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Domenica 07 Giugno 2020

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EMERGENZA SANITARIA

La verità sui morti, nel cuore del Nord peggio della guerra

Dati da incubo: con l’inizio di marzo a Cremona decessi aumentati del 200%. Stravolti tutti i dati storici

La verità sui morti, nel cuore del Nord peggio della guerra

CREMONA (23 maggio 2020) - Come tradurre in numeri un incubo. Quello vissuto a marzo e ad aprile tra Cremona e altre quattro province del Nord: Bergamo, Brescia, Lodi e, dall’altra parte del Po, Piacenza. Sono dati che illustrano in maniera impietosa una sovra-mortalità di gran lunga superiore a quella registrata tra i civili nell’ultimo conflitto mondiale, tanto per fornire un metro di misura istantaneo, quelli contenuti nello studio statistico condotto dall’Inps dal titolo Analisi della mortalità nel periodo di epidemia da Covid-19. Si tratta di una ricerca basata nella quasi totalità sugli archivi amministrativi dell’Istituto. Lo studio, diffuso nelle scorse ore, è stato condotto separando i due periodi del 2020 che vanno dal 1° gennaio al 28 febbraio e dal 1° marzo al 30 aprile, in modo da evidenziare gli effetti sulla mortalità della pandemia. Il cuore della ricerca è l’analisi effettuata mettendo a confronto i decessi avvenuti dal 1° gennaio al 30 aprile 2020 con la mortalità media del periodo 2015-2019 (baseline). Lascia ancora di stucco, a più di due mesi di distanza, quel che è capitato a metà marzo, quando ci si è resi conto che il quadro dei decessi è completamente mutato rispetto alla fine di febbraio. Sono i giorni in cui l’epidemia si è propagata in quasi tutto il Nord Italia e il numero dei morti da Covid-19, comunicati ogni giorno dal Dipartimento della Protezione civile, supera costantemente le 500 unità.

Le province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza presentano tutte una percentuale di decessi superiore al 200%. A Cremona si arriva più volte a lambire i 50 morti al giorno. Quasi tutto il Nord-Ovest risulta interessato da un incremento dei decessi superiore al 50%. Le regioni che si affacciano sul mare Adriatico presentano incrementi contenuti ma significativi.
Tra il primo marzo e il 30 aprile, a Nord il divario tra i decessi attesi e quelli realmente registrati è stato pari a 697, la differenza tra 830 e 1.527. In quello stesso periodo il Centro Italia ha registrato un maggior numero di decessi pari a 45 unità (410 attesi, 455 registrati) mentre a Sud l’impetto è stato ancora meno rilevante, con 582 decessi a fronte dei 555 attesi. A livello nazionale i decessi in più rispetto alle attese sono stati 769 e questo illustra in maniera inequivocabile il presso pagato dal Nord.

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22 Maggio 2020