L'ANALISI
UN MAESTRO DEL RINASCIMENTO. LE FOTO
12 Gennaio 2026 - 08:28
CREMONA - Si è chiusa ieri con una speciale visita guidata a cura di don Gianluca Gaiardi, direttore del Museo diocesano, la mostra Il Rinascimento di Boccaccio Boccaccino. Gli ultimi visitatori hanno potuto ammirare le opere di uno degli artisti più significativi per la storia artistica cittadina (e non solo) nel tardo pomeriggio, mentre già da oggi le operazioni di disallestimento e riallestimento delle sale terranno chiuso il museo per circa tre settimane, fino alla riapertura programmata per il 27 gennaio.
«Mi piace pensare - ha detto don Gaiardi - che questo museo abbia una finalità importante: raccontare fondamentalmente quello che è il dato delle opere d’arte a servizio di un messaggio evangelico, ecclesiale. Il museo mostra come il saper fare di alcuni artisti locali e nazionali sia stato messo a disposizione della fede cristiana per un messaggio catechistico, biblico. Fra questi c’è sicuramente Boccaccio Boccaccino».
L’artista nato a Ferrara ma di origini cremonesi è stato investigato, nella mostra, a 500 anni dalla morte, attraverso un percorso espositivo scandito da prestiti di grande rilevanza, concessi da importanti istituzioni museali tra cui le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Galleria Estense di Modena, il Museo di Capodimonte di Napoli, i Musei Civici di Padova, il Museo Correr, e alcuni prestiti concessi in via eccezionale da collezionisti privati.
Un volo dalle origini sino agli ultimi anni della vita artistica di Boccaccino, dando conto dell’attività attestata a Ferrara, Genova, Milano, Venezia, Roma e appunto Cremona, dove si conserva il ciclo affrescato nella navata centrale della cattedrale.
«L’elemento scatenante di questa mostra però, non sono tanto i cinquecento anni dalla morte dell’artista, ma il percorso scientifico che il museo ha voluto seguire», ha continuato don Gaiardi citando le opere di Boccaccio Boccaccino realizzate nel contesto locale. Fra queste c’è anche una tavola, frammento di una pala d’altare proveniente dalla chiesa di San Pietro al Po che il Museo diocesano ha acquisito nei mesi scorsi e dal cui restauro sono emerse importanti novità. Questa tavola è considerata l’ultima opera di Boccaccino che l’ha realizzata poco prima della morte.
Nell’estate del 1506 l’artista giunse a Cremona dove fu incaricato di affrescare il catino absidale del duomo e l’Annunciazione sull’arco santo, subito replicata nella meravigliosa tavola già in collezione Ludovisi, oggi al Museo diocesano di Cremona in deposito permanente grazie alla disponibilità della Fondazione Arvedi Buschini. Allo stesso periodo datano la pala di Sant’Agata (1508), recentemente restaurata, e la Crocifissione su tela, entrambe conservate al Diocesano.
L’impresa più eclatante della carriera di Boccaccino, avviata al ritorno da un soggiorno a Roma, è però rappresentata dalle Storie della Vita della Vergine e dell’infanzia di Cristo sulla parete sinistra della navata del Duomo di Cremona.
La direzione scientifica della mostra è di Francesco Ceretti (Università degli Studi di Pavia) e Filippo Piazza (Soprintendenza ABAP per le province di Brescia e Bergamo), coadiuvati da un comitato scientifico di alto profilo, che annovera Gabriele Barucca (già Soprintendenza ABAP per le province di Cremona, Lodi e Mantova), Francesco Frangi (Università degli Studi di Pavia), Maria Cristina Passoni (Pinacoteca di Brera) e Cristina Quattrini (Pinacoteca di Brera).
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