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IL PUNTO DEL DIRETTORE

La follia di Putin, la risposta impossibile

Il Nuovo Zar faceva sul serio, voleva davvero riconquistare l’ex colonia, temendone l’ingresso nella Nato, come da libera scelta del popolo ucraino. E ora l’Europa e l’America si chiedono come reagire

Marco Bencivenga

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mbencivenga@laprovinciacr.it

25 Febbraio 2022 - 05:00

guerra

L’aveva minacciato, l’ha fatto. Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina. Non si è limitato a garantire protezione ai separatisti del Donbass che gli hanno offerto il pretesto per scatenare una guerra, ma ha mandato i carri armati oltre i confini russi. Ha sganciato bombe. Ha occupato militarmente uno Stato sovrano. E minaccia di non fermarsi. Obiettivo dichiarato: «De-nazificare l’Ucraina». «Peccato che il vero nazista sei tu», gli ha subito replicato il presidente ucraino, ricordando l’invasione tedesca della Seconda Guerra Mondiale e gli 8 milioni di ucraini uccisi da Hitler (e da Stalin). Da settimane Putin aveva ammassato soldati e lanciamissili a ridosso delle frontiere con la più europea fra le Repubbliche ex sovietiche. Sembrava un bluff, un’esibizione di forza per ottenere qualcosa. Invece, il Nuovo Zar faceva sul serio, voleva davvero riconquistare l’ex colonia, temendone l’ingresso nella Nato, come da libera scelta del popolo ucraino. Una follia. E ora l’Europa e l’America si chiedono come reagire. La risposta militare è il primo istinto, ma tutti sanno che si tratta di un’opzione impraticabile: con gli arsenali atomici a disposizione, in 15 minuti il pianeta diventerebbe un inferno. E i morti sarebbero milioni, a ogni latitudine. Non resta dunque che isolare la Russia e fargliela letteralmente pagare, metterla in ginocchio sul piano finanziario. «Putin è dalla parte sbagliata della storia», hanno dichiarato i leader del G7, annunciando «sanzioni economiche devastanti».

A Washington, a Londra, a Parigi, a Berlino, a Roma - in tutte le grandi capitali dell’Occidente - nessuno ha dubbi sulle responsabilità di Putin: «Siamo uniti e determinati a fare tutto ciò che serve per preservare l’integrità dell’ordine internazionale basato sulle regole», hanno promesso all’unisono. Ben detto. C’è solo un problema. Le sanzioni economiche non colpiranno Putin e il suo circolo di ricchissimi oligarchi - pochi eletti che detengono (e a volte sperperano) patrimoni inimmaginabili - ma sarà il popolo russo già piegato da condizioni di vita al limite della povertà assoluta. In Russia il reddito medio è di 10 mila dollari, contro i 45 mila della Germania, i 38 mila della Francia e i 31 mila dell’Italia. Con i pochi rubli nascosti nel materasso 144 milioni di russi guardano con terrore alle ultime mosse del Cremlino, ma non hanno - e probabilmente mai avranno - la forza di ribellarsi al partito unico, ai militari, all’ex funzionario del Kgb diventato Presidente. Pensare che le sanzioni internazionali possano portarlo a ribellarsi, innescando una nuova rivoluzione russa, è illusorio. Più facile sbancare il casinò puntando tutte le fiches sul 14 rosso.

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