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5 ottobre

Lettera al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

07 Ottobre 2017 - 04:00

Ne parlo con...

Agenzia Europea del Farmaco

Signor direttore,
Milano è candidata a ospitare l’Agenzia Europea del Farmaco (Ema). Con la sostanziale unanimità, il Parlamento ha approvato la mozione al riguardo, mozione di cui sono stato uno dei firmatari. L’arrivo nel capoluogo lombardo dell’Agenzia Europea del Farmaco porterebbe un indotto di oltre un miliardo di euro, per non parlare poi dell’incremento qualitativo che la ricerca tecnologica italiana avrebbe qualora fosse completamente operativa l’intera struttura scientifica di supporto: una ricaduta importante per l’area milanese, per la regione e per il Paese nel complesso.
L’Agenzia Europea per i Medicinali a Milano non solo sarebbe un elemento di prestigio ma potrebbe concorrere allo sviluppo e all’innovazione organizzativa, occupazionale e di prodotto, ad esempio se si pensa al campo dei farmaci innovativi e a quanto sia importante ragionare in chiave europea sui criteri di innovatività e sull’aspetto etico del prezzo dei farmaci, fattori decisivi per l’accessibilità alle cure e all’universalismo del servizio sanitario nazionale.
Ci auguriamo che il trasferimento della sede da Londra a Milano possa anche essere occasione per rivedere ruolo e modalità operative dell’Ema. Proprio perché Ema promuove e protegge la salute pubblica, attraverso la valutazione e supervisione dei farmaci che vengono messi in commercio, i temi della trasparenza dei dati, della conoscenza e della terzietà devono essere rilanciati con maggior forza. La presentazione della candidatura lo scorso 25 settembre a Bruxelles è stata unitaria. Erano presenti esponenti del Governo italiano, il Presidente di Regione Lombardia Maroni e il Sindaco Sala: differenti ruoli e differenti parti politiche, ma unione e unità di intenti. Milano è una sede adeguata, non solo strutturalmente, ma anche per il contesto in cui si collocherebbe l’Ema: l’Italia è da anni il secondo Paese in Europa per produzione nel settore farmaceutico e il primo per capacità produttive per numero di addetti.
La Lombardia è la prima regione italiana nel settore farmaceutico e investe ogni anno 7 miliardi di euro in ricerca e innovazione. Stiamo parlando della realtà produttiva più importante del Paese, soprattutto legata al settore della ricerca farmaceutica. Si tratta quindi di un unicum. Sul possibile approdo milanese dell’Ema misureremo anche la capacità e l’efficacia del Governo, che afferma sempre di essere tenuto in considerazione in sede europea.
Franco Bordo
(deputato Articolo UnoDemocratici e progressisti)

L'INTERVENTO
Catalogna, muro contro muro, alla fine sconfitta per tutti
In relazione alle vicende della Spagna che vedono contrapposti il governo centrale di Madrid e quello della Catalogna che ha indetto il referendum per l’indipendenza della regione, ho l’impressione che abbiano sbagliato e stiano sbagliando tutti; ma per provare quanto affermo, mi permetta di fare un passo indietro fino al momento in cui, alla morte di Franco, nel 1975, si trovarono gli uni contrapposti agli altri gli eredi del ‘caudillo’ e gli antifranchisti di ogni genere. Si profilava, allora, un antagonismo tra i due fronti che sarebbe potuto sfociare in una nuova guerra civile.Un’altra guerra civile dopo quella tra il 1936 e il 1939, da cui nacque il regime franchista, se non fossero intervenute la proposta di riconciliazione e il programma di ‘transizione democratica’ voluti dal giovane re Juan Carlos che mirava a controllare la tensione tra una Castiglia monarchica e conservatrice e una Catalogna repubblicana e socialista, oltre che assoggettata ad una forte repressione governativa durante tutto il regime franchista. La soluzione adottata fu quella di dare alla monarchia un moderno profilo parlamentare, all’inglese per intenderci, in cui il re rappresentasse simbolicamente l’unità della nazione e svolgesse una funzione di ‘moral suasion’ nei confronti del governo e delle Cortes (il parlamento spagnolo), un po’ come accade per il nostro presidente della repubblica, tenendo presente che tutti gli atti del re, per esser validi, devono, secondo la costituzione del 1978, essere controfirmati dal premier. Inoltre, quella costituzione creava il sistema delle comunità regionali che hanno grande autonomia (e perfino un parlamento proprio, in alcuni casi, come in quelli della Catalogna e dei Paesi Baschi) a riflesso del fatto che in Spagna convivono diverse realtà linguistiche (castigliano, catalano, galiziano) o etnico-linguistiche diverse (il basco), tutte portatrici di una secolare tradizione letteraria e culturale. Ancora, pur non togliendo nulla al ruolo centrale di Madrid, quel sistema riconosce ampiamente le differenze tra un’Andalusia agricola, fortemente influenzata dalla cultura araba e le Asturie, la Cantabria, i Paesi Baschi, regioni a vocazione industriale, di cultura atlantica. Voglio dire che quel sistema ha garantito, da quarant’anni a questa parte, uno sviluppo che, pur non sempre in modo lineare, ha fatto della Spagna una delle nazioni più dinamiche d’Europa mentre noi, da trent’anni a questa parte, ci balocchiamo tra spinte finto-federaliste, nostalgie centraliste e degenerazioni del sistema delle regioni a statuto speciale. Le vicende di questi giorni, però, sono il risultato dell’impreparazione e /o della malafede degli uni e degli altri: i catalani, che non sono tutti indipendentisti, sono rappresentati da una classe politica che ha giocato la carta indipendentista senza considerare che già la Catalogna ha garanzie di autogoverno superiori a quelle di qualsiasi altra regione europea (ad esempio, i ‘Mossos d’Esquadra’, la polizia catalana, gestiscono l’ordine pubblico, e non mi risulta che ciò accada in nessun altro Paese europeo a livello regionale); senza comprendere che oggi, diversamente da quanto accadde negli anni Trenta, i governi europei sono schierati a fianco di Madrid, vuoi in buona fede vuoi perché temono analoghe spinte separatiste nei loro territori; discriminando, di fatto, nelle scuole e negli uffici, i residenti non catalani (e ce ne sono tanti, trasferitisi a Barcellona e dintorni dalle regioni meno ricche del Paese), dando vita ad una sorta di ‘nazionalismo alla rovescia’; dimenticando che il risultato di una separazione sarebbe a somma zero, perché la Catalogna è economicamente rilevante ma troppo interconnessa con le strutture europee per fare parte a sé e la Spagna, senza la Catalogna, perderebbe 1/4 del Pil. Dall’altra parte, Rajoy, pallido erede dei fondatori della democrazia contemporanea spagnola, i Suarez e i Gonzalez, ha risposto alle richieste catalane, da sempre in modo stizzoso, appigliandosi in maniera ottusamente burocratico alla immodificabilità delle procedure, ribadendo, come un disco rotto, il mantra della indissolubilità della Spagna, senza curarsi di aprire, qualche anno fa, una trattativa reale con il governo catalano, o almeno di consentire l’indizione del referendum, come è stato fatto in Scozia. Non è prevedibile quali sarebbero stati gli eventuali risultati di una tale trattativa ma forse ciò avrebbe evitato gli scontri di piazza di questi giorni, con lo sciagurato intervento della Guardia Civil, che è considerata, da tutti gli spagnoli, in un certo senso, la mano armata del potere centrale. Siamo, insomma, di fronte a due cecità, a due sordità reciproche che si elidono a vicenda e che hanno determinato una situazione dalla quale, comunque vadano le cose, non verranno fuori né vincitori né vinti, ma solo perdenti.
Vincenzo Montuori

Le foto dei lettori

Signor direttore, ecco un esempio combinato di arredo urbano e raccolta rifiuti.
Lorenzo Duchi
(Cremona)

Brutta esperienza in sicilia
Sai quando parti non quando arrivi
Signor direttore,
è bello viaggiare con Mareando Tour dell’associazione culturale Eridano, perché sai quando parti ma non quando arrivi! Circa 10 ore per Ispica (Ragusa) da Cremona. Partenza: Malpensa con aereo Bulgarian Charter anziché Mistral, come da contratto, per Verona dove aspettiamo che salgano altri passeggeri. Si prosegue per Catania e col bus si arriva a Rio Favara al villaggio alle ore 20,38. E il foglio notizie diceva che avremmo potuto tuffarci in mare per il primo bagno! Primo bagno ristoratore in camera verso mezzanotte! Ritorno: con bus a Catania, ci imbarchiamo col nostro Bulgarian charter per Palermo. Lascio immaginare a chi legge i commenti dei partecipanti. Saliti gli altri passeggeri si parte per Malpensa: ore 18 abbassando di 2 ore il record dell’andata. Abbiamo constatato che con Mareando ci si diverte, ci fa visitare gli aeroporti stando sull’aereo senza pagare il sovrapprezzo!
Le sorelle Gerevini e altri del gruppo
(Cremona)

Telelettura e bollette stimate
Una prassi comune che non ha senso
Signor direttore,
mi riferisco alla lettera ‘Linea Più, contatori con telelettura e bollette ‘stimate’: ma che senso ha?’, pubblicata mercoledì 4 ottobre. Concordo pienamente con l’autore, il signor Max Petrone: io ho Enel energia mercato libero e usano lo stesso metro del suo gestore. Non hanno alcun senso.
Albino Uberti
(albinouberti@gmail.com)

A Cremona spazio a condannati
Trasparenza e onestà il M5s ci crede ancora?
Gentile direttore,
come non intervenire sull’argomento che vede coinvolto il Movimento 5 Stelle di Cremona?
Sino ad un anno fa parlavano di trasparenza, onestà e irreprensibilità, si vantavano di avere delle priorità tra cui l’attenzione verso il mondo animale, poi d’incanto la portavoce del movimento, Lanfredi, vuole al suo fianco chi invece gli animali li uccideva. Ne sono convinti i giudici che l’hanno condannata in primo e secondo grado (il terzo grado di giudizio è ormai prossimo). Ma la signora Lanfredi non crede né ai giudici né agli inquirenti, è convinta che sia ‘solo una macchinazione ai danni della signora’ che intanto decide chi nel movimento si deve candidare e chi se ne deve andare, e nel frattempo redige verbali e alza la voce, punta il dito contro Bordi che ha solo un difetto, essere una brava persona! Ma il consigliere comunale Lanfredi non dovrebbe avere rispetto per i magistrati? Pensa davvero che siano dei corrotti? E poi da chi? Da me? Questo è il movimento che dovrebbe salvare l’Italia? Cominciamo a liberare Cremona dalla signora e consigliere Lanfredi che invito a rilassarsi leggendo il libro ‘Animali nell’anima’ di Debora Galli, dove si raccontano storie di cani e della loro morte. (...)
Rosetta Facciolo
(dallapartedeglianimali Cremona)

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