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Martedì 15 Ottobre 2019

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Povero Leo, «ucciso» da un decreto attuativo

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L'Italia è un Paese straordinario: ha un territorio bellissimo (montagne maestose, pianure fertili, oltre 1.500 laghi, 7.456 chilometri di coste affacciate sul mare), un patrimonio artistico unico al mondo, una cucina senza eguali, settori industriali di eccellenza assoluta, i migliori artigiani del pianeta e, in media, un diffuso «buon vivere» che, non a caso, attira milioni di stranieri, per una semplice vacanza o per mettere radici qui. Purtroppo, non è tutto oro ciò che luccica, l’Italia ha anche qualche difetto: la criminalità organizzata che allunga i suoi tentacoli ovunque, per esempio (non solo la mafia, ci sono pure la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita e almeno una decina di clan e di bande senza scrupoli), un debito pubblico fra i più alti al mondo, un tasso di corruzione imbarazzante, alcune parti del territorio pesantemente compromesse dall’inquinamento, un consumo di droghe pesanti da primato e un inaccettabile livello di evasione fiscale. Non bastasse, c’è pure il problema dei problemi: la burocrazia, un insieme di norme, leggi, cavilli, decreti, precetti e imposizioni che tutto complica e, spesso, tutto paralizza. La burocrazia è la piaga che nessun medico (nessun politico) fra i tanti che si sono alternati al governo del Paese è mai riuscito a sanare. È la camicia di forza che rende la vita impossibile a chiunque voglia lanciarsi in un’avventura imprenditoriale. È il frutto avariato di un sistema istituzionale e legislativo fatto di contrappesi e controlli che sulla carta aveva e mantiene una nobile ragion d’essere - evitare derive autoritarie ed eccessive concentrazioni di potere - ma nella realtà quotidiana si rivela spesso solo un groviglio inestricabile di regole e di prescrizioni.

A volte addirittura norme contraddittorie che non solo disorientano i cittadini e confondono uomini e donne di buona volontà, ma finiscono per aprire le porte ai furbi e agli azzeccagarbugli. Di più. Questo mostro giuridico a volte vanifica anche le migliori intenzioni. Lo dimostra la tragedia che si è consumata tre giorni fa a Catania: un bimbo di soli due anni, Leonardo, è morto asfissiato nell’auto lasciata chiusa per oltre cinque ore, sotto al sole cocente, dal padre che doveva portarlo all'asilo e invece, per un inspiegabile black-out della mente, lo ha dimenticato nel parcheggio. Dice: ma che c’entra il povero Leonardo con la burocrazia? C’entra, c’entra... Perché la tragedia si sarebbe benissimo potuta evitare se in Italia non ci fosse la burocrazia, dato che sull’onda di episodi simili un anno fa il Parlamento ha imposto a tutti i genitori-automobilisti l'obbligo di installare un sistema di allarme in grado di segnalare proprio la presenza a bordo di un’auto di bambini che rischiano di essere dimenticati al caldo. La norma che impone l'uso dei seggiolini salva-bebè, però, non è ancora operativa perché a distanza di dodici mesi manca ancora il «regolamento attuativo» alla legge approvata nel settembre 2018. Capito? Il piccolo Leo è morto per la fatale distrazione del padre, certo, ma anche perché sull’auto diventata una camera a gas non c’era il seggiolino salvavita dichiarato obbligatorio da una legge approvata dal Parlamento un anno fa, ma non ancora in vigore perché mancano il famigerato decreto attuativo e il parere vincolante del Consiglio di Stato (senza considerare i possibili ricorsi e le eventuali obiezioni alla norma di qualche portatore di interesse: produttori di auto, associazioni dei consumatori o degli automobilisti, comitati No Seg contrari a prescindere, in nome della libertà di scelta, come se un bambino di due anni avesse la possibilità di scegliere se morire asfissiato oppure no...). Paradosso nel paradosso: Giordano Biserni, presidente dell’Associazione sostenitori della Polizia stradale, ricorda che per aiutare le famiglie nell’acquisto dei seggiolini-sentinella (o per dotare di un sensore i seggiolini tradizionali) erano stati anche stanziati due milioni di euro, ma a causa dell’iter incompleto della legge nessuno li ha mai erogati o spesi. Una prima bozza degli attesi decreti attuativi era stata inviata in gennaio all’Ue, ma era stata respinta perché non in linea con le norme europee. Al ministero dei Trasporti sono poi serviti tre mesi per apportare le dovute correzioni al testo che lo scorso 22 luglio ha ottenuto il via libera da Bruxelles. Ora la bozza corretta è arrivata al Consiglio di Stato, che esprimerà il suo decisivo parere giovedì prossimo, 26 settembre. Sperando sia positivo, altrimenti si tornerà alla casella di partenza, in un assurdo gioco dell’oca. Un gioco tragico come la roulette russa, visto che nel frattempo Leo è morto. E chissà se da lassù, fra gli angioletti, potrà mai perdonare i civilissimi, preziosi, inflessibili, ma irresponsabili campioni della burocrazia.

21 Settembre 2019

Commenti all'articolo

  • Giulio

    2019/09/23 - 04:04

    Sono d'accordo su tutto tranne su una cosa: il concetto che si debba sempre aspettare l'imbeccata dall'alto. I seggiolini anti abbandono sono già in vendita e per la sicurezza di mio figlio non aspetto che la legge me lo imponga a forza, altrimenti non sono un cittadino ma un suddito.

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  • Antonio

    2019/09/22 - 22:10

    Chi era il fantasmagorico ministro dei Trasporti? Toninelli, quando gli incapaci governano questo è il risultato.

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  • la talpa

    2019/09/22 - 14:02

    Ottimo ..ben detto una lettera da pubblicare su tutti i giornali italiani quotidiani e non…….complimenti Direttore.

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