Carpenedolo. Palagiustizia Zanardelli: nell’aula intitolata al senatore Mino Martinazzoli (ministro della Giustizia nella metà degli anni ‘80), alle 9.53 entra Battilana, 32 anni, accento veneto, medico che si sta facendo le ossa, costruendo la carriera. «Lei è un testimone importante per sapere che cosa è successo davvero», gli dice il presidente della Corte d’Assise Roberto Spanò, il  quale trova «stravagante» che il primario Mosca «potesse confessare l’omicidio all’ultimo arrivato». Battilana deve spiegare, fare chiarezza su quei due monosillabi - «Eh sì» - che hanno dato del filo da torcere ai periti. Anche perché la conversazione era coperta dal cinguettio degli uccellini. Il medico racconta di aver conosciuto il primario Mosca nell’agosto del 2019. «Prestavo servizio medico in una gara ciclistica. Portai un paziente al Pronto Soccorso di Montichiari. Con Mosca ci sentimmo poi nell’ondata della pandemia e ai primi di aprile presi servizio». Il presidente Spanò va subito al punto, la frase intercettata: «Ma li hai usati?». «Eh sì».


Un passo indietro. L’udienza scorsa, nella sua difesa Mosca l’aveva spiegata così: «Io non mi ricordavo di quella frase. Me l’ha ricordata il gip quando mi ha interrogato. Può darsi che l’abbia detta, ma in modo ironico, scherzoso. Nel filmato ripreso dalla telecamera si vede che io scrollo le spalle». Per Mosca, scrollare le spalle rafforzerebbe «il senso ironico della frase». Nemmeno il giovane collega Battilana si ricordava quella frase. Fa verbalizzare: «Il 26 gennaio del 2021, quando fui sentito, mi ricordavo zero di questa conversazione». In aula è un botta e risposta con il presidente. Spanò lo riprende: «Cerchi di ricordarsi perché è importante ai fini della verità di questo processo. Io la frase l’ho già sentita mille volte, è impossibile che lei non si ricordi. Aiutateci a scoprire la verità in questo processo». Il presidente lo incalza: «Lei voleva dire ‘li hai uccisi o non li hai uccisi?' Questo era il senso della  sua domanda?». 

Battilana insiste: «Io non ho dato importanza a quella frase». E spiega il perché: «Il dottor Mosca era il mio primario, un medico rispettato. Io lì facevo il medico, il mio lavoro. Avevo tante altre cose per la testa. Questi fatti sono successi a marzo, quando neanche c’ero al Pronto Soccorso. Io pensavo al mio, a crescere come medico: quello era ed è tuttora il mio focus. Ero lì per imparare. Non sono anestesista, non sto facendo la specialità, non sono abilitato ad intubare, non posso usare quei farmaci. Noi stavamo parlando di farmaci per intubare. Davo per scontato che fossero stati utilizzati». Il  presidente Spanò non molla: «Si parla di una possibile incriminazione del dottor Mosca. Visto che lei è giovane, la sua frase al primario mi sembra impertinente». «Presidente, sarò stato superficiale in quel momento, ma è una frase a cui io non ho dato peso. Non mi crede? Che cosa le devo dire. Adesso sì, ho capito il peso che dà il pm». Il presidente rilancia: «È possibile che lei, ultimo arrivato, facesse una tale domanda ad un indagato di omicidio? Io insisto per capirlo. Mosca ha detto che è possibile che l’abbia detta, a me interessa capire come l’ha detta». Battilana non arretra di un millimetro: «Presidente, io non me la ricordavo, non ho dato peso».

LE INFERMIERE

«Io non ho assolutamente avuto nemmeno solo il sospetto di un uso anomalo dei farmaci», fa mettere a verbale l’infermiera Franca Scalmana. «Io conosco Mosca da quando ho iniziato a lavorare. Io so come lavora. Lavoro con lui da anni all’interno e all’esterno sull’auto medica. Gli ho visto fare delle cose sugli incidenti», racconta Silvia Fenocchio, l’infermiera che due anni fa intercettata al telefono con la cugina, disse: «Se la difesa (di Mosca, ndr) mi chiamasse, io andrei a spada tratta». E a spada tratta è arrivata anche ieri in aula,  un po’ stanca perché  ha smontato il turno della notte, pronta a smontare le «voci» sul primario «killer», due anni fa messe in giro al Pronto soccorso da alcuni suoi colleghi. «Non ho dato peso alle voci, perché sinceramente mi sembravano una assurdità. Era una voce diventata una montagna».


IL MOVENTE

«In un processo, importante è il movente. In quel momento c’era una esigenza di liberare posti letto, di liberarsi di pazienti gravissimi?».  Nella sua difesa, Mosca ha messo in fila date e numeri per spiegare come si affrontò quel drammatico mese di marzo con l’ospedale (170 posti letto in tutto) dove ogni giorno arrivavano pazienti Covid: dall’apertura dell’area sub-intensiva presso la sala gessi all’apertura (il 17 marzo) di una Terapia intensiva, ai 20 posti ricavati nella sala mensa. 


LE PROSSIME UDIENZE E LA SENTENZA 

Il 23 maggio prossimo saranno sentiti i 5 consulenti tecnici della difesa. L’udienza del 23 giugno sarà dedicata alla discussione. La sentenza potrebbe arrivare in serata o il giorno dopo.

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