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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

30 Novembre 2015 - 12:01

IL CASO
Onoriamo Brasi e Gerelli due cremonesi eccellenti
Signor direttore,
inevitabilmente il tempo offusca la memoria (collettiva), ma proprio per questo una comunità ha il dovere di alimentare il ricordo dei suoi figli più illustri. Per quanto mi riguarda, voglio ricordare, fra i tanti che ho conosciuto, due musicisti che hanno fatto onore alla loro città: Marco Brasi ed Ennio Gerelli. Marco Brasi, violinista e direttore (di cui per qualche tempo anch’io sono stato allievo), prima della prematura scomparsa ha allevato e formato una generazione di ottimi strumentisti, facendoli anche suonare insieme nella sua Accademia musicale, in un periodo in cui (erano gli anni ’50), le occasioni pubbliche di fare/ascoltare musica erano piuttosto scarse. In quanto a Gerelli, il maestro si era già costruito una solida carriera quando decise di impegnarsi anche per la sua città.
Chiamò le prime parti dell’orchestra della Scala (ricordo Giulio Franzetti e i fratelli Riccardi), affiancò loro musicisti locali (anche attingendo al vivaio di Marco Brasi) e fondò La Camerata di Cremona, inizialmente come centro di specializzazione per la musica d’assieme. Successivamente pensò di aggiungere, al complesso strumentale, una sezione corale.
Ed ecco come andò: l’intenzione del maestro generò il passa parola, a seguito del quale un gruppetto di vocalisti di varia provenienza si ritrovò nello studio del pittore Busini (altro cremonese illustre e amico di Gerelli) alla scopo di preparare un paio di pezzi a cappella, da sottoporre poi all’esame del maestro (che non si sarebbe accontentato di comprare a scatola chiusa). Del gruppo facevo parte anch’io.
Ricordo bene la sera in cui Gerelli arrivò, e noi eseguimmo, sotto la sua estemporanea direzione, i pezzi che avevamo preparato. Superammo l’esame, e quella sera nacque ufficialmente il coro della Camerata, nella sua prima formazione, che debuttò poco dopo, con orchestra e solisti, nello Stabat Mater di Pergolesi. Erano i primi anni ’60, io avevo poco più di vent’anni, e quello fu il primo concerto della Camerata in formazione completa.
Qualche anno dopo, nel 1967, le celebrazioni monteverdiane furono l’occasione per la Camerata di portare il nomedi Cremonain vari Festival in Italia e in Europa, e per due concerti scaligeri. Ricordo anche le numerose partecipazioni all’Autunno Musicale di Como, dove il maestro era di casa. Purtroppo anche Gerelli venne a mancare troppo presto. In seguito ho avuto la fortuna di lavorare con tanti illustri maestri, da Giulini a Muti, da Kleiber a Pretre, da Maazel a Metha; personalità diverse, ma tutti abbondantemente dotati di carisma e talento direttoriale.
Le stesse doti che aveva Gerelli: era un ottimo direttore, dal gesto espressivo ed eloquente, ed uno straordinario concertatore, a cui la mancanza di spocchia non impediva di esigere dai ‘suoi’ musicisti, rigore esecutivo, precisione e qualità di suono. La sua città farebbe bene a non dimenticarlo troppo in fretta.
Giancarlo Pisaroni
(giancarlo.pisaroni@alice.it)

Sono d’accordo con lei. Onorare i propri talenti è anche un’occasione per pensare un futuro alla loro altezza.

LA POLEMICA
Gestione delle piscine Comunali, Cremona impari da Crema
Buongiorno direttore,
n el l ’articolo pubblicato il 28 novembre a proposito dell’eventuale rinnovo del contratto di esercizio delle piscine Comunali, si pongono le domande ripetute più e più volte negli anni scorsi e che hanno già una risposta: dal 1° gennaio 2016 l’impianto verrà consegnato di nuovo alla Fin, che lo gestirà per l’eternità. Eppure i cittadini continuano a lamentarsi che non può andare avanti così.
E la politica continua ad ascoltare le richieste delle Società (le quali naturalmente fanno i loro interessi), a ‘preferire’ la continuità della deficitaria gestione attuale (chissà per quali motivi), mentre le istanze degli utenti ‘comuni’ sembrano essere messe su un piano differente. Si vede che contano di meno o portano meno voti. Fra le varie cose, nel corposo dossier che ho presentato agli inizi di settembre 2015 all’assessore Platè, sono raccolte le decine di lamentele emerse nei 20 anni di gestione Fin. Nell’articolo scritto da Staboli si conferma che le lagnanze continuano ad arrivare, eppure si ragiona ancora (ostinatamente) sul fatto che sarebbe meglio se la piscina continuasse ad essere mandata avanti dalla Fin (e quindi dalla famiglia Tapparelli) piuttosto che ‘rischiare ’ il cambio con un altro soggetto. Io dico che peggio di così non potrebbe andare, e non sono l’unico a pensarla in questo modo.
È ora di cambiare, di dare discontinuità, di smetterla di fare beneficenza alla Fin per poi avere degli impianti carenti, trasandati, sporchi, freddi o che non funzionano. Se poi la Fin vorrà presentarsi alla gara d’appalto (mai fatta per la gestione delle piscine Comunali diCremona),sarà libera di farlo. Dico inoltre che se a Cremona si adottasse il nuovo contratto di gestione stipulato dal Comune di Crema, alla nostra Città avanzerebbero i soldi per eseguire le riparazioni alla piscina ‘convertibile’ e non ci si porrebbe la domanda -tendenziosa e piuttosto ‘originale’- se vale la pena di riaprirla oppure no. Varrebbe anche la pena di chiedersi per quale motivo l’utenza è crollata: ci sarà l’effetto-crisi, non lo metto in dubbio, ma anche le condizioni di gestione degli ultimi vent’anni non sono da dimenticare, anzi. Per questa ragione tante e tante persone vanno a nuotare in altre piscine. Allora, perché ostinarsi a pagare a un gestore centinaia di migliaia di euro se i risultati sono quelli sotto gli occhi di tutti da due decenni? Forse la politica dovrebbe ascoltare un po’ meno le Società e un po’ di più i cittadini.
PS. Invito gli utenti delle piscine Comunali di Cremona a visitare almeno una volta i centri natatori di Asola, Brescia, Crema, Desenzano, Ghedi: vedranno cosa è una piscina gestita come si deve.
Roberto Caccialanza
(Cremona)

Caos intorno a piazza Marconi Non c’è una progettualità
Caro direttore,
mi unisco volentieri alla protesta signora Compiani riguardo al traffico da e per piazza Marconi. La risposta data dall’assessore non mi convince: esiste un disegno di mobilità complessiva?
Non sembrerebbe proprio. Via Tibaldi è stata prima in un senso, poi in un altro e infine chiusa con divieto di accesso (inspiegabile nel contesto). Si ha più l’impressione di una navigazione a vista, come in via Dante, per tamponare le falle di una pessima progettazione passata, o dal cedimento a pressioni esterne di volta in volta diverse (fuori dai denti i residenti di via Tibaldi, che già avevamo, anche giustamente, protestato per il traffico sotto le loro finestre hanno forse trovato ascolto a scapito dei residenti, forse meno «di minor» peso, di via Belfuso). (...)
Mi chiedo: che senso aveva fare un parcheggio in pieno centro se non si vogliono le auto nelle strade circostanti?
Perché si è deciso (dopo mesi di ponderazioni) di scaricare il traffico in uscita dal parcheggio su vie strette e acciottolate e non su via Monteverdi, come sembrava a tutti quanti più naturale?
Adesso addirittura da via Belfuso, il cui imbocco è già stretto per una Panda, si va in «tutte le direzioni» quando l’inizio di via Aselli (stesse dimensioni) è stato chiuso al traffico, mentre in questo quartiere fatto di stradine acciotolate viene dirottato il traffico che non si vorrebbe in arterie senz’altro più idonee. (...)
La Ztl sarebbe un’opportunità, se realizzata con criterio, per i ciclisti. P.S. Faccio notare come nel pullulare di cartelli stradali di ogni genere manchino clamorosamente sia valide indicazioni per gli incolonnamenti in via Dante accesso piazza Risorgimento, sia cartelli per percorsi turistici della città storica per i pedoni.
Grazia Gregori
(Cremona)

Crema, ambulanza in sosta sugli stalli per disabili
Signor direttore,
sabato pomeriggio, parcheggio Ipercoop di Crema, quasi tutti i posti sono occupati, ma - viaggiando con una persona disabile - pensavo almeno di trovare libero un posto riservato ai portatori di disabilità.
Nella ricerca mi imbatto in una scena che ha suscitato la mia perplessità: vedo un’ambulanza che occupa quasi due posti di norma riservati ai portatori d’handicap.
Domanda: ma un’ambulanza - che non pare essere impegnata in alcuna azione d’emergenza - può occupare tali posti? Se vi erano ragioni di servizio, nulla da eccepire.
Ma se così non fosse, qualche spiegazione è dovuta.
Lettera Firmata
(Crema)

Dopo 31 querele e 34 processi voi che che cosa fareste?
Signor direttore,
e gentili lettori del quotidiano, se qualcuno avesse tentato di distruggere la vostra famiglia, la vostra onorabilità, il vostro passato e futuro, vi avessero mandato in carcere come Enzo Tortora, voi, dopo otto anni di lotta con trentuno querele su trentuno scomparse e dopo 34 processi subiti, che fareste?
Io sto ancora pretendendo giustizia. Tutta la mia storia è ampiamente descritta nel mio sito www.oscurati.com - Ogni vostra risposta mi sarà gradita. Ringrazio il direttore del quotidiano che con grande senso democratico mi ha concesso questo spazio.
Giampiero Labbate
(Cremona)

Se cresce il Pil aumenta anche la qualità della felicità pubblica
Signor direttore,
il Pil è inaridito, seccato, bloccato. Non genera più benessere. Cresce, quasi per inerzia, anno dopo anno, ma la sua crescita non è in grado di elevare la qualità della vita degli italiani. La prova scientifica della divaricazione tra crescita del Pil e livello del benessere arriva da uno studio in corso di pubblicazione. ‘Eravamo poveri ma felici? Il benessere equo e sostenibile in Italia 1861-2011’. Per la prima volta gli economisti, hanno ricostruito la serie storica del Bes, cioè dell’indice del benessere ‘equo e sostenibile’. (...) Il quadro che emerge è sorprendente: per la prima volta si ha l’evidenza storica dell’effetto del Pil sulla qualità della vita o, se vogliamo, sulla felicità pubblica. (...)
Andrea Delindati
(Cremona)

A 92 all’ora invece che a 90 Ci vuole coraggio a multarmi
Egregio direttore,
chi mi conosce sa che per me 50 euro sono ben poca cosa, quindi non ne faccio una questione di denaro, ma di principio e civiltà. Uno stato che si ritiene civilmente evoluto non può permettere certe cose, perché così facendo non fa che disaffezionare ed allontanare sempre più i cittadini dalle istituzioni. E mi spiego. Io sono nato parecchi anni fa a Concordia sul Secchia in provincia di Modena, comune tristemente noto per il terremoto di tre anni fa.
Tutti i miei antenati e parenti (tranne i pochi ancora in vita) sono sepolti da quelle parti, quindi, come ogni anno, il primo di novembre mi sono recato a far loro visita. Ma nei pressi del comune di Torre de Picenardi mi è stata fatta una contravvenzione di 43 euro e 70 centesimi per eccesso di velocità. In quel tratto stradale il limite è di 90 km orari ed io, da spregiudicato autista quale sono, superavo tale limite di ben 2 chilometri. Ci vuole un bel coraggio e un bel pelo sullo stomaco a sanzionare un’infrazione simile. (...)
Giulio Roveda
(Pizzighettone)

Firenze, nozze indiane da favola I marò possono aspettare
Signor direttore,
oggi noi, civilissimo popolo italiano che offre ospitalità ed assistenza a tutti (ma proprio a tutti, tranne che ai nostri connazionali), assistiamo all’ennesima presa per i fondelli, per non dire di peggio, da parte del ‘civilissimo’popolo indiano. Mi voglio spiegare meglio. Sono passati quasi quattro anni dall’arresto illegale dei due marò durante i quali la giustizia indiana non ha saputo formulare un capo d’accusa preciso. Sono passati quasi quattro anni durante i quali il governo italiano non è riuscito a riportare a casa i nostri militari nel rispetto del diritto internazionale.
Eppure, in questi giorni in Italia, e più precisamente a Firenze (guarda caso la città di Renzi, per non dimenticare) viene celebrato il matrimonio del secolo tra il rampollo indiano di una delle famiglie più ricche al mondo, Rohan Mehta e Roshni (immagino bellissima e leggiadra fanciulla indiana in stile Bhollywood). Per carità, nulla contro di loro, anzi: auguri, figli maschi e tanta felicità. Ma tutto questo è condito dagli sfarzi esagerati degni dei racconti come ‘Le mille e una notte’, con spese esagerate, alla faccia di un popolo che vive quotidianamente nella miseria, al limite della sopravvivenza.
E noi siamo qui a discutere del sesso degli angeli? Dice bene il nostro grande Papa, quando parla della lotta al terrorismo, che si sconfigge solo con la lotta contro la miseria e la povertà. È questo l’esempio che vogliamo cogliere in questo messaggio? È questo che Firenze e l’Italia stessa si aspettava da queste parole? Non credo proprio (...)
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

Francamente non vedo il nesso tra le nozze da lei citate e il caso dei marò.

Io, sindaco di Casaletto di Sopra sto con il collega di Romanengo
Signor direttore,
sono Luca Cristiani, sindaco di Casaletto di Sopra, mi permetto di fare alcune precisazioni alla lettera di Luigi Sciò pubblicata sabato ‘A Romanengo amministrazione sempre più arrogante’.
Detto che io, a differenza dell’ex vice sindaco di Romanengo, io ero presente alla seduta fiume (20 oggetti ordine del giorno) credo che sia giusto puntualizzare due concetti.
1) Il sindaco Polla non era rosso in viso (rosso è Sciò da moltissimi anni), la sua voce non era affatto «strozzata», ma forse poteva essere solo seccato dal fatto che Udr di Romanengo lo aveva appena tacciato di aver fintamente rinunciato alla sua indennità di sindaco perché aveva chiesto 500euro di rimborsi chilometrici m per la sua attività di sindaco. Io vorrei invece elogiarlo per il suo senso di appartenenza al suo comune facendo il sindaco gratuitamente (a differenza del sottoscritto che percepisce una regolare indennità) e soprattutto con una presenza sempre assidua al servizio de suoi concittadini
2) Polla era forse stufo di veder strumentalizzate firme di genitori raccolte in modo assolutamente non democratico da parte di rappresentanti di istituto comprensivo puramente politicizzati e soprattutto stufo di vedere come altri sindaci si permettano di decidere in casa degli altri comuni.
Io approvo e condivido in pieno l’idea di non partecipare più economicamente a progetti da parte di un istituto comprensivo (quello di Offanengo) che invece che rispettare le nostre scelte ci tratta nella solita riunione agostana come cash dispenser, per riempire poi argutamente contro noi tre sindaci coraggiosi le pagine de ‘La Provincia’di attacchi mirati oculati e temporizzati.
Luca Cristiani
(sindaco di Casaletto di Sopra)

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