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Sabato 08 Agosto 2020

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Il coraggio di scrivere il proprio destino

Il coraggio di scrivere il proprio destino

Nella vita di ogni persona - così come di ogni città e di ogni comunità - ci sono momenti, gesti, scelte e situazioni che assumono un valore simbolico esemplare, ben al di là del loro oggettivo peso specifico. Sono passaggi che diventano emblematici, a prescindere dalla loro reale portata, perché segnano un punto di svolta o di non ritorno, chiudono un’era o danno il via a una nuova stagione, svelano una predisposizione alla resa o il coraggio di diventare artefici del proprio destino. A Cremona - città profondamente attaccata alla propria storia e alle proprie tradizioni, ma un po’ meno portata al cambiamento, alle novità, agli slanci nel futuro - uno di questi passaggi chiave è alle porte. Ed è rappresentato dall’appuntamento in calendario martedì che, secondo gli stessi protagonisti, potrebbe rivelarsi decisivo per le sorti dell’ex Cinema Tognazzi, il grande spazio culturale che da quasi dieci anni ha chiuso i battenti in pieno centro storico, al civico 6 di via Verdi, quasi di fronte a un altro incredibile buco nero della città, l’ex sede dalla Banca d’Italia, un palazzo enorme (7 mila metri quadrati di superficie!) che si affaccia su piazza Stradivari e su corso Vittorio Emanuele II, ma dal 2007 ha porte e finestre sbarrate, blindato come una cassaforte senza combinazione, abbandonata per strada da una banda di ladri in fuga. Su un lato della via le vetrine spente, sull’altro un intero palazzo vuoto.

“Il buio di quelle tre serrande abbassate è una ferita per la città”, ha sottolineato Gianmarco Tognazzi, intervistato da La Provincia, chiedendosi se ai cremonesi manca davvero, oppure no, lo storico cinema della città che nel 1993 fu intitolato a suo padre. E di auspicarne la riapertura proprio nel trentesimo anniversario della scomparsa, avvenuta nel 1990, o ai cent’anni dalla nascita, che saranno celebrati fra due anni, nel 2022. Le stesse parole (“Una ferita nel cuore della città e dei cremonesi”) sono state usate per definire l’ex cinema Tognazzi dal sindaco di Cremona, che si è pubblicamente impegnato a “provare a riaccendere quello spazio da anni vuoto e spento”, come del resto aveva già promesso in campagna elettorale. Perché ciò sia possibile, Gianluca Galimberti non solo ha promesso di “sondare interessi” e “stimolare la proprietà”, ma ha fatto capire di essere contrario alla trasformazione dell’ex cinema in un garage multipiano, come a un certo punto era stato ipotizzato da qualcuno, e ne ha indicato la possibile destinazione futura: uno spazio dedicato al commercio di qualità, alla cultura e alla musica. Ecco perché l’appuntamento di martedì è tanto importante quanto delicato e il caso Tognazzi è emblematico per l’intera città. Se la proprietà (con l’appoggio dell’Amministrazione comunale, che può facilitare o meno determinate trasformazioni urbanistiche) andrà in una direzione, la rinascita del cinema abbandonato potrà diventare un modello di rinascita per tutta Cremona; se, al contrario, le buone intenzioni e gli auspici resteranno parole vuote, l’effetto-rinuncia potrebbe contagiare l’intera città, aggravare la sensazione di abbandono del centro storico che molti operatori denunciano da tempo, frustrare l’impegno di chi - nonostante i segnali negativi - caparbiamente continua a investire tempo e denaro all’ombra del Torrazzo. In merito, Carlo Nolli, l’ultimo gestore della prima multisala della città, non si sbottona. Ammette solo che martedì avrà “un incontro decisivo”, senza neppure specificare con chi. Forse un indizio l’ha fornito Gianmarco Tognazzi, quando ha fatto riferimento a due giganti del settore cinematografico come Medusa o 01, e a non meglio identificati “imprenditori di città vicine, come Mantova e Piacenza” (e, perché no, di Brescia, dove da anni
gestiscono due importanti multisale i cremaschi Quilleri). Magari, invece, era solo una sua speranza. In ogni caso ormai siamo davanti a un bivio: l’immagine della città di Cremona - la città dei violini, del torrone, dei marubini, dell’acciaio e del buon vivere - si lega simbolicamente al destino dell’ex cinema Littorio (con questo nome fu inaugurato il 31 gennaio 1941 con luccicanti pavimenti in marmo, lampadari di cristallo, pareti stuccate e un allora innovativo impianto per l’aria condizionata). I cremonesi sono alla finestra, qualcuno probabilmente parteciperà anche al tavolo dell’appuntamento “segreto”. Tempo quarantott’ore e, forse, ne sapremo di più.

12 Gennaio 2020