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Lettere al Direttore del 12 Febbraio

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gbonali@laprovinciacr.it

14 Febbraio 2018 - 11:45

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

A Olmeneta
Il gufo mi guarda. Che emozione

Signor direttore
dopo aver letto l’articolo sui gufi a Olmeneta, l’altro ieri con un mio amico mi sono recato al paese e ho fatto un po’ di scatti. E fu emozionante che uno dei tre mi osservava dal ramo.
ale.mann81@gmail.com


A21, subentro dei lavoratori
Si deve fare squadra ma Malvezzi divide
Signor direttore,
in merito alla vicenda del subentro dei lavoratori di CentroPadane a Autovia Padana spa, occorre sostenere ogni azione in grado di favorire la salvaguardia dei livelli occupazionali, occorre farlo con la collaborazione e il contributo di tutti. Per queste ragioni trovo inopportune le dichiarazioni del candidato Malvezzi, perché da una parte c’è un territorio che, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali e i principali enti locali vuole affrontare questa difficile partita a tutela dei diritti dei lavoratori e scongiurando ricadute negative; dall’altra c’è invece un candidato che, per l’ennesima volta, non perde l’occasione per fare dichiarazioni fuori luogo finalizzate alla sua personalissima campagna elettorale, strumentalizzando una vicenda complicata che parte da molto lontano e che dovrebbe vedere un lavoro di squadra fra tutti i soggetti politici e istituzionali a prescindere dalle appartenenze. La qualità e il rigore di un candidato in regione non la si misura nelle sue parole ma nel delicato percorso fra il dire e il fare, purtroppo Malvezzi dentro a quel percorso si perde spesso in polemiche inutili più attento a piazzare bandierine che a dare concretezza alla sua affidabilità.
Andrea Virgilio
(vice segretario Pd, Cremona)


I cacciaballe della politica
Il trattato di Dublino firmato da Berlusconi
Signor direttore,
i cacciaballe dela politica. Silvio Berlusconi: «L’emergenza immigrazione è tutta colpa di Renzi e della sinistra che hanno firmato il Trattato di Dublino nel 2003».
Solo che il Trattato di Dublino nel 2003 è stato firmato dall’allora capo del governo Silvio Berlusconi, ma si sa, a volte l’età gioca brutti scherzi!». (Da ‘La vedetta’, periodico politico culturale del Verbano diretto da Adriano Rebecchi )
Alessandro Mezzano
(Cremona)


Museo ponchielliano
Ho vinto dal giudice. E il Comune paga
Egregio direttore,
nell’articolo apparso sul suo giornale riferito alla mozione di sfiducia in consiglio e respinta dalla sua maggioranza, il sindaco di Paderno Ponchielli mentendo sapendo di mentire ha dichiarato che si tratta solo di una questione mia personale di astio nei suoi confronti. Il sindaco dimentica che recentissimamente tre consiglieri della sua maggioranza si sono dimessi in palese dissenso con la sua gestione amministrativa e politica. Questi consiglieri, con estrema lealtà nei confronti degli elettori, hanno ritenuto correttamente più dignitoso dimettersi piuttosto che saltare da una parte all’altra del consiglio. Ma il problema politico che Strinati minimizza, riducendolo ad una questione personale tra me e lui, esiste ed è enorme. Non avevo alcun dubbio che chi ha sostituito i tre consiglieri dimissionari avrebbe votato compattamente. Se la mozione di sfiducia fosse stata votata prima delle dimissioni la conclusione sarebbe stata diversa. E il gruppo Comunità futura ha fatto bene a evidenziare questo problema politico senza indugi o ammiccamenti come doverosamente richiesto a una forza di minoranza responsabile e consapevole del proprio ruolo. Tacendo poi nell’intervista su quant’altro discusso in Consiglio sui soldi spesi male in riferimento alla palestra e all’aiuola che vuole demolire in piazza Revellino, non potendo negare l’evidenza, ammette le proprie responsabilità sulla cattiva manutenzione delle strade, ma per nascondersi, tira in ballo la questione dei denari spesi dall’amministrazione per la gestione legale della nota vicenda del Museo Ponchielliano, spesa per la quale lui e non il sottoscritto, è l'unico responsabile. Il sindaco mi ha denunciato presso la procura della Repubblica sostenendo che avessi sottratto volontariamente beni e cimeli appartenenti al museo. In realtà, dopo essere stato esautorato senza ragioni dal ruolo di conservatore, ho semplicemente ritirato dagli espositori museali tutto ciò che risultava di mia esclusiva proprietà, in base all’inventario agli atti del Comune, redatto dall’attuale direttrice e verbalizzato dallo stesso sindaco. L’attuale amministrazione proprietaria del museo, basandosi sul medesimo documento, aveva ingiustamente trattenuto beni di mia esclusiva proprietà, ma io non ho presentato alcuna denuncia per questa vicenda e mi sono reso disponibile sin dall’inizio ad una soluzione politica e non giudiziale. Il sindaco ha sempre rifiutato la mia disponibilità e ha preferito perseguire la strada giudiziaria. Oggi, la procura della Repubblica mi ha dato ragione, chiedendo l’archiviazione del procedimento penale. Questa inutile ostinazione del sindaco è costata 6.000 euro a carico della Comunità di Paderno Ponchielli.
Sergio Noci
(Soresina)

La legge sul biotestamento
Rende nullo il valore della sofferenza
Signor direttore.,
sono ormai 20 anni che seguo ammalati negli ultimi anni o giorni della loro vita. Ho visto tanto dolore, tanta sofferenza, ma anche tanta dignità. L’aspetto che mi preoccupa maggiormente riguardo alle scelte conseguenti alle disposizioni legislative sul ‘biotestamento’ sta nel sentirsi tra le mani il potere sulla propria vita. Si tratta del riaffiorare di quel potere che aveva condizionato la scelta sull’aborto, anche se qui ci sono ambiti di riflessione molto diversi. Si badi che il rispetto per la sofferenza deve essere assoluto. Ma in un ambito sociale in cui si ritiene che Dio non serva a nulla, chiamiamoli atei o agnostici, è chiaro che il passo verso il «decido io» della mia vita diventa meno difficile.
Senonché questo rende nullo o quasi il valore della sofferenza, o meglio rende inutile la persona sofferente, che invece, per un cristiano è Cristo stesso, come Madre Teresa soleva ricordarci. Questo rende molto difficile la condizione psicologica e spirituale di chiunque si trovi nella malattia.
Io non mi permetterei certo di esprimere giudizi, ma da parte mia, con una sclerosi multipla che mi accompagna, ho già espresso il mio biotestamento: qualsiasi cosa e condizione ci sia, la mia morte deve essere naturale e non indotta.
E non mi serve il notaio. Nessun male è mai venuto, viene, e verrà mai da Dio, ma la vita è un dono Suo.
G.M.
(Cremona)


La campagna elettorale
Come al solito risse, insulti e urla
Egregio direttore,
ricominciamo con risse, insulti, urla e tra tutto questo baillame, sorge una voce acuta dal coro che rammenta tutte le cose sbagliate che il partito avverso ha fatto. Insomma tutte elucubrazioni da perfetti peracottari e bofonchiamenti a schiovere senza alcun senso e soprattutto senza alcun costrutto, mai che capiti un normalissimo deputato che elenchi alla popolazione tutte le cose che vogliono fare in futuro per l’Italia e per il popolo, nessuno. Sempre le solite facce, sempre i soliti discorsi e come purtroppo sovente accade che usano impropriamente avvenimenti di nefanda natura tipo omicidi, stupri, rapine e spaccio per denigrare il razzismo ed il fascismo.
Caro direttore, io credo, che la maggioranza della popolazione, in particolare modo coloro che hanno subito i brutti momenti della guerra e del dopoguerra, e tutti coloro che hanno avuto nefande esperienze di razzismo, non ne vogliono nemmeno sentir parlare, in particolar modo, in questi momenti, dove stanno giocando con il nostro futuro.
Non si tratta di menefreghismo e tanto meno di vivere come le tre scimmiette : io non parlo, non vedo, non sento, anzi, ma beata pazienza ma è mai possibile che non si possa dire: ha commesso un reato becero, orbene, l’individuo deve avere una sentenza veloce e pena certa senza tanti se e senza tanti ma, che il soggetto sia bianco, nero o di qualsiasi altro colore dell’arcobaleno.
Ivan Loris Davò
(Spinadesco)

IL CASO
Contro ogni odio unifichiamo i giorni del ricordo e della memoria

Signor direttore,
Trieste, città multiculturale, ci dovrebbe insegnare molto: la Risiera di San Sabba e la foiba di Basovizza. Odio nero e odio rosso. Quale è stato il peggiore? Bisognerebbe far rispondere le vittime. Sicuramente non ci fu un odio migliore. Direi che dopo 70 e rotti anni dovremmo essere vaccinati contro questi orrori. Direi che sarebbe ora che ricordassimo tutte queste vittime (di regimi autoritari e sanguinari, non lo dimentichiamo) in un solo giorno (Memoria e Ricordo, che differenza fa?) e con un’unica corona. Parce sepultos.
Anselmo Gusperti
(Cremona)
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In poche righe lei è riuscito a sintetizzare la cura a un male endemico italiano: l’incapacità di lasciarsi alle spalle una lettura ideologica della Storia per cui l’odio della parte avversa è il peggiore e quello dei ‘nostri’ sempre in qualche modo giustificabile. Se la sua idea riuscisse a trovare pratica attuazione saremmo un Paese migliore.

LA POLEMICA
In Italia la grande coalizione a rischio ‘palude’

Egregio direttore,
ho letto le ragionevoli osservazioni che il lettore Bertoni avanza su ‘La provincia’ di domenica 11 sugli scenari possibili del dopo voto del 4 marzo e il richiamo sicuramente opportuno che lei fa rispondendo sul giornale e segnalando il modello della ‘grande coalizione’ tedesca come schema operativo per il futuro. E’ giusto richiamare tali modelli; però, se lo si fa, bisogna dirla tutta: il governo che si prefigura in Germania (progetto che comunque deve attendere ancora l’approvazione tramite referendum degli iscritti della Spd proprio il 4 marzo) si basa su un accordo scritto di più di cento pagine, controfirmato dai leader di Spd e di Cdu, la Merkel in primis, che stabilisce, argomento per argomento, chi fa che cosa e in quali termini e prevede anche una verifica di metà mandato tra due anni; quindi, un impegno da cui nessuno dei contraenti può sottrarsi, come del resto era già successo per le altre occasioni di governi di coalizione in quel Paese. Siamo sicuri che in Italia, come si auspica, ci siano, in tutti i partiti, uomini politici capaci di un progetto del genere? Io temo di no; inoltre, temo che un progetto del genere possa diventare (ne abbiamo già avuto esperienza) la premessa di un ‘governo di intese’ poco definite, basate sull’ambiguità e revocabili alla prima occasione utile per una delle parti; per dirla con Robespierre: «una palude». E allora, se potessi, al presidente della repubblica chiederei, nel caso non uscisse dal Parlamento una maggioranza definita dal voto, di obbligare le Camere a fare una legge di bilancio aggiuntiva che la Ue ci chiederà, nonostante le rassicurazioni di Padoan, a varare una legge elettorale seria che risolva le storture del Rosatellum per indire nuove elezioni, confermando come candidati quelli che sono usciti dal voto del 4 marzo. Chiedo troppo?
Vincenzo Montuori
(Cremona)
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Credo che la grande coalizione sia l’unica soluzione percorribile in caso di non successo alle elezioni di uno degli schieramenti, scenario che con questa legge elettorale è molto lontano. Sono tassativamente contrario a un nuovo ricorso alle urne perché non sarebbe risolutivo. Lei ha ragione a nutrire timori sull’esito di un governo di larghe intese in salsa italiana. Basta vedere che cosa successe a Romano Prodi, che diede vita a un governo dopo aver sottoscritto con i partiti che lo sostenevano un ‘contratto’ sulle cose da fare lungo ben cento pagine ma che Fausto Bertinotti stracciò dalla sera alla mattina pretendendo le 36 ore lavorative. Però non ci sono alternative se si vuole dare un futuro a questo Paese.
 

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