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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

15 Dicembre 2015 - 11:24

IL CASO
Cremona violentata e ferita ma i centri sociali restano lì
Gentile direttore,
sono passati 11 mesi dal 24 gennaio 2015, giorno in cui la nostra città venne devastata da gruppi nostrani e non, facenti parte dell’area della sinistra radicale. Inutile rinfrancare alla memoria ciò che avvenne quel sabato. I muri della nostra città lordati da deliranti messaggi ascriventi a quell’area ideologica sono ancor lì a testimonianza dell’assedio subito e del ricatto politico che vive Cremona.
L’estraneità dei Centri sociali cremonesi, per i fatti del 24 gennaio, è stata smentita dalle indagini della Digos, che ne ha comprovato la regia e la pianificazione delle azioni medesime. Quindi, ad oggi, quali sono gli ostacoli politici per la chiusura dei Centri sociali presenti a Cremona? Quale peso politico hanno le aree politiche vicino ai Centri sociali all’interno del Consiglio comunale che ne impedisce la chiusura?
Esistono vincoli reali per agire d’Ufficio penalmente da parte della Magistratura rispetto ai fatti del 24 gennaio? Cremona è una città che è stata violentata e ferita: esistono motivi reali affinché la giunta Galimberti non ha ancora fatto chiudere dette sedi? Si teme per l’ordine pubblico? Se fosse così sarebbe grottesco che una città venga tenuta in scacco da due centri sociali, per timore da parte di chi, le istituzioni, deve garantire per mandato l’ordine sociale.
Salvo che ci si voglia nascondere dietro la foglia di fico del male minore. In questo caso la legittimità a delinquere avrebbe un tacito avallo istituzionale e farebbe trasparire uno Stato debole con i forti (delinquenti) e forte con i deboli (gli onesti cittadini). Ma quanta credibilità rischiano di perdere le istituzioni in tutto questo. Cremona merita una risposta sana da parte delle sue istituzioni.
Claudio Merlini
(Cremona)

La situazione è questa: la convenzione che regolava l’utilizzo delle sedi del Centro sociale Dordoni e del Kavarna è scaduta e il Comune non l’ha rinnovata. Tecnicamente i due centri sociali sono abusivi. La mossa tocca al Comune.

L'INTERVENTO
Altro che area omogenea, Crema conta sempre meno
Hic sunt leones. O i sindaci cremaschi impiantano questo cartello sul loro territorio o continueranno a perdere le partite per 4 a 1. Sì, o qui ci sono i leoni, come avvertivano le vecchie mappe dell’Africa, o la Repubblica del Tortello rimarrà il calimero della Lombardia e della provincia di Cremona. La nomina del consiglio di amministrazione di Padania Acque — inciucio tra centrodestra e centrosinistra (i fatti vanno chiamati con il proprio nome) — che vede quattro cremonesi e un cremasco nella stanza dei bottoni è l’ultimo esempio dell’incapacità dei cremaschi, appunto, di vincere. Di incidere. Di contare.
Nulla di nuovo, ma la conferma del masochismo ancestrale, certificato dalla storia, che caratterizza i conterranei del gagèt con al so uchèt, limite dal quale sarebbe auspicabile guarire. Masochismo politico, sia chiaro. Esagerazione? No: anche presidente e amministratore delegato di Padania acque hanno targa cremonese.
Comecanta Jannacci, manca solo che gli amici sotto il Torrazzo si prendano i dischi di Little Tony e poi hanno pigliato tutto. Più correttamente, gli è stato ceduto tutto. Non l’onore. Quello è salvo.
Per cortesia, non si venga a raccontare che la nomina del consiglio di amministrazione di Padania acque è frutto di un buon accordo. Buono per chi? Di sicuro non per il Cremasco. E piantiamola con la favola che nella scelta del consiglio di amministrazione non contano né la provenienza territoriale, né l’appartenenza di partito, ma la professionalità dei prescelti. Precisato subito che la professionalità degli eletti è fuori discussione e nessuno, ma proprio nessuno, ha sollevato un’ombra su questo, viene però da chiedersi se i giocatori di Serie A crescano solo in riva al Po, mentre in riva al Serio abbondano esclusivamente atleti di serie B.
Se non conta l’appartenenza di partito si spieghi perché, dopo oltre tre mesi di trattative, non si è riusciti a trovare quella che i manovratori chiamano la quadra e si è stati costretti a rinviare la nomina del consiglio di amministrazione di dieci giorni e il tira e molla è proseguito fino a poche ore dall’assemblea. E se i partiti non contano perché Cantiere civico è stato escluso dalla spartizione — anche qui chiamiamo le cose con il proprio nome —senza tanti complimenti? E che dire del presidente di garanzia concesso al centrodestra? Garanzia di che cosa? Solo un bel gesto, un espediente semantico, delPdche, come tutti i bei gesti, è di poca sostanza. L’assemblea è stata informata, senza tanti giri di parole, che, per avere una stabilità, il consiglio di amministrazione necessita di una maggioranza chiara. Ora il Pd detiene la maggioranza in Provincia e quindi, poche balle, la stabilità la garantisce lui. Ragionamento che non fa una grinza. Il banco vince e incassa. E, diciamola tutta: dalla foga con la quale il centrodestra ha sostenuto la necessità di un direttore generale-gran ciambellano viene il sospetto e che quelli della quadra abbiano già trovato un accordo sul nome di chi deve ricoprire il ruolo.
Di positivo in questo risiko preordinato c’è l’astensione di una dozzina di sindaci cremaschi (ai quali occorre aggiungere un buon numero di cremonesi). Un segnale di malessere e di malumore che non può essere curato con un brodino e un’aspirina.
Ma come è possibile piantare il cartello Hic sunt leones in terra cremasca? Con l’Area omogenea, intesa quale organismo politico super partes, capace di rappresentare il Cremasco nelle sedi istituzionali. Organismo politico, si badi bene, non partitico. Organismo dei sindaci e non dei partiti. Operazione non facile da realizzare. Per riuscire nello scopo serve la coesione di tutti i comuni, la disponibilità a progettare per obiettivi condivisi, il coraggio di battersi non solo per il proprio orticello e i propri interessi di bottega ma per l’intero territorio cremasco, l’impudenza — se necessaria — di picchiare i pugni sul tavolo e di non accettare una sconfitta per 4 a 1 imposta dai manovratori. Insomma, si è leoni, se si è moschettieri: uno per tutti e tutti per uno. Attenzione: ognuno per sé e Dio per tutti non ha funzionato. Non funziona. Non funzionerà.
E’ stato scritto che «l’Area omogenea è un ‘valore’ che potrà essere speso per mantenere il Cremasco unito e fare pesare la propria identità territoriale, storica, culturale ed evitare una possibile disgregazione ».
Bene, se questo avverrà, la politica tornerà protagonista, i partiti smetteranno di occupare spazi non di loro competenza e, al contrario, ritroveranno l’importante ruolo di coagulo delle istanze dei cittadini e di trasmissione delle medesime alla stessa politica. L’Area omogenea è un progetto ambizioso, ma perché non provarci? I cremaschi non sono atleti di serie B. Non sono dei ciula. Hic sunt leones, perbacco. Lo dimostrino. Anzi, lo impongano. L’Area omogenea è l’ultima spiaggia.
Antonio Grassi

‘Salva banche’: i cittadini nel mezzo, cornuti e mazziati
Egregio direttore,
scomparso dai notiziari il problema delle frotte di migranti che giungono sulle nostre coste, i talk show —dopo un veloce passaggio dei tanti esperti nella guerra a Daesh sull’onda della emotività di Parigi —da alcuni giorni si sono orientati a capofitto sul problema del cosiddetto ‘salva banche’. Da una settimana ogni intrattenimento spruzza notizie e sensazionalità sul caso delle banche oggetto del decreto e in particolare su Banca Etruria: vuoi perché nella regione del Premier, vuoi perché il padre di una bella figliola ministro è stato autorevole responsabile della banca aretina; anche se le eventuali colpe dei padri non dovrebbero ricadere mai sui figli.
Certo è... come diceva un autorevole esperto ‘a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca’. Così si è arrivati a scoperchiare un altro italico pentolone. La maggioranza di governo è tutto un affannarsi a minimizzare, le opposizioni scatenate in urla e stracciar di vesti. In mezzo i poveri cittadini, come sempre cornuti e mazziati. La Ue pronta a far da maestrina con rimproveri e divieti.
Conduttori di programmi, giornalisti invitati, politici, analisti, esperti dell’ecc. ecc. si sono ben guardati dal nominare il convitato di pietra: la Banca d’Italia. Solo un pensionato della stessa ha spiegato che la Banca d’Italia si chiama così, ma non è degli italiani. L’ente citato è per eccellenza l’espressione dell’italica complessiva situazione, in quanto è il controllore di aziende bancarie che a sua volta viene controllato da soci che sono aziende bancarie.
Così come prassi il controllore è il controllato di se stesso. I politici di ogni schieramento si affannano nel presentare singole ricette miracolose per i vari settori della vita pubblica, senza comprendere che il solo progetto che sta a cuore ai cittadini è l’abbattimento della tirannia burocratica che ci soffoca. In un Paese a civiltà democratica le leggi e i regolamenti attuativi li scrive il Parlamento, non le circolari esplicative degli enti di turno; proprio a cominciare dalla Banca d’Italia. Perché il risparmio non è solo il sudore dell’onesto lavoro, ma rappresenta la colonna fondante per il futuro di ogni nazione moderna.
Fulvio Lorenzetti
fulvio_lorenzetti@alice.it

Putin evoca le armi atomiche Non è che si sta esagerando?
Gentile direttore,
è proprio vero l’essere umano è veramente l’animale più matto del mondo. Un certo signor Putin ha dichiarato di essere pronto a tutto contro i terroristi dell’Isis e su questo non ho niente da eccepire. (...) Ma questo personaggio, dopo aver esplicitamente parlato di armi atomiche, ha anche rincarato la dose ordinando giustamente all’esercito del suo Paese di agire in maniera estremamente dura contro l’Isis, anche se purtroppo troppi civili vengono uccisi, e questo non per ‘fare abbeverare qualche votante russo’ rimarcando la sua indisturbata volontà di egemonia continentale ha dichiarato anche che potrebbe usare armi nucleari e per dar fede ‘a se stesso’ha anche pubblicizzato che le sue forze armate, in barba a tutti gli accordi firmati sul controllo delle armi nucleari, hanno già ricevuto quest’anno 35 nuovi missili balistici.
Io però mi chiedo, come qualche altro miliardo di persone, ma se quei delinquenti dell’Isis venissero a conoscenza del nominativo di quel mercantile israeliano che da qualche anni trasporta nella sua stiva su e giù per il Canale di Suez una bomba atomica, quale deterrente per tutti, mi saprebbe dire il signor Putin a quel punto chi avrebbe il coraggio di sparare per primo? Ecco il perché tutte le professioni religiose del mondo devono intervenire all’unisono prima che troppe persone ci lascino la pelle.
Alberto Nolli
(Soresina)

Dove si acquista il metro per misurare i meriti dei dirigenti?
Signor direttore,
scusate, sarò breve, ma mi preme una curiosità. C’è qualcuno che sa dove si acquista il metro per misurare i meriti dei nostri dirigenti comunali, ospedalieri e partecipativi, dalla cui fonte scendono premi a gògòcce? O è uno metodo così limpido e trasparente che manco lo si vede e che quindi a noi mortali non é dato da capire?
Pietro Ferrari
(Coordinatore regionale Partito Pensionati Invalidi Giovani Insieme)

Malattie Infettive a Cremona reparto di persone uniche
Gentile direttore,
in questo periodo che si avvicina al Natale ognuno ricorda gli affetti più cari, è per questo che mi sento in dovere di ricordare l’Ospedale di Cremona e più precisamente la divisione di Malattie Infettive. (...) Il primario, lo staff di infermieri, o.s.s. e tutti i medici lavorano con una sensibilità, una correttezza e una competenza fuori dal comune. Capaci di regalarti un sorriso e un abbraccio quanto di senti la vita ‘sfregiata’ da qualcuno che ti ha fatto del male a tal punto... che senti di non aver più voglia di vivere. Buon Natale angeli del reparto dalla vostra devota paziente.
Lettera firmata - Camera n. 21
(Cremona)

Il concerto ‘Laudi natalizie’ per ‘Dopo di noi, insieme’
Caro direttore,
nel buio e nella nebbia della notte di Santa Lucia, il calore del Natale che giunge ha commosso tutti i presenti con le voci dei ragazzi e dei bambini diretti con straordinari talento e passione dal Maestro Giovanni Greco e dalla moglie Luisa Arli nella Chiesa di San Gioacchino, al Bosco ex-Parmigiano. Il concerto ‘Laudi natalizie’, come è ormai tradizione, rappresenta un significativo momento di solidarietà a favore della Fondazione ‘Dopo di noi, insieme’, che si dedica alla realizzazione di case-famiglia in città destinate al futuro di ragazzi gravemente disabili quando le famiglie non siano più in grado di assisterli direttamente.
L’intero ricavato dell’evento andrà a sostenere l’impegno della Fondazione, che desidera esprimere un riconoscente ringraziamento ai coniugi Greco, ai sempre più bravi Piccoli Cantori e Coro giovanile della Cappella Lauretana, all’oboe di Silvano Gregori, e a don Alberto che ha accolto tutti con disponibilità e simpatia nella sua chiesa dall’acustica meravigliosa.
Renzo Zaffanella
(Presidente della Fondazione ‘Dopo di noi, insieme’)

Alza i toni, Renzi sbaglia E Salvini impari dalla Francia
Egregio direttore,
sempre nel rispetto delle idee altrui, alcune riflessioni, per quanto mi riguarda, sono d’obbligo sulla Leopolda e sulle elezioni in Francia. Sulla Leopolda non mi è piaciuto nel discorso di Renzi, quell’alzare il tono nel voler ancora classificarsi tra i puri e il non voler ancora accettare che, nella realtà i puri non esistono, siamo tutti uomini soggetti, per i più svariati motivi, giustificabili o meno, a sbagliare, premesso poi che ha al suo interno un ministro che, anche se indirettamente —sarebbe solo il padre coinvolto nel fallimento di una banca — avrebbe dovuto avere il coraggio di dimettersi, almeno in attesa di chiarimenti. (...)
Sul fatto delle bandiere rosse che mancavano alla Leopolda, ho qualche perplessità in quanto io avrei preferito anche quelle bandiere e sapere che quelli hanno il coraggio di dichiararsi comunisti, di fronte a chi vuole dichiararsi comunista a parole ma che, nei fatti io classifico neanche un socialdemocratico, ma forse semplicemente un cattocomunista. (...)
Capitolo Francia: sembra che la destra non abbia avuto il risultato sperato e per quanto ci riguarda penso che nonostante i problemi, una classe politica che molto spesso ha saputo solo fare i propri interessi, non sia ancora l’ora della rivoluzione e, di fronte al pericolo dell’estremismo (...) i cittadini hanno reagito in Francia e penso lo farebbero anche in Italia. Allora mi permetto di chiedere a Salvini di abbassare i toni, perché senza Berlusconi, al limite dovrà accontentarsi dei voti, ma senza andare oltre.
Condivido come berlusconiano molti principi della Lega, ma l’estremismo no, anche se a volte anch’io, che non digerisco burocrazia e competenze, sono tentato da azioni dure e a questo punto caro Salvini mi permetto di ricordarle che il centrodestra può farcela, forse, ma solo se unito, Forza Italia, Lega e FdI.
Giampietro Masseroni
(Pescarolo ed Uniti)

Altro che Buon Natale In mano ai soliti banditi
Egregio direttore,
achtung, banditi! Altro che Buon Natale... Da una delle ricorrenti rubriche gastronomiche che ci dispensa la tv apprendiamo notizie davvero sconcertanti. Passando dai mercati ittici di Rimini a quelli di Viareggio, le valutazioni all’ingrosso di certi molluschi come il moscardino (o calamaretto) sono raddoppiate. Le aragoste dalmate, trasportate in Sardegna per ovviare alla insufficienza di quelle di Alghero e disinvoltamente spacciate per isolane, sono lievitate di almeno un terzo dalle quotazioni di partenza.
Gli illeciti mercantili, ormai, non si contano più al punto che, se si è riscontrato un netto calo di vendite in questo periodo, ci sono dei buoni motivi per giustificarlo. Per tacere, poi, delle frodi bancarie che hanno ridotto sul lastrico oltre mille clienti con l’aggravio di un suicidio (presi a pesci in faccia e costretti a mendicare).
Tali inarrivabili ‘benefattori’non meriterebbero di venir confinati nell’ottavo cerchio dell’Inferno, le adeguate Malebolge?
Massimo Rizzi
(Cremona)

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