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11 marzo

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

13 Marzo 2017 - 04:05

IL CASO
Cane seviziato a Castelverde
Si può mettere una taglia?
Egregio direttore,
stamane nel leggere l’articolo sul cagnolino di Castelverde, ho avuto un attacco di nausea. Incredibile nel vedere come la bestialità umana sia senza fondo e più ancora bestiale avere il coraggio di fare del male a un indifeso cagnolino.
A questo punto inviterei la comunità di Castelverde a insorgere perché non si merita la coabitazione con certi imbecilli.
Chiedo qualora fosse possibile all’ente comunale, qualora ne fosse possibile, l’istituzione di una taglia con lo scopo di individuare quei imbecilli per metterli alla gogna della gente di Castelverde.
Zaccaria Antonioli
(Castelvetro Piacentino)

Come può leggere nel servizio che pubblichiamo oggi a pagina 24, c’è chi ha messo davvero in atto un’idea come la sua: l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente, che ha promesso 30mila euro a chi farà individuare i responsabili di questo misfatto.

L'INTERVENTO
Giustizia tributaria Cenerentola nell’Italia Paese dei furbi
Della giustizia civile soprattutto, ma anche di quella penale o amministrativa, ormai il cittadino medio sa molto, e spesso anche per cognizione diretta. Della giustizia tributaria i più ignorano pure l’esistenza. In effetti è figlia di un dio minore, non avendo copertura costituzionale (come invece quelle ordinaria, amministrativa e contabile) ed essendo amministrata attualmente da circa 3.500 giudici part-time, provenienti da varie categorie professionali, pagati ‘a cottimo’. E male.
Tuttavia la giurisdizione tributaria esplica una duplice funzione di primaria importanza nello Stato di diritto: da una parte, il controllo sul corretto esercizio (e quindi sulla legittimità) della pretesa fiscale nei confronti dei cittadini; dall’altra, la tutela dei loro diritti fondamentali e la prestazione dei servizi essenziali, attività entrambe molto costose e quindi notevolmente rilevanti per il bilancio nazionale, soprattutto in periodi di difficoltà economica come questi. Si ricorda in proposito che, nello scorso anno, la giustizia tributaria nel suo complesso (cioè nei tre gradi di giudizio previsti) è stata investita di controversie riguardanti pretesi crediti erariali per circa 40 miliardi di euro. E’ giustificata quindi l’attenzione dedicata negli ultimi tempi a questa giustizia ‘cenerentola’ - come è stata provocatoriamente definita in un recente convegno svoltosi a Firenze - che tuttavia è fondamentale per le casse dello Stato. In un Paese di ‘furbi’, dove impera l’elusione se non l’evasione fiscale, sicuramente essenziali sono gli accertamenti degli enti impositori e della Guardia di Finanza per limitarla, ma altrettanto decisiva è la funzione del giudice tributario, sia quale garante del corretto esercizio del potere impositivo dello Stato, sia quale tutore delle legittime pretese erariali, che non possono restare paralizzate da strumentali e dilatorie opposizioni del contribuente. Secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate quasi un 10% degli accertamenti (che sfiorano complessivamente i 700.000 annui) viene contestato dagli interessati, anche se molti di essi si concludono in fase pre-contenziosa a seguito di ‘mediazione’.
Più agile e spedita di quella ordinaria, almeno nelle due fasi di merito, la giustizia tributaria è certamente retta da regole processuali meno sofisticate e garantiste, ma forse proprio per questo meno ostruzionistiche e in concreto più efficaci. La peculiarità più saliente della giurisdizione tributaria di merito (secondo me, il valore aggiunto) è la composizione ‘mista’ degli organi giudicanti, affiancandosi professionalità diverse e più specificamente competenti nelle materie da esaminare ad un presidente di formazione giuridica generalista. Ogni anno pervengono a questa giurisdizione oltre 250.000 ricorsi, mentre quelli definiti si avvicinano ai 300.000 (con un 40% circa di vittorie del contribuente), facendo registrare quindi una continua erosione della pendenza globale, che si aggira mediamente intorno alle 500.000 cause. Nonostante il volume degli affari trattati e il valore spesso molto rilevante di essi, nonostante che anche il giudice tributario debba essere - come prescrive l’art. 111 della Costituzione - terzo e imparziale, gli organi giudicanti di merito anacronisticamente continuano a denominarsi ‘Commissioni Tributarie’ (provinciali e regionali), quasi fossero delle propaggini del ministero delle Finanze, benché siano invece a tutti gli effetti dei veri e propri Tribunali o Corti (di I e II grado) competenti su tale materia specialistica, tanto che le loro sentenze sono ricorribili in Cassazione. Anche sotto il profilo dimensionale molto poco differenzia questi organi giurisdizionali speciali da quelli ordinari.
La Commissione Tributaria Provinciale di Roma, ad esempio, conta 54 sezioni, oltre 300 magistrati e un centinaio di funzionari amministrativi; in concreto poco meno del Tribunale di Roma quanto a magistrati, ma con un maggior numero di sezioni. E ha definito nel 2015 all’incirca ben 30.000 controversie, e di inferiori quelle decise nel 2016. Perché allora sarebbe una giustizia deminuta? Soprattutto per la dipendenza sia amministrativa che finanziaria dal ministero delle Finanze (Mef) che, com’è noto, rappresenta la controparte del contribuente nella maggioranza dei processi tributari. Infatti dal Mef dipende direttamente il personale non giudicante delle Commissioni Tributarie, con un proprio autonomo vertice all’interno di esse non gerarchicamente subordinato al presidente, ed è il Mef che fornisce i mezzi per il funzionamento degli uffici e che determina e corrisponde i compensi ai giudici tributari. Praticamente è una delle parti processuali a finanziare e tenere in vita il sistema, cosa inammissibile in uno Stato di diritto che garantisce costituzionalmente la parità delle parti. Un giudice tanto legato all’amministrazione di cui deve controllare i provvedimenti, anche se integerrimo, certamente non ispira fiducia al contribuente. E’ vero che esiste un organo di autogoverno dei giudici tributari (Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria), ma anche questo dipende sotto il profilo finanziario e organizzativo dal Mef. Deve poi aggiungersi l’assoluta inadeguatezza del sistema di retribuzione dei magistrati tributari, se rapportato al valore delle cause trattate, in contrasto con le pronunzie della Corte costituzionale, secondo cui il giudice deve beneficiare di una remunerazione e di una copertura previdenziale adeguati e garantiti dalla legge, che lo mettano al riparo da ogni indebita influenza. Invece i giudici tributari possono permettersi di esercitare le proprie funzioni istituzionali soltanto come secondo lavoro. Questi e tanti altri i problemi da affrontare per conferire dignità ad una rilevante e indispensabile funzione giurisdizionale.
E invece recentemente è stata presentata una proposta di legge di iniziativa parlamentare (Ermini) finalizzata alla soppressione tout court delle Commissioni Tributarie e all’attribuzione al giudice ordinario della relativa materia di competenza. La proposta, approdata alla Commissione Giustizia in sede referente, è stata oggetto di unanimi critiche e dissensi da parte del mondo accademico, del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, dell’Associazione Nazionale Magistrati e delle due associazioni di categoria dei giudici tributari (Amt e Ugt). In sintesi, invece di risolvere i problemi della giustizia tributaria, che con tutti i limiti indicati è comunque la giurisdizione che ad oggi funziona meglio, è stato evidenziato come la riforma finirebbe di affossare la giustizia ordinaria, in crisi sempre più profonda, trascinando inoltre nel baratro anche quella tributaria. Per circostanze favorevoli, tra cui forse pure per gli esiti infausti del referendum, la proposta di legge è rimasta finora accantonata. Speriamo, e questo è l’auspicio dei giudici tributari per il 2017, che essa venga del tutto abbandonata dall’attuale nuovo (?) Governo e soprattutto da quello futuro, per approdare finalmente a una riforma della Giustizia tributaria seria, meditata, cauta e approfondita.
Carlo M. Grillo
(presidente Commissione tributaria provinciale di Roma)

Federazione Italiana Golf
Nessun trattativa con Faravelli
In merito all’articolo pubblicato domenica scorsa 5 marzo a pagina 38, dal titolo ‘Il marchio Golf and Wine 1895 distribuito nel mondo. E nasce Vitea’, la Federazione Italiana Golf precisa che nessuna trattativa è in corso tra la Federazione italiana golf stessa e il signor Faravelli. Ci teniamo a rimarcare che il presidente della Federazione, Franco Chimenti, non ha mai incontrato ufficialmente il signor Faravelli per parlare o trattare accordi commerciali o di partenariato.
Claudia Coletta
(responsabile comunicazione e media Federazione italiana golf, Roma)

Monte Cremasco
Fontanella lascia
Ha migliorato il paese
Signor direttore,
il consiglio comunale di Monte Cremasco ha preso atto delle dimissioni da consigliere comunale di Giuseppe Fontanella, capogruppo di minoranza. Giuseppe ha partecipato a queste assemblee per quasi vent’anni, di cui più di quindici come sindaco del nostro paese. Ricordo con affetto quando per la prima volta, fresco di nomina, ha presieduto il consiglio comunale, molto emozionato, non sapeva se accettare o no un mazzo di fiori che gli veniva offerto da una signora del nostro paese. Nello svolgere i suoi mandati di primo cittadino, Giuseppe ha certamente contribuito allo sviluppo sociale ed economico di Monte Cremasco.
In questo periodo il paese è cresciuto moltissimo raddoppiando la sua popolazione. Parallelamente, insieme al suo gruppo di maggioranza che lo ha sempre sostenuto, ha promosso ed avviato.
Nell’ambito scolastico l’ampliamento e la reazione di nuovi servizi con la realizzazione del pre e post scuola che non esisteva, ha avviato le prime ristrutturazioni ed ampliamenti dei due plessi scolastici.
Nell’ambito sportivo ha promosso e realizzato la costruzione della palestra polifunzionale ed i primi interventi migliorativi dei campi di calcio.
In campo sociale, con la creazione dell’area feste che prevedeva anche la predisposizione per un nuovo campo da tennis. Ha favorito un netto miglioramento rispetto agli anni precedenti degli interventi di sostegno alle persone bisognose.
Giuseppe è riuscito a portare a Monte Cremasco l’ufficio postale, fino ad allora inesistente in paese. Anche la farmacia è arrivata a Monte grazie al suo impegno.
Nell’ambito ecologico ambientale ha promosso con la partecipazione di Monte alla creazione del parco sovracomunale del fiume Tormo, insieme ad altri sindaci.
Nel periodo in cui ha governato il paese è stato realizzata la quasi totalità della rete fognaria comunale.
Nell’urbanistica ha creato nuove vie comunali, con la realizzazione di nuovi parchi giochi per bambini e numerosi spazi per il parcheggio delle auto. Anche piazza Vittorio Emanuele III è stata creata dalla sua maggioranza.
Per correttezza, dobbiamo anche segnalare che, insieme al sindaco che gli è succeduto, ha rappresentato Monte Cremasco presso gli uffici provinciali di Cremona nel periodo di progettazione e realizzazione del raddoppio della strada statale Paullese. Sono convinto che si poteva fare qualche cosa di più e di meglio per il nostro paese. Ciò nonostante va rilevato che Giuseppe, nello svolgere il suo compito istituzionale nel nostro paese, è sempre stato attento ai problemi sociali dei più bisognosi con interventi pronti e tempestivi, mettendoci anche del suo (...).
Moreno Golani
(capogruppo lista di minoranza «ViviAMOnte» - Monte Cremasco)

Amarcord
La banda sotto la neve
Poi tutti all’osteria
Signor direttore,
quanto tempo è passato e come sono cambiate le abitudini da quando, negli anni ’50, facevo parte come seconda tromba della banda cittadina. Era tradizione il giorno di Capodanno percorrere di buon’ora le strade cittadine per svegliare con allegre marcette i nottambuli che ancora russavano dopo le libagioni della notte precedente. Ricordo il Capodanno del 1957. Fra pioggia e neve la banda arrancava per le strade, le dita gelate sui tre tasti del mio strumento emettevano suoni inumani. Il maestro, l’indimenticabile signor Azzi, ci precedeva col cappello in mano prendendo al volo le poche lire che cadevano dalle finestre. Finito il giro entravamo intirizziti nella prima osteria dove il maestro rovesciava sul tavolone le poche lire di carta e monete che aveva intascato e fra brindisi con torbido vino rosso che sapeva di nebbia e al grido gioioso di «Braga unta ma palanca prunta!» (come dire: pochi, maledetti ma subito!) si spartiva in parti uguali il magro bottino. Ricordo di aver guadagnato 600 lire che subito andai a giocare al biliardo dove, in una gigantesca pul fra amici (si tirava solamente in buca), le persi quasi subito. Allora non c’erano soldi e ricordo che un amico fece una scommessa che per mille lire (cifra favolosa) si sarebbe tuffato in Po. Si era in gennaio. I soldi furono raccolti e lui, fra una folla urlante, si svestì sulla riva e si buttò nudo nel fiume. Come non ricordare quei tempi amari se non con una canzone altrettanto triste che dice: «Vecchio fiume, amico fiume che verso il mare discendi lento, tu porti pure il mio tormento con te».
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

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