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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

05 Aprile 2016 - 10:26

IL CASO
Magari avessimo la posta tre volte la settimana!
Signor direttore,
ho appreso che si sta decidendo, in Lombardia, di consegnare la posta ordinaria un giorno si ed uno no. Peraltro in borsa le azioni delle poste andrebbero (sempre meglio usare il condizionale) bene, spero però non avvenga sulla pelle dei lavoratori. Come abitante della periferia della città sarei oltremodo soddisfatto di ricevere la posta almeno tre giorni alla settimana Forse la dirigenza non lo sa o non lo vuole sapere ma in periferia la posta arriva una sola volta la settimana, e preferibilmente, il sabato; se poi si è abbonati ad un settimanale questo arriva una o due volte al mese (provare per credere!).
Sono sicuro che chi di dovere farà orecchie da mercante ma la situazione, in periferia, peggiora sempre più! Mi si può speigare perché le altre poste funzionano meglio? Che rapporto numerico esiste fra lavoratori e dirigenti?
Marco Riccardo Spernazzati

Siamo al paradosso: per lei, e immagino per molti altri che non abitano in città, ricevere la posta tre volte alla settimana sarebbe meglio della situazione attuale in cui il recapito avviene una volta ogni sette giorni. Se questo è il prezzo che bisogna pagare per il risanamento dell’azienda, tanto vale sopprimere definitivamente il recapito a domicilio e sostituirlo con le cassette postali. Il disagio del ritiro della corrispondenza presso gli uffici di Poste Italiane sarebbe compensato dalla tempestività del recapito, che ora è un miraggio.

LA POLEMICA
Lungo Po insozzato dagli incivili
Egregio direttore,
chi questa sera (domenica) si è trovato a passare nei pressi del ‘b e l v edere’ situato sul lungo Po dinanzi alla canottieri Flora, ha dovuto constatare uno spettacolo squallido: sulla seduta in cemento tra la canottieri e il fiume e ai suoi piedi è stata abbandonata una gran quantità di rifiuti (bottiglie, lattine, sacchetti, bicchieri e quant’altro) lascito verosimilmente di qualche gruppo di stranieri dell’Est, che da anni non perdono del resto occasione per insozzare varie aree della città e delle periferie.
Poiché era una bella domenica pomeriggio di aprile e il passaggio era sicuramente consistente, viene da chiedersi se qualcuno abbia avvertito la polizia municipale. Non è possibile che questi barbari, a qualunque nazione appartengano (Italia compresa evidentemente), possano restare sempre impuniti.
Se è vero che le autorità sono purtroppo spesso latitanti anche su questo fronte (lo zelo c'è quasi solo nell'appiccicare foglietti rosa sui parabrezza delle auto), è vero pure che i cittadini per primi devono assumersi la propria responsabilità, quanto meno segnalando tempestivamente alle forze dell'ordine questi episodi che vengono reiterati continuamente proprio nella consapevolezza dell'impunità.
S.M.
(Cremona)

Canzone di marzo ispirata da Po e campagna
Signor direttore,
voglio dedicare al mese che se n’è andato questa «Canzone di marzo». Cala la sera. Batte con gravi rintocchi le ore, nel silenzio della notte che adagio sopravviene, il vecchio orologio del campanile, testimone del tempo e degli eventi. Folate di aria umida proveniente dal fiume ne portano il profumo assieme a quello delle gemme dei pioppi e dei salici che ne costellano le rive. Nella penombra dolce della sera s’addormenta il mio paese cullato dallo sciacquio pigro del fiume e dalle lamentose serenate dei gufi in amore.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Cascinetto, è da sistemare la pista da ballo
Egregio direttore,
con l’approssimarsi della bella stagione, si ripresenta con sempre più pregnanza la sistemazione della parte di aia del Cascinetto, che funge da pista da ballo, durante le innumerevoli manifestazioni estive. Negli anni, la pista ha subìto un notevole degrado. Attualmente presenta notevoli fessurazioni e la superficie è ruvida e irregolare. Il Cascinetto è un luogo di eccellenza per accogliere molte iniziative: feste dei partiti, riunione degli anziani, concerti, ecc.
Nel tempo ho notato, e non solo io, che l’afflusso della gente è di gran lunga calato. Facendo un sondaggio ho potuto constatare che i ‘patiti’ del ballo, non trovando la pista del Cascinetto confortevole, malgrado il disagio dello spostamento, privilegiano le feste organizzate nei paesi limitrofi che però offrono piste decorose.
L’anno scorso, durante una festa una ballerina è inciampata in una fessura procurandosi una frattura alla gamba, mentre altri sono caduti senza conseguenze. Di questi disagi parlai personalmente con il nostro sindaco Galimberti focalizzando l’attenzione sul malcontento degli organzzatori delle feste, dei volontari, degli orchestrali che tanto si prodigano per un numero sempre più risicato di persone.
Se non si interviene prontamente, le attività del Cascinetto continueranno a subire disattenzione da parte dei cremonesi e soprattutto dagli organizzatori che vedono ogni anno sempre più mortificate le loro aspettative. Mi rendo conto che le priorità sono tante, ciò nonostante, mi auguro, a nome dei cremonesi che, al più presto, il Comune possa essere in grado di sostenere la spesa di qualche sacco di cemento per la livellatura della pista suddetta.
Luciana Minuti
(Cremona)

‘Soche’ le radici delle piante o le persone che tagliano?
Signor direttore,
sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Sono 35 anni che al quartiere Cambonino perseverano a piantare e ripiantare alberi che regolarmente vengono ‘uccisi’dagli addetti allo sfalcio dell’erba. Con i decespugliatori incidono alla base la corteccia, decretando la fine ingloriosa del povero albero che paghiamo noi. In tempi passati la base degli alberi è stata difesa con fasciature in plastica di spessore ridicolo che ha ceduto al primo violento contatto con i decespugliatori.
Incompetenza totale e nessun controllo durante i lavori. In questi giorni si è ripetuto il ‘rito’: una nuova ditta del bresciano è intervenuta tagliando a filo terra la postazione di un albero rimasta da precedenti abbattimenti effettuati dalle serre comunali e con trivella asportando anche la parte radicale (in cremonese soca) e ripiantumando nuove essenze arboree. Cosa succederà? Quello che ho detto prima: sono 35 anni che si va avanti così. Allora mi chiedo: «quale la vera soca»?
Francesco Mulin
(Cremona)

Credo che gli addetti alle serre comunali sappiano fare il loro lavoro. Ritengo che le sue osservazioni meritino una replica da parte dei responsabili comunali del settore.

I polli di Renzi Detto in rima
Signor direttore,
i polli di... Renzi.
Meloni e Salvini/ cocciuti arlecchini/
d’un tratto sodali/ d’antichi rivali/ per
lor Bertolaso/ di bile un travaso?/
Purché il Cavaliere,/ da scaltro
mossiere,/ non bolli i meschini/
mirando a Marchini.
P.F. Mari
(Cremona)

Grazie Fausto per ciò che fai con i ciclisti in erba
Signor direttore,
sui giornali si leggono spesso notizie tragiche e tristi che fanno riflettere, io invece vorrei con questa lettera ringraziare una persona di nome Fausto che in questa città ha trovato il modo di coinvolgere, far giocare e far divertire i bambini, farli appassionare a uno sport non semplice che richiede molto impegno, per i ragazzi e per le famiglie, qual è il ciclismo.
Nonostante le difficoltà che troviamo nella vita quotidiana, Fausto trova il coraggio di sconfiggere tutte le barriere che gli vengono poste e fa in modo che tutti, dai bambini più piccoli ai ragazzi più grandi, socializzino tra loro e condividano dei bei momenti all’aria aperta. Tutti i bambini, con le loro diverse capacità, i diversi stili di vita che li caratterizzano, sono uniti e si sentono coinvolti nel crescere in armonia e nel rispetto tra loro e nell’ambiente meraviglioso che ci circonda e che ci ospita con le nostre campagne durante l’allenamento.
E scrivo queste parole con la gioia di un genitore che sa, se impegnato con il lavoro e nella frenesia della vita moderna, di poter contare su chi si occupa del proprio figlio nei suoi momenti di svago; che sa che c’è chi verrà a prenderlo a casa per farlo allenare nel momento in cui noi genitori non siamo in grado di accompagnarlo, sia lui o lei un campione in questo sport, o semplicemente un bambino o una bambina che si diverte nel praticarlo; che sa, che in quel clima di amicizia chiunque si troverà bene e crescerà nel rispetto di tutti.
Talvolta un semplice grazie detto a voce non basta, quindi grazie Fausto e grazie a tutti coloro che ti supportano, perché chi pensa ai bambini e li rende tutti uguali li cresce come dei campioni, dal primo all’ultimo, li rende forti nel cuore e nell’animo e la mia certezza è quella che nella vita avranno grandi risultati.
Raffaella Orsi
(Castelverde)

Simone Weil aveva ragione Sopprimiamo i partiti
Signor direttore,
in un confronto che sembra non avere soluzione, il dibattito tra i sostenitori dell’antipolitica ed i partigiani della politica (buona) ricorre periodicamente senza che le due parti riescano a raggiungere alcun compromesso. Io non ingrosserò le fila di chi condanna, senza distinguo e senza appello, la politica politicante. Non perché manchino argomenti per puntare il dito contro quest’ultima; in effetti, sarebbe facile come sparare vigliaccamente sulla Croce Rossa, pensando al degrado disastroso a cui ha condotto la mia Italia. Il punto è che sono realmente convinto che debba esistere quella buona politica di cui pochi parlano e che molti non hanno mai avuto il piacere di toccare con mano.
Il problema è che, a causa di un condizionamento mentale di origine ancestrale, anche i più attenti osservatori non possono proprio fare a meno di confondere l’attività politica con i partiti politici, protagonisti unici a cui questa attività è interamente demandata. Sono trascorsi oltre settant’anni da quando Simone Weil, una giovane militante della sinistra antistalinista, invitava a ‘sopprimere i partiti politici. Tutti.
Perché, in quanto organizzazioni verticistiche e inquadrate, essi sono autoritari e repressivi per definizione’. Nei partiti risiede il conformismo del pensiero che, fatto sintesi, riduce forzatamente l’individualità ad un rango minore e trascurabile. I partiti in Italia controllano ogni attività di ogni essere umano, dalla sua nascita fino alla sua morte; ne condizionano l’esistenza in maniera concreta anche senza apparire in modo evidente.
Eppure, la loro attività è affidata ad alcune centinaia di migliaia di iscritti, di cui solo una minima parte partecipa realmente alla loro organizzazione; tra questi, una quota infinitesimale è nella posizione di determinarne le scelte, le cui conseguenze si riversano sulla vita di decine di milioni di cittadini. Gli orientamenti di questa politica, spesso incomprensibili agli occhi dei cittadini, sono influenzati da decisioni di partiti fatalmente animati da logiche di sopravvivenza e perpetuazione del controllo del potere, e come tali, avulse dall’interesse pubblico. Il nodo cruciale è: può esistere una politica senza partiti o movimenti politici più o meno stellati?
Andrea Giacalone
(Cremona)

Nonostante tutto confido nella ‘debolezza’ di Cristo
Signor direttore,
assistiamo ogni giorno a orrendi massacri che la ragione non comprende e non accetta. Penso che parte del nostro mondo occidentale sia diventata insensibile e indifferente a questi orrori fino a quando non ci toccano direttamente. E allora c’è l’indignazione, non so fin dove sincera, dei soliti ‘maestrini’. Il giorno dopo tutto è dimenticato. L’insipienza della politica e della cosìddetta cultura non sanno dare una risposta.
C'è poi l'estrema debolezza del cristianesimo che celebra la vita e non la morte, che invita ognuno ad amare e perdonare come il Signore ama e perdona. Ieri, a Villanova, durante la messa domenicale, padre Bruno del convento dei frati Cappuccini del Santuario della Madonna della Fontana ci ha invitati a pregare per questi figli dell’Isis perché comprendano l’errore. Forse dovremo rifugiarci nelle catacombe, come purtroppo avviene in tanta parte del mondo, nell’attesa che questa ideologia di morte, che si ispira all’Islam, imploda come le sanguinarie ideologie del XX secolo.
Ma confido nella ‘debolezza’ di Cristo, nonostante le nostre confusioni.
Danilo Roffia
(Villanova - Rivarolo del Re)

Referendum sulle trivelle Pizzetti va a votare e fa bene
Signor direttore,
la direzione provinciale del Pd cremonese assume ‘timidamente’una posizione diversa ovvero quella di lasciare ‘libertà di partecipazione’ agli elettori sia sul voto che sul merito. Su questa vicenda del referendum sulle trivelle cadono massi pesanti. Lo scandalo Guidi (...) ripropone diversi temi ed in particolare due: di nuovo la questione ambientale ed il distacco della politica da una parte di cittadinanza attiva che si batte per un modello di sviluppo alternativo all’attuale.
Chi mi segue sul blog sa che ho criticato fortemente la decisione del Pd di Renzi di proporre l’astensione dal voto per la sola ragione che in questo modo si disaffeziona il ‘popolo sovrano’ alla partecipazione. La direzione provinciale del Pd cremonese assume ‘timidamente’una posizione diversa ovvero quella di lasciare ‘libertà di partecipazione’agli elettori sia sul voto che sul merito. Non condivido questa posizione in quanto non cambia la sostanza del problema e di fatto ‘delegittima’ lo strumento di partecipazione quale il referendum (che nella proposta di riforma costituzionale è profondamente modificato) e non decide nel merito ovvero o votare Sì o No.
Anzi vi è un approccio teso a sminuire il valore del contenuto non cogliendo, secondo me, che la maggioranza dei cittadini vuole un nuovo modello di sviluppo per il nostro paese. Il senatore Pizzetti, dichiarando —controcorrente rispetto al suo partito — di andare a votare e di votare No dimostra di cogliere le difficoltà che il Pd ha nel rapporto fra politica e partecipazione (...).
Gian Carlo Storti
(Welfare Cremona)

Ci sono persone da accettare come castigo mandato da Dio
Egregio direttore,
capita, quasi quotidianamente, di incontrarsi con persone che si ritengono spavaldamente incontestabili, convinte che il giusto e la verità confini con il loro cranio oltre il quale esiste il nulla. Persone che per pulirsi non esitano a sporcare gli altri (...).
Persone che ti portano alla malevola tentazione di eliminare come estremo ed inutile tentativo di migliorare il mondo ma che poi, vestito da santa rassegnazione, accetti come castigo mandato direttamente da Dio e sopporti.
Pietro Ferrari
(Cremona)

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