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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

24 Novembre 2015 - 10:11

IL CASO
Bracconaggio nei fiumi Appello di un guardiapesca
Signor direttore,
sono un ex guardiapesca e vorrei far conoscere ai giornali locali un gruppo di pescatori volontari per il contrasto del bracconaggio ormai dilagante sul nostro territorio. Vorremo far conoscere il nostro gruppo a tutti i pescatori della zona aggiungendo che segnaliamo alla Fipsas, ai comandi di polizia provinciale, al Corpo forestale dello Stato il nostro monitoraggio dello stato delle acque, segnalando tempestivamente alle autorità competenti di zona i casi di bracconaggio ittico presenti al momento.
Chiediamo che gli organi preposti aumentino le guardie presenti perché sono troppo poche per il grande numero di km di acque presenti. Il nostro gruppo è htt ps://w ww.fa cebook .com/ groups /sosbracconaggioitticolombardia/ e attualmente ci stiamo occupando delle province di Milano, Lodi, Cremona, Pavia, ma siamo in estensione sul territorio regionale e miriamo a farlo diventare a carattere nazionale. Abbiamo bisogno di pescatori volontari che affianchino il duro lavoro delle guardie, ecco perché desideriamo far conoscere questo gruppo.
Servono leggi penali, come i sequestri dei furgoni, denunce alla ASL e alla Guardia di finanza per vendita illegale e mancata dichiarazione dei redditi con conseguente sequestro dei propri beni. Il danno causato è pari alla devastazione ambientale: passando con reti e corrente elettrica distruggono tutta la fauna ittica della zona.
Mario Buzzi
(Milano)

Il giornale riporta spesso casi di bracconaggio, nella nostra provincia come nei territori limitrofi. Sono convinto che le sole istituzioni non possano effettuare una capillare azione di contrasto di un fenomeno che ha assunto dimensioni preoccupanti. Per questo è prezioso il lavoro svolto dai volontari.

LA POLEMICA
Il vigile nel quartiere Po non ha fatto il suo dovere
Signor direttore,
venerdì 20 novembre alle ore 16 sono partita da casa in macchina per recarmi dal mio veterinario e mi sono fermata al semaforo di via Oglio prima di svoltare a sinistra in viale Po, ove un agente della Polizia municipale prestava servizio all'uscita della scuola Monteverdi. Durante la sosta, corrispondente alla durata del rosso semaforico, ho assistito a ben tre infrazioni senza che lo stesso agente avesse una qualsiasi reazione, in ordine: macchina di grossa cilindrata in sosta sul marciapiede davanti al cancello pedonale della scuola Monteverdi, svolta a sinistra da parte di un'auto proveniente dalla periferia e diretta in via Oglio (divieto di svolta a sinistra che viene ignorato da molti automobilisti), auto fermatasi sulle righe bianche trasversali all'angolo tra il viale Po e via Oglio (luogo ove non è possibile sostare) il cui conducente è sceso chiedendo al vigile presente se potesse parcheggiare e, avuta risposta affermativa, ha provveduto a far scendere i suoi passeggeri.
Senza dimenticare tutte le vetture in sosta vietata sul lato destro di via Oglio che ingombravano il transito. Al comparire del verde ho proseguito per la mia strada, ma mi sono chiesta e chiedo: quali esempi vengono dati ai bambini in uscita dalla scuola, imparano da piccoli che ci si può comportare come meglio si crede tanto nessuno li riprenderà mai? Quando nelle mie precedenti missive relative ai comportamenti sbagliati di ciclisti ed automobilisti, scrivevo che ci deve essere il rispetto delle regole da parte di tutti, sottintendevo che chi è preposto al controllo deve fare il suo lavoro, ossia scoraggiare e impedire i comportamenti sbagliati.
Fiorenza Brognoli
(Cremona)

Io, ex volontario CRT chiedo scuso agli infermieri
Gentile direttore,
mi dispiace che la mia lettera sia stata fraintesa. Mi permetta di rispondere al corpo medico ed infermieristico di Cremona. Dottor Enrico Marsella, per dieci anni sono stato volontario della CRI di Crema (addetto alla centrale operativa) quando gli equipaggi rientravano da una missione spesso leggevo nei loro occhi la tragedia appena vissuta. Come volontario sono stato nel Friuli, in Irpinia e all’Aquila. Conosco il dolore e la disperazione per averli toccati con mano. Passata l’emergenza però rientravo nella mia normalità mentre voi del corpo medico ed infermieristico, anche senza cataclismi naturali siete sempre in emergenza: il dolore, la disperazione è il vostro quotidiano.
Fra tanti esempi vissuti e meritevoli di nota, che riguardano il vostro corpo medico le cito il più significativo. Nel Friuli, si verificò a settembre, un secondo terremoto che causò ulteriori vittime. Portai all’improvvisato ospedale di Gemona un ferito, lo consegnai a un infermiere ma non entrai nell’edificio, avevo paura. Dopo un terremoto trovarsi in un edificio in muratura genera panico lo può comprendere solo chi l’ha vissuto. Il volto dei chirurghi, medici, infermieri ed infermiere erano bianchi come cenci ma a differenza di me, rimasero al loro posto in quell’edificio in muratura e prestarono soccorso ai feriti che con mezzi di fortuna arrivavano a quell’improvvisato ospedale.
E’ esagerato definirli eroi? La mia lettera, da Lei giudicata irriguardosa, si ispirava ad un’insolita abitudine praticata nel periodo imperiale romano. Mentre i condottieri, dopo una vittoriosa battaglia, sfilavano nel foro imperiale, ai soldati delle centurie che lo seguivano nella sfilata era concesso deridere il condottiero osannato dalla folla. Questo comportamento che potrebbe sembrare irriguardoso, rafforzava il legame tra i soldati ed il loro capo.
Per questo motivo come un soldato appartenente ad una centuria romana mi sono permesso di mettervi scherzosamente alla berlina. La mia voleva essere una goliardata, probabilmente ho esagerato e per questo vi chiedo scusa.
Ernesto Alberichi
(Spino d’Adda)

Previsioni ‘spannometriche’ se troppo in là nel tempo
Signor direttore,
ho letto con particolare interesse l’articolo apparso a pagina 5 de “La Provincia”di domenica 22. L’oggetto era la possibilità di sparizione del 30% degli orsi bianchi tra 35 anni dovuto al riscaldamento del pianeta. Quel ‘35 anni’(2050) mi ha riportato un po’ indietro nel tempo. Agli inizi degli anni 70 (lei era ancora un giovane studente) , le più importanti università a livello mondiale asserivano che il mondo sarebbe stato senza petrolio alla fine del secolo. Scenari catastrofici.
Le risorse si sarebbero esaurite e noi l’avremmo preso nel saccoccione. Fu proprio una ‘bella’bufala. Adesso nuotiamo nell’oro nero alla faccia di quelle ‘previsioni’. Questo a dimostrare che oltre un certo intervallo (uno, due lustri?) le previsioni sono da considerarsi di tipo spannometrico. A proposito: tra 35 anni ci saranno ancora le nostre belle lumache? Spero tanto di sì.
Alessandro Martarelli
(novequilles@yahoo.it)

Terrorismo/1. Se è utile applichiamo le taglie
Signor direttore,
la lotta alla criminalità come fatto sociale non è una novità e l'opinione pubblica ormai lo ha imparato e capito pur con un diffuso senso di disagio.. Si tratta di un fenomeno non soltanto italiano —i fatti di Parigi lo dimostrano —ma certamente in Italia, a causa delle condizioni di precarietà politica economica e sociale, sta acquistando uno sviluppo particolarissimo. Vi sono momenti nella storia di un popolo in cui non si può limitare la propria opera sociale ad una delega più o meno convinta dei poteri politici.
E’ come fossimo in guerra, anzi, per chi ancora non l'avesse capito, va detto che siamo in guerra. Bisogna rimboccare le maniche e aiutare lo Stato, quello Stato che altri non è che noi stessi, accomunati politicamente, a difendere le istituzioni democratiche e che liberamente ci siamo scelti. Bisogna dunque non guardare troppo per il sottile e non limitarsi ad arricciare il naso. Tutto quello che è lecito e che in qualche modo positivamente serve, taglie comprese, e non da ultimo lo stesso impegno privato personale contro ogni omertà è utile (...).
olivosudati@libero.it

Terrorismo/2. Pasolini previde tutto nel 1965
Signor direttore,
Pier Paolo Pasolini in una sua opera del 1965 scriveva: ‘Alì dagli Occhi Azzurri, uno dei tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini, e il pane e il formaggio, porteranno le nonne e gli asini. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camicie americane. Da Crotone o Palmi saliranno a Napoli, e di lì a Barcellona, a Salonicco e a Marsiglia.
Tradendo il candore dei popoli barbari, dietro ai loro Alì dagli Occhi Azzurri, usciranno da sotto terra per uccidere, usciranno dal fondo del mare per aggredire, scenderanno dall'alto del cielo per derubare, e prima di giungere a Parigi per insegnare la gioia di vivere, prima di giungere a Londra per insegnare a essere liberi, prima di giungere a New York, per insegnare come si è fratelli, distruggeranno Roma e sulle sue rovine deporranno il germe della Storia Antica’.
Questo fu scritto da Pasolini nel 1965, esattamente cinquant'anni fa. E se i poeti si ascoltassero un poco di più, anziché ammazzarli, signor direttore, non crede che sarebbe meglio?
D.D.
(Cremona)

‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’, elogio del film
‘Quelli che ballavano erano visti come pazzi da quelli che non sentivano la musica’(Nietzsche) Esattamente quarant'anni fa, al cinema, usciva il capolavoro di Milos Forman elogio dell'umanità sensibile che ama danzare, contrapposta alla ferocia di un mondo sordo che non contempla le diversità.
Tratto dall'omonimo romanzo di Ken Kesey “il nido del cuculo” è uno dei tanti modi con i quali gli americani chiamano il manicomio. Il film si svolge interamente all'interno delle bianche mura dell'Ospedale Psichiatrico di Stato in Oregon e vede protagonista Randle Patrick McMurphy, uomo ribelle, anticonformista, condannato ai lavori forzati e internato nella struttura perchè giudicato insano di mente. Durante la permanenza, McMurphy creerà dapprima scompiglio tra i fragili pazienti del reparto, castrati, spaventati e sedati continuamente nel corpo e nella fantasia dalla terribile infermiera Ratched, amante della violenza e dell'austerità.
Poi, tra un elettroshock e una partita di carte, tra una battuta di pesca su una barca rubata e le confidenze di un nativo americano finto sordomuto, il protagonista si affezionerà ai tic e alle manie di queste persone disadattate ma oneste, emarginate ma uniche, riuscendo a far capire loro la necessità di lottare per ciò in cui credono, rispettandosi e accettandosi. McMurphy verrà ritenuto dai medici un pericoloso malato mentale e, “curato”con la lobotomia, vedrà i propri istinti, voglie, sentimenti completamente annichiliti: diverrà un innocuo quanto inutile burattino senza ricordi né coscienza.
Candidato a 9 premi Oscar, vinse i 5 più importanti, anche grazie alle interpretazioni magistrali di un cast stellare: Christopher Lioyd, Danny DeVito, la perfida infermiera Louise Fleter (il personaggio è ai primi posti nelle classifiche dei migliori cattivi della storia del cinema) ma soprattutto grazie a uno straordinario Jack Nicholson nella migliore interpretazione della sua carriera.
Il film termina con l'atto d'amore di un gigante buono (Grande Capo) che restituisce dignità all'amico che lo ha aiutato a non avere paura del mondo: ora quel lavabo non è più così pesante, quelle sbarre non sono più così invalicabili ed è di nuovo possibile sentire la vita. McMurphy ci insegna che i veri pazzi sono quelli che smettono di lottare per essere persone libere. Nella nostra città il film venne programmato per quasi due mesi al Cinema Italia ed anche negli anni a seguire rappresentò sempre un evento da tutto esaurito, quando programmato, sempre con rigoroso dibattito finale. Il manifesto originale del film è esposto, oggi, su una parete del CineChaplin.
Giorgio Brugnoli
(Cremona)

Amministrare condomini come essere ai servizi segreti
Caro direttore,
l'amministratore di condominio deve svolgere ogni anno un corso di aggiornamento professionale. Va bene. E, sempre annualmente, deve superare con esito positivo un esame per continuare ad esercitare, pena anche la revoca dall'incarico. Sono in molti ancora che devono adeguarsi ed aggiornarsi, soprattutto gli amministratori ‘fai da te’, i cosiddetti ‘furbetti’! Solo alcuni reparti speciali dell'Esercito Italiano prevedono la valutazione periodica dei militari per verificarne l'abilità per proseguire nello svolgimento di delicatissime missioni...parliamoci chiaro, gli 007!
A prescindere dal fatto che ritengo sia urgente e necessario porre una rettifica a questo ulteriore svarione legislativo, forse il legislatore ha pensato a questa ‘super preparazione’ poiché la figura dell'amministratore necessita di competenze poliedriche ma soprattutto deve combattere sempre più frequentemente con la presenza ‘dell'homo condomini lupus’!
Francesco Chiavegato
(Desenzano del Garda)

Caro Prodi, in Mali l’hai combinata grossa
Egregio direttore,
al peggio non c’è mai fine. Dopo le diffuse quanto evidenti difficoltà create dall’euro (e con l’ardire di farne l’apologia da parte d’uno dei suoi promotori responsabile di un cambio tanto punitivo) Romano Prodi ne combina un’altra non meno infelice. Designato al Mali quale inviato speciale di Ban Ki Moon, segretario dell’Onu, è riuscito a sottrarlo all’influenza di Gheddafi per affidarlo a dei predoni del deserto, i tuareg, che in breve, hanno dimostrato la loro più autentica vocazione di terroristi seminando panico e morte nella capitale Bamako (...).
M.R.
(Cremona)

La scomunica a Spinoza non è ancora stata tolta?
Signor direttore,
(...) esecriamo Baruch Spinoza…Che sia maledetto di giorno e di notte, mentre dorme e quando veglia, quando entra e quando esce. Che l'Eterno non lo perdoni mai. Che l'Eterno accenda contro quest'uomo la sua collera e riversi su di lui tutti i mali menzionati nel libro della Legge; che il suo nome sia per sempre cancellato da questo mondo e che piaccia a Dio di separarlo da tutte le tribù di Israele affliggendolo con tutte le maledizioni contenute nella Legge.
E quanto a voi che restate devoti all'Eterno, vostro Dio, ….Sappiate che non dovete avere con Spinoza alcun rapporto né scritto né orale. …Che nessuno dimori sotto il suo stesso tetto e che nessuno legga alcuno dei suoi scritti’(dichiarazione rabbinica autentica datata 27 luglio 1656 e firmata da Rabbi Saul Levi Morteira ed altri). Leggo, infine —che sia vero? —che al grande Baruch Spinoza, la scomunica non è ancora stata tolta.
Gianfranco Mortoni
(Mantova)

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